Jorge Lorenzo ha le palle. Per dirla con Valentino Rossi, che rischia adesso di doversi rimangiare la frecciata di inizio stagione (“Per andare alla Ducati bisogna avere le palle. E quindi resta alla Yamaha“, aveva detto commentando le voci di motomercato che volevano il collega in procinto di cambiare aria), il pilota maiorchino ha dimostrato la giusta dose di carattere per accettare, a quasi 29 anni e con cinque titoli Mondiali vinti in carriera, la sfida della rossa di Borgo Panigale. Dal 2017 correrà per l’italiana Ducati con un contratto biennale che lo renderà il pilota più pagato del Motomondiale.

Ha avuto 25 milioni di buone ragioni (12,5 l’anno) per abbracciare il tricolore nostrano, ma alla base della scelta non c’è soltanto la ricerca di una posizione contrattuale migliore anzi, forse al contrario, c’è soprattutto la ferma volontà di cercare altrove quei riconoscimenti che, pure a fronte di titoli e numeri importanti, gli sono sempre mancati in Yamaha. Almeno nella sua percezione. Dopo aver costretto Rossi a emigrare in Ducati nel 2011-2012, dunque, stavolta è il suo turno. Ha salutato tutti per sfuggire dall’ombra ingombrante del compagno più esperto, più famoso, più amato. Anche all’interno dello stesso box. Una circostanza che ha fatto fatica a mandar giù sul finire dello scorso campionato, quando ha avvertito che buona parte del team fosse al fianco del Dottore e diventata insopportabile, in avvio di quest’anno, alla notizia della firma del prolungamento tra il numero 46 e la casa di Iwata.

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La misura era colma e ha scelto così di cedere alle lusinghe del direttore generale della Ducati, Luigi Dall’Igna, che gli ha prospettato il binomio: miglior pilota del momento sulla moto più cresciuta a livello di prestazioni negli ultimi anni. Ma non solo. Ciò che probabilmente ha fatto maggiore leva sull’orgoglio e il desiderio di rivincita di Lorenzo è stata la possibilità di imporsi e vincere, lì dove Rossi ha fallito tornando, dopo due stagioni parecchio negative, in Yamaha. E in effetti, a proposito del valore della moto, i primi Gp sono lì a fornire buone conferme. Senza le mosse azzardate di Iannone e la sfortuna di Dovizioso (messo ko non solo dal compagno, ma anche da Pedrosa), le rosse sarebbero comodamente al secondo posto della classifica generale e subito dietro Marquez in quella individuale.

E Dall’Igna può così godersi il colpaccio, in vista del prossimo anno: “Un campione ti toglie tanti dubbi – ha detto ai microfoni di Sky – e un pilota come Giorgio (lo chiama proprio così, ndr) può togliere anche l’ultima scusa che uno può avere. Noi siamo qua per vincere il campionato del mondo, è la persona giusta per dimostrare se potremo riuscirci o meno. Giorgio ha uno stile di guida tutto suo e una velocità di percorrenza di curva solitamente superiore a tutti gli altri. Una moto da corsa ha tantissime regolazioni e credo che troveremo sicuramente il modo di adattarla al suo stile come è anche vero che il pilota dovrà capirla e gestirla. Non è mai qualcosa di unilaterale, ma un matrimonio alla pari”.

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Nel frattempo, però, ha a disposizione quasi un intero Mondiale per sciogliere i dubbi attorno a un’altra scelta non da poco: il futuro compagno di squadra di Jorge. Se in partenza sembrava scontato che l’indicazione ricadesse sul più giovane e rampante Iannone, dopo i disastri dei primi Gp, l’equilibrio e l’esperienza di Dovizioso sono tornati prepotentemente in auge e sembra che anche il prossimo ducatista abbia espresso una preferenza per quest’ultimo. Di sicuro sarebbe un compagno meno imprevedibile e più controllabile, ma poi al resto dovrà pensarci tutto da solo. Soprattutto a dimostrare, ancora una volta e in pista, l’assunto di cui sopra: che lui ha le palle.

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