Gli inglesi non sono solo gli inventori del calcio, ma vantano anche una tradizione ippica che affonda le proprie radici nella storia del Regno. Dalle corse di bighe e quadrighe già diffuse nell’antica Grecia sino all’Impero Bizantino, passando naturalmente per l’Impero romano, l’ippica moderna si è sviluppata in Inghilterra nel corso del XVII-XVIII secolo, dove sono state elaborate le regole dei diversi tipi di gara (galoppo, trotto e ostacoli) e dove è stata selezionata la razza “Purosangue inglese“, utilizzata soprattutto per la disciplina del galoppo.

In Inghilterra, in particolare, c’è un luogo che può essere considerato il tempio di questo sport: è Aintree, un sobborgo alla periferia di Liverpool, dove ogni anno dal 1839 si svolge il Grand National, una corsa ad ostacoli che attira l’interesse (e le puntate) di circa 5-600 milioni di persone collegate da 140 paesi nel Mondo. La tv ufficiale dal 2013 è Channel 4, che ne detiene i diritti sino all’edizione di quest’anno, ma è stata la BBC nel 1960 a trasmettere la prima diretta televisiva della corsa e ad essere la tv ufficiale della competizione per più di 50 anni.


La pista di Aintree è celebre per le recinzioni più alte del normale e per attrarre l’interesse anche di chi normalmente non segue l’ippica. La gara si corre su un tracciato da ripetere due volte, per una distanza complessiva di 7,2 chilometri e le insidie più grosse in tal senso sono Becher’s Brook, The Chair e Canal Turn, che hanno spesso impedito a cavalli e fantini di raggiungere il traguardo finendo vittima di cadute o altri infortuni di sorta.

Al di là di queste informazioni tecniche, però, la Grand National è soprattutto un fenomeno di costume che ha attraversato e accompagnato buona parte della storia recente inglese. Numerosi gli aneddoti, le storie e anche i riferimenti statistici tramandati dagli storici della manifestazione: dal cavallo più vecchio ad aver trionfato nella corsa (nel 1853 trionfò Peter Simple all’età di 15 anni, cavalcato da Tom Olliver) a quelli più giovani (a 5 anni, sono stati Alcibiade nel 1865, Regal nel 1876, Austerlitz nel 1877, Empress nel 1880 e Lutteur III nel 1909); dalla gara con meno concorrenti (nel 1883, solo dieci) a quella con meno arrivi sul traguardo (nel 1928, solo sette a causa della nebbia), sino a quella con più partecipanti alla partenza (nel 1929, ben 66 cavalli) ce n’è davvero per tutti i gusti e interessi. Una quantità di rilievi che contribuiscono a conferire quasi un’area di leggenda all’evento.

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E ad ulteriore dimostrazione di quanto la corsa abbia intrecciato la storia del tempo, val la pena citare altri tre aneddoti. Il primo risale al periodo tra il 1916 e il 1918 in cui Aintree fu requisito dall’ufficio di guerra, a causa del Primo Conflitto Mondiale, con la manifestazione che si tenne a Gatwick, ma i cui risultati non furono mai riconosciuti, né resi validi ai fini dell’Albo d’oro. Il secondo è del 1956, quando fu un cavallo della Regina Madre Elisabetta a sfiorare il trionfo, perso in extremis a causa di una tanto inspiegabile quanto rovinosa caduta sul traguardo. E infine la prima ammissione delle donne alla competizione, istituzionalizzata nel 1975 e con la prima partecipazione di due anni; di Katie Walsh nel 2012, invece, il miglior risultato con un terzo piazzamento.

La prossima edizione è ormai alle porte. Il 9 aprile andrà in scena nuovamente lo spettacolo ippico che, nel 2015, ha visto trionfare il cavallo Many Clouds diretto da Leighton Aspell. Chi ne raccoglierà l’eredità?

Anche Betclic vuole celebrare questa 3 giorni di Grand National: le scommesse virtuali hanno un’intera sezione dedicata ai cavalli, che ti permetterà di rivivere le emozioni della grande ippica inglese!