La chicane delle Piscine, la curva del Tabaccaio, l’ex curva del Gasometro -ora ribattezzata Rascasse-, il tornante Mirabeau e il passaggio nel tunnel. Dove siamo? Avete indovinato: a Montecarlo, nel circuito cittadino del Principato di Monaco, il più suggestivo e spettacolare dell’intero Mondiale di Formula 1. Una gara con una storia lunghissima e tanti aneddoti da raccontare in oltre 70 anni di corse. Una gara glamour con macchine che sfrecciano tra yacht, abitazioni private, donne bellissime, il più delle volte in bikini e sotto gli occhi della famiglia Grimaldi, i regnanti del Principato.

La prima corsa risale addirittura al 1929, la prima valida per il campionato mondiale nel 1950 e nelle 62 edizioni ufficiali del Gp è impresso a fuoco il marchio di uno dei più grandi piloti della storia: il compianto brasiliano Ayrton Senna, capace di vincere in sei edizioni, di cui cinque consecutive tra il 1989 e il 1993. Alle sue spalle l’inglese Graham Hill e il tedesco Michael Schumacher con cinque, a quota quattro il francese Alain Prost. Tra i piloti in attività, invece, Nico Rosberg ha vinto in tre occasioni, Fernando Alonso in due, una per i ferraristi Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen e per l’inglese della McLaren Lewis Hamilton.

tunnel

In origine il tracciato era lungo appena 3,18 km, dai quali si è passati con il tempo agli attuali 3,34 km che lo rendono ugualmente il più breve del Mondiale che i piloti devono percorrere per 78 volte. Ma ci sono anche altri elementi peculiari a rendere unica la pista: dall’ampio curvone veloce all’interno del tunnel, in cui si superano i 280 km orari, infatti, a breve distanza si passa alla curva più lenta del mondiale, ovvero quella leggendaria a forma di ferro di cavallo della Vecchia Stazione, in cui si tocca il picco più basso di 55 km/h. I piloti, inoltre, affrontano la prima staccata importante al termine del rettifilo dei box, percorso ad oltre 250 km/h, una curva decisiva il cui approccio può risultare determinante per il risultato finale perché spesso chi l’ha superata per primo si è poi aggiudicato il Gran Premio.

Una pista complicata, in cui spesso le condizioni climatiche si sono messe di traverso conferendo ulteriore imprevedibilità e spettacolo alla corsa. È il caso per esempio dell’edizione del 1996, in cui a causa dell’asfalto estremamente bagnato e della pioggia, le macchine al traguardo furono appena quattro e a vincere fu il francese Olivier Panis su Ligier, alla prima e unica vittoria in F1, seguito da David Coulthard su McLaren e da Johnny Herbert su Sauber. La quarta vettura, l’altra Sauber di Heinz-Harald Frentzen, non chiuse neanche a pieni giri e a punti ci arrivarono anche Mika Salo e Mika Hakkinen, rispettivamente su Tyrrel e McLaren, usciti entrambi al 70° giro per una collisione. Appena un po’ meglio l’anno dopo, dove al traguardo ci arrivarono in dieci, a trionfare fu Schumacher su Ferrari, seguito dal futuro compagno Barrichello e dall’altro pilota del cavallino Irvine, con il francese Panis stavolta quarto.

ferrari

Insomma una gara che, anche in stagioni scontate come sembra l’attuale, non ha mai mancato di regalare emozioni, spettacolo e grande imprevedibilità. Una pista in cui il pilota può fare la differenza colmando il gap delle auto ed è quello che si augura Vettel ancora a secco di vittorie, rispetto allo strapotere McLaren.

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