La felicità è questione di attimi, di piccoli istanti perfetti, forse addirittura irripetibili. Nella carriera di Steven Gerrard, la felicità è racchiusa in 6 minuti. 6 minuti che gli hanno cambiato la vita. Quel colpo di testa, la rimonta dei suoi, la Coppa più bella alzata al cielo da capitano. La notte di Istanbul, del 25 maggio 2005, è la sua notte. Resterà la sua notte. Non ce ne saranno altre da calciatore, perché il centrocampista inglese ha appeso gli scarpini al chiodo pochi giorni fa. Ha detto basta a 36 anni. 36 anni e una vita in Red, anche se l’ultima sfida della sua carriera (come l’ultimo anno e mezzo) è stata a stelle e strisce, con la maglia dei Los Angeles Galaxy.

Il saluto di Gerrard all'Anfield
Il saluto di Gerrard ad Anfield

La sua storia calcistica inizia a 7 anni quando, piccolo e biondissimo, inizia a giocare nel Liverpool. Poi, 17 anni e 710 partite insieme. Capitano e leggenda, con 11 trofei in bacheca: una Champions League, una Coppa Uefa, 2 Supercoppe Uefa, 2 FA Cup, 3 Coppe di Lega e 2 Community Shield. Un’icona anche in Nazionale: con 114 gare disputate è il quarto giocatore nella classifica dei calciatori inglesi con più presenze.

Simbolo di signorilità ed eleganza, Gerrard nel 2006 è stato nominato dalla regina Elisabetta membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per meriti sportivi.

Gerrard con la maglia dell'Inghilterra
Gerrard con la maglia dell’Inghilterra

Uno degli ultimi baluardi di quel calcio che ormai non c’è più, Gerrard ha sempre messo il suo amore per i Reds davanti ai soldi e ai successi. Chelsea, Real Madrid, ma anche le italiane Inter e Milan, gli hanno spesso fatto la corte, inutilmente.

Il suo saluto su Instagram è dedicato proprio al Liverpol, unica squadra del suo cuore nonostante l’esperienza americana: Sono orgoglioso di aver giocato più di 700 partite con il Liverpool e in molte di queste di esserne stato il capitano. Sono stato fortunato ad aver giocato con tanti campioni e di essere stato guidato da grandi allenatori durante i miei anni ad Anfield, vorrei ringraziarli tutti”.

Campione dentro e fuori dal campo, purtroppo Gerrard ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, soprattutto nei confini nazionali, dove è stato spesso criticato. Il suo cruccio più grande è il non aver vinto la Premier League, a cui è legata anche l’unica macchia della sua carriera: quello scivolone nel 2014, nella gara interna contro il Chelsea, che regalò il titolo al Manchester City.

La Champions League alzata al cielo nel 2005
La Champions League alzata al cielo nel 2005

Nonostante i rimpianti, però, di sogni ne ha realizzati tanti da quel debutto del 1998, contro il Blackburn Rovers. Il più incredibile e inaspettato ha la forma (e la sostanza!) di una coppa dalle grandi orecchie, strappata al Milan nel tempo di una sigaretta. Quella notte di Istanbul, una delle più rocambolesche della storia del calcio, resterà sempre la sua notte.

Goodbye mister Gerrard, you’ll never walk alone.