Boca Juniors contro River Plate è una di quelle rivalità eterne che hanno scritto pagine di storia del calcio mondiale, e per un curioso scherzo del calendario l’inizio del mese di maggio proporrà il Superclásico per ben tre volte nell’arco di una decina di giorni, una Revolución come da definizione dal principale quotidiano sportivo argentino, Olé. Si comincia alla Bombonera domenica 3 alle 23.15, per l’undicesima giornata di Primera División, si prosegue al Monumental nella notte fra giovedì 7 e venerdì 8 alle 2 per l’andata degli ottavi di Copa Libertadores ed esattamente una settimana più tardi per il ritorno (ora italiana). Sono date da segnare sul calendario, perché nonostante il fischio d’inizio notturno queste partite valgono la pena di essere gustate in diretta, in modo da vivere a pieno l’adrenalina, il fascino e le emozioni di un derby che non ha eguali al mondo. L’ultimo precedente ufficiale (ci sono state delle amichevoli a gennaio, una finita 5-0 per il Boca) si è giocato a novembre, per le semifinali di Copa Sudamericana: all’andata alla Bombonera è finita 0-0 in una partita con tanti falli e poco gioco, ma al ritorno è successo di tutto, con un rigore fischiato in favore del Boca dopo appena sedici secondi e parato da Marcelo Barovero all’ex Siena Emmanuel Gigliotti, prima del gol decisivo di Leonardo Pisculichi che ha mandato il River alla finale poi vinta contro l’Atlético Nacional. Adesso si gioca per la Libertadores, e se possibile la tensione è anche superiore rispetto a cinque mesi fa.

I PROTAGONISTI STORICI

È inutile parlare di logica, citare dati statistici o azzardare pronostici, perché questa è una partita che sfugge a qualsiasi regola, dove le cose più impensabili possono accadere e lo spettacolo è garantito. Nella centenaria storia di uno dei derby più sentiti al mondo si sono viste sfide da antologia, con in campo alcuni tra i giocatori più illustri del fútbol sudamericano: Diego Armando Maradona contro Enzo Francescoli, Juan Román Riquelme contro Gonzalo Higuaín, Martín Palermo contro Pablo Aimar, e alla lista bisogna aggiungere anche altri grandi campioni che non si sono sfidati tra di loro, come Guillermo Barros Schelotto, Claudio Paul Caniggia e Carlos Tévez dalla parte del Boca oppure Alfredo Di Stéfano, Ramón Díaz e Omar Sívori dalla parte del River, giusto per citare alcuni tra i più conosciuti. Adesso i due giocatori principali sono da un lato l’ex di Inter, Juventus e Roma Pablo Daniel Osvaldo e dall’altro il colombiano Teófilo Gutiérrez, i principali attaccanti su cui i rispettivi allenatori (anch’essi ex giocatori, Rodolfo Arruabarrena e Marcelo Gallardo) puntano per vincere il lunghissimo campionato argentino a trenta squadre e andare avanti in Copa Libertadores. C’è persino chi ha giocato con entrambe le maglie, come Gabriel Omar Batistuta, oppure chi ha deciso il Superclásico con uno degli ultimi gol della sua carriera: è ancora il caso del Loco Palermo, autore di testa del 2-0 nel match del Torneo Clausura 2011, decisivo per la prima clamorosa retrocessione del River.

UN DERBY DA LEGGENDA

Ogni volta che si avvicina il giorno del Superclásico l’Argentina lascia da parte i terribili problemi economici e i tifosi Xeneizes (del Boca) e Millonarios (del River) passano le proprie giornate a pensare esclusivamente alla partita, col desiderio di battere gli odiati rivali. La tensione è così alta che il giorno della partita Buenos Aires si paralizza e spesso le partite non finiscono undici contro undici, mentre la violenza che purtroppo dilaga nel calcio argentino dovrebbe essere limitata dal divieto di accesso per i tifosi ospiti. Negli anni si sono visti innumerevoli episodi memorabili, ma alcune partite sono entrate nella storia più di altre: il già citato match del Clausura 2011 verrà ricordato come l’ultimo prima della retrocessione del River, uno dell’Apertura 2006 vide uno strepitoso gol di tacco dell’astro nascente dell’epoca Gonzalo Higuaín, mentre i quarti di finale della Copa Libertadores 2000 finirono nella memoria collettiva per lo spettacolare tunnel di Juan Román Riquelme a Mario Yepes. Su tutti, però, c’è senza dubbio la doppia sfida valida per le semifinali di Copa Libertadores 2004: all’andata alla Bombonera Rolando Schiavi segnò l’unico gol di un match chiuso dieci contro nove, al ritorno Lucho González portò avanti il River ma all’89’ Carlos Tévez riuscì a pareggiare ed esultò con il gesto della gallina (soprannome denigratorio dato ai tifosi del River, festeggiamento ripetuto di recente in Juventus-Lazio) che gli costò l’espulsione; al 95′ il difensore Cristian Nasuti fece esplodere il Monumental con il gol del 2-1 che mandò le due squadre ai rigori, dove l’unico errore fu di Maxi López. Alla fine però festeggiò il River: i Millonarios vinsero il campionato nazionale, mentre il Boca perse la finale contro l’Once Caldas.

La formula della Copa Libertadores è diversa da quella della Champions League e nella fase a eliminazione diretta non ci sono sorteggi ma bensì una sorta di tabellone tennistico dove agli ottavi le migliori prime affrontano le peggiori seconde dei gironi. Il Boca Juniors ha vinto tutte le partite del suo gruppo, mentre il River Plate ha dovuto sudare tantissimo per passare il turno, trovando il pass per gli ottavi al termine di un’epica ultima giornata grazie al 3-0 sul San José e al contemporaneo 4-5 dei messicani dei Tigres, già qualificati, sul Juan Aurich (vedi approfondimento). I biancorossi, con una sola vittoria in sei gare, sono risultati così la peggiore seconda, ed ecco che il Superclásico di coppa è diventato realtà, con l’aggiunta di un antipasto notevole in campionato, dove le due squadre sono appaiate in testa con ventiquattro punti dopo dieci giornate. Le premesse per vivere tre partite leggendarie ci sono tutte, e anche chi non è tifoso di una delle due squadre non potrà che essere trascinato dall’atmosfera unica del derby più sentito del mondo.

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