Twichenham, tempio del rugby. È quì che oggi, alle 17, si daranno battaglia la Nuova Zelanda e l’Australia, arrivate in finale nella Coppa del mondo ospitata dall’Inghilterra, altra terra che mangia molta palla ovale fin dall’infanzia.

All Blacks per il tris

Favoriti d’obbligo sono gli All Blacks che, per la prima volta, trovano in una finale del Mondiale i cugini (prima partita nel 1903, a Sydney, e vittoria della Nuova Zelanda per 22-3). E attenzione ai Wallabies, probabilmente quelli che nella competizione hanno fatto vedere il gioco migliore. La Nuova Zelanda è campione in carica e cerca di fare la storia, ossia conquistare due Coppe del mondo consecutive (e in tutto sarebbero tre). Ma anche l’Australia è a quota due (nel 1991 battè l’Inghilterra, nel 1999 la Francia).

All Blacks

Australia, fortino Twickenham

Una curiosità gioca contro gli All Blacks: i canguri hanno sempre festeggiato a Twickenham. La Nuova Zelanda, invece, ha vinto entrambe le volte ad Auckland: nel 1987 e nel 2011, sempre contro la Francia. Dovrà insomma sbancare Twickenham, una sorta di fortino australiano, dopo aver sudato le proverbiali sette camicie per avere ragione, in semifinale, contro il Sud Africa (20-18 il finale). L’Australia sa che nel Regno Unito probabilmente avrà il supporto del pubblico di casa, mentre nel resto del mondo sarà ‘Forza All Blacks’: il fascino dei guerrieri Maori equivale a quello per il Brasile nel calcio.

Un po’ d’Italia in finale

Il selezionatore dell’Australia è una vecchia conoscenza del nostro rugby: Michael Cheika (foto in basso), figlio di emigrati del Libano, è diventato allenatore grazie a Vittorio Munari. Il 64enne infatti lo portò sulla panchina del Petrarca Padova nel 1999. All’epoca, Cheika aveva 32 anni e nessuna esperienza nel ruolo. Ora si gioca il trono del mondo. E in finale avrà dalla sua ‘l’assassino’, ossia David Pocock, che costituisce la base dalla quale lanciare la batteria dei trequarti, insieme a Michael Hooper. L’assassino si butta nei raggruppamenti con ferocia e spesso ruba palla agli avversari; fuori dal campo, però, Pocock è un ambientalista convinto.

Il primo ad annunciare la formazione dell’ultimo atto è stato il selezionatore neozelandese, a segnalare forse una maggior sicurezza. Steve Hansen ha sostanzialmente confermato la squadra che ha giocato in semifinale: Moody in prima linea al posto dell’infortunato Crockett. Seconda linea con Retallick e Whitelock. Il capitano, McCaw, sarà all’ultima partita della carriera, la numero 147 in Nazionale. Sarà in terza linea insieme e Kaino e Kieran Read. In mediana, pure Dan Carter è al canto del cigno; al suo fianco Aaron Smith. Al centro, Conrad Smith e Ma’a Nonu, che fianco a fianco hanno giocato più di 60 partite e che si conoscono non bene, di più.

Un arbitro di polso

Ad arbitrare la super sfida ci sarà il gallese Nigel Owens, una vera e propria icona del rugby, che ha diretto in carriera 67 test-match. Il suo commento: “È un enorme onore e un privilegio. Sono alla mia terza Coppa del mondo e penso che sia stata la migliore. Ringrazio i miei amici e la mia famiglia che, in questi anni, mi sono stati vicini nei momenti più difficili. Il mio unico rammarico è che non ci sarà mamma: se n’è andata sei anni fa, lei mi ha dato tanta forza. Oggi sarebbe orgogliosa di me”.

…e poi il Giappone

I Mondiali in Inghilterra precedono quelli in programma in Giappone nel 2019. E sono stati mondiali di successo: a livello commerciale, di spettatori e partecipazione dei tifosi. Una delle più grandi sorprese, è stato proprio l’epico successo dei giapponesi contro il Sudafrica, una storia che potrebbe venire presa pari pari da qualche regista di Hollywood. Nella Coppa casalinga, chissà quali altre sorprese ci riserverà il Giappone. L’edizione del 2019 inizierà il 20 settembre a Tokyo, per concludersi il 2 novembre a Yokohama con la finale. Il logo è rappresentato dal sol Levante e dal Monte Fuji, due simboli del Paese, che sono l’unione tra il sole e la terra, incastonati nel simbolo della Federazione internazionale. Saranno 12 le città a ospitare le partite.

Rugby, passione travolgente

Il rugby, un po’ come il calcio, allarga le sue frontiere anche a Paesi che fino a pochi anni fa erano meteore. Del resto, da sport di nicchia sta diventando sport di massa. Dal 2012 a oggi, i praticanti in tutto il globo sono passati da 5,48 a oltre 8 milioni. Vale a dire +46 per cento, con gli amanti della palla ovale che sono diventati quasi il doppio. Pure in Italia i numeri dicono che il fenomeno è in crescita: da quando c’è stato l’ingresso nel Sei Nazioni, i tesserati sono passati da 25 mila a 110 mila.

In Europa, la crescita è stata del 13 per cento. Germania, Olanda e Russia hanno visto raddoppiare i praticanti in tre anni. Negli Usa, addirittura, siamo al +350 per cento. Oggi, sono 1,5 milioni. E alle Olimpiadi, ci sarà anche questa disciplina, 7s. Il che vuole dire che la diffusione dello sport sarà planetaria, soprattutto dove quello a XV non riesce a esplodere. In Brasile, oggi, i rugbisti sono 420 mila (nel 2012 erano 13 mila).
Il mondo si è letteralmente innamorato della palla ovale.