È il Giro d’Italia numero 100. È il Giro d’Italia di Michele Scarponi. È il Giro d’Italia che fa tappe nelle città di chi ha reso grande questa manifestazione e che, a sua volta, è stato reso immortale da una bicicletta e dalla folla assiepata in ogni dove, e in ogni paese, al suo passaggio.

No, non può essere il ‘solito’ Giro d’Italia. Non lo sarà quello che parte dalla Sardegna domani, venerdì 5 maggio. E che il 28 dello stesso mese, con una cronometro, terminerà a Milano dopo aver percorso 3.615 chilometri. Dopo aver toccato praticamente tutte le regioni che compongono lo Stivale.

Non sarà il ‘solito’ Giro d’Italia perché è venuto a mancare Michele Scarponi, a cui è stata dedicata la salita del Mortirolo. L’uomo che avrebbe dovuto essere il capitano della ‘Astana’ dopo il forfait di Fabio Aru e che la squadra ora omaggia presentandosi con soli otto corridori al via. Ogni giorno l’aquila di Filottrano sarà nella mente degli amici, dei tifosi, dei giornalisti.

Vincenzo Nibali

Sarà invece il giro della sfida tra Nairo Quintana, vincitore della Tirreno–Adriatico,  e Vincenzo Nibali, campione in carica della corsa rosa. Sono loro i due logici favoriti. Il siciliano al Giro di Croazia – vinto – ha dimostrato di aver ritrovato la gamba dopo l’infortunio che lo mise fuori gioco ai Mondiali. Ma le squadre che si presentano al via sono 22 e tra loro ci sono altri possibili vincitori. Outsider. Sconosciuti o giovanotti che verranno fuori nelle tre settimane della corsa. Magari in una delle tante salite, tra cui l’Etna, il Santuario di Oropa, il già citato Mortirolo. Lo Stelvio, il Blockhaus. Salite per uomini duri, per uomini veri. In tutto, sono 41 i Gran Premi della Montagna, tra quarta e prima categoria, in questo Giro d’Italia numero 100. Ci sono poi due cronometro e sei tappe per velocisti.

Nairo Quintana

Quintana e Nibali, dunque. Eravamo arrivati qui. Chi altri potrà sfidare a singolar tenzone i due campioni? I nero-blu del team Sky propongono Mikel Landa, ma soprattutto la solita squadra in grado di ‘tenere’ la tappa se necessario. E se il primo sarà marcato, attenzione all’altro capitano, Geraint Thomas, che a cronometro sa essere imbattibile. Per la prima volta alla corsa rosa pure il francese Thibaut Pinot, terzo alla Tirreno–Adriatico e al Tour of The Alps. Anche lui si iscrive alla lista dei favoriti. Steven Kruijswijk, quarto l’anno scorso su queste strade, chiude il pokerissimo di chi a Milano potrebbe trovarsi sul gradino più alto del podio.

Ma attenzione a chi arriva da dietro, i cosiddetti outsider. E qui ci possiamo sbizzarrire: Adam Yates è favorito per la maglia bianca di miglior giovane, ma sarà pure nella generale e in buona posizione. Stimolato dalla battaglia per la maglia bianca, dovrebbe emergere anche Davide Formolo che, in squadra, ha anche Pierre Rolland. Bob Jungels, l’anno scorso miglior giovane, avrà di che faticare per confermarsi. O farà pure di più? L’anno scorso è arrivato sesto.

Domenico Pozzovivo, quinto nel 2014 e sul podio del Tour of The Alps, si giocherà le sue carte, così come Ilnur Zakarin, vincitore di una tappa nel 2015 e protagonista l’anno scorso prima di una caduta fatale. Bauke Mollema, due volte tra i primi dieci al Tour de France, potrebbe finalmente aver fatto il salto decisivo. Alberto Rui Costa, che porta i colori della ‘Uae Fly Emirates’, è per la prima volta al Giro e sogna in grande. Tom Dumoulin e Wilco Kelderman, Tejaj van Garderen e Rohan Dennis, infine, possono dire la loro, soprattutto se guadagneranno parecchio nelle crono.

Giro d'Italia 2016

Non sarebbe la seconda (per qualcuno la prima) corsa a tappe più importante del pianeta il Giro se non proponesse poi possibili attaccanti di giornata e velocisti che mirano alla maglia ciclamino. Da Tanel Kangert a Sam Bennet, da Patrick Konrad a Cesare Benedetti, da André Greipel a Maxime Monfort. Oppure Igor Anton. Giulio Ciccone, Stefano Pirazzi, Nicola Boem, Filippo Pozzato, Jakub Mareczko, Alexander Foliforov, Sergey Firsanov, Jan Hirt e Simone Ponzi.

Ogni squadra, o quasi, ha la sua speranza in montagna, in volata, nelle fughe da lontano. In quegli ultimi chilometri in leggera salita o in leggera discesa, in grado di scompaginare i sogni dei velocisti. Ogni squadra parte potenzialmente con il suo nuovo campione 2017 del Giro d’Italia. Sarà poi l’asfalto a dire la sua, giudice impietoso ma anche magnanimo con chi suda. E si suderà parecchio in questo Giro numero 100. Già la quarta frazione, da Cefalù all’Etna, è considerata di difficoltà quattro (in una scala da 1 a 5). Così come l’arrivo al Blockhaus, la cronometro Foligno–Montefalco, la Firenze–Bagno di Romagna, la Valdengo–Bergamo, la San Candido–Piancavallo e la Pordenone–Asiago.

E quelle con 5 stelle su 5? Presumibilmente qui si deciderà tutto. Rovetta–Bormio (16esima tappa) e Moena–Ortisei (18esima tappa), Nella prima si affrontano Mortirolo, Stelvio e Giogo di Santa Maria (tre prime categorie, con lo Stelvio che è anche la Cima Coppi di quest’anno); nella seconda, Pordoi (prima categoria), Valparola (seconda), Passo Gardena (seconda), Passo di Pinei (terza) e Pontives (prima). Di prima categoria sono anche l’Etna, il Blockhaus, Oropa, Piancavallo, Monte Grappa e Foza.

Stelvio

Le cronometro le troviamo a Montefalco (39,8 chilometri) e all’arrivo da Monza a Milano (29,3 chilometri). In quella tappa che potrebbe ancora ridisegnare la classifica se i distacchi saranno bassi. E in questo caso torneremmo ai vecchi tempi quando l’uno contro uno decide il Giro. Come in quell’indimenticabile arrivo all’Arena di Verona quando Moser strappò la maglia rosa a Fignon, chilometro dopo chilometro. Anzi, metro dopo metro.

Un Giro d’Italia intenso quello numero 100. Ci sarà spettacolo sulle strade e in televisione (Rai ed Eurosport trasmetteranno tutte le tappe in diretta). Ma anche un Giro d’Italia dove si potrà pensare, ricordare chi non c’è più. Scarponi e gli altri. Pedalando, perché questo è lo sport più faticoso al mondo. E pure quando si piange, si continua a pedalare. Metro dopo metro. Tra ali di folla. Sentendosi un po’ Coppi e un po’ Bartali. Sognando che qualcuno in tv, o alla radio, dica la fatidica frase: “Un uomo solo al comando…”.

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