Mi manda Diego Pablo. Ma non sono un raccomandato. Chissà se a Genova si sarà presentato così Giovanni Simeone, il figlio dell’attuale allenatore dell’Atletico Madrid. A un paio di mesi da quel giorno, il ‘Cholito’ si è sbloccato: prima rete con la maglia del Genoa, contro il Pescara, sbloccando il risultato e segnando un gol che ha fatto dimenticare ai tifosi del Grifo l’assenza di bomber Pavoletti. Poco importa, o comunque non è determinante in questa storia, che poi gli adriatici abbiano raggiunto il pareggio.

Il Cholito è stato servito in profondità, in area di rigore, dal connazionale Gentiletti, ha controllato in corsa di destro e poi, di sinistro nell’angolino, ha buggerato l’argentino Bizzarri. Proprio sotto la curva più calda di Marassi, la Nord: “Segnare sotto la Curva Nord è un’emozione che ho sempre sognato”. Una gioia da assaporare tutta insieme, come il boato. Un gol che merita l’approfondimento sull’attaccante e sul mondo che gli gira intorno.

21 ANNI, IL FUTURO DA SCRIVERE

Giovanni Simeone ha 21 anni, arriva dal Banfield, anche se il cartellino era del River Plate. Nel suo Paese, un bottino di 12 gol in 29 partite. Visto con un po’ di diffidenza, tra sorrisi beffardi di chi scuoteva il capo e diceva: “È il classico figlio di papà”, Giovanni ha debuttato contro il Sassuolo. Ha approfittato al meglio della chance di partire titolare per il ko del compagno di reparto Pavoletti contro il Pescara. E ora, probabilmente, sarà lui l’attaccante di riferimento di Juric fino al ritorno del ‘Pavoloso’.

In realtà, è tutta la famiglia di Simeone jr a essere votata al pallone, mamma a parte. Questa è infatti una modella argentina, Carolina Baldini, mentre i fratelli Gianluca e Giuliano giocano anche loro a calcio, iniziando la loro carriera nel River Plate.

COSI’ DIVERSO DA PAPÀ

Se Diego Pablo era soprattutto un centrocampista di rottura, un mediano con la capacità anche di ragionare e prolifico in zona gol, il figlio è un attaccante rapido e agile nel dribbling. Ma, come tutti i centravanti moderni, non gli manca neanche il fisico, da usare contro le arcigne difese del nostro campionato di serie A. Ha un tiro preciso, è bravo a calciare verso la porta con entrambi i piedi.

Molto legato a papà, da cui probabilmente cerca di carpire segreti e consigli, subito dopo l’1-1 con il Pescara, ha detto: “Aspetto che anche lui finisca la sua partita e poi lo chiamo”. Il cognome non gli pesa, così dice: “Direi che per fortuna non sono più conosciuto come ‘il figlio di’, ma come Giò”.

IL PESCARA NEL DESTINO

Che il Pescara potesse essere nel suo destino si era capito già in estate. Giovanni Simeone proprio lì doveva andare a giocare, infatti, ma poi ha scelto il rossoblù. “Quando fallì la trattativa tra River e Pescara, da Genova mi chiamarono il presidente Preziosi, il tecnico Juric e il mio connazionale Nicolas Burdisso. Tutti volevano che arrivassi qui, e poi io desideravo tanto giocare in Europa e migliorare”. Con un allenatore come Juric, questo non sarà difficile. L’ex Crotone ha avuto un ottimo impatto sulla massima serie.

ESORDI RICORDI

È la stagione 2010-2011 quando il Cholito si fa notare. Segna 26 gol in 22 presenze con le giovanili del River Plate, che lo fa debuttare in prima squadra a novembre del 2011. Nel 2013 entra in prima squadra, colleziona 26 gettoni e segna due gol (vincendo pure la Coppa Libertadores e la Recopa nel 2015, nel 2014 aveva vinto la Coppa Sudamericana). Il 6 luglio si trasferisce in prestito al Banfield, dove ha davvero la possibilità di mettersi in mostra, giocando da titolare con continuità.

Il 18 agosto di quest’anno il Genoa decide di investire su di lui, prendendolo a titolo definitivo per 3 milioni di euro. Con l’Argentina Under 20, 10 sono stati i gol in 12 presenze; performance che gli ha garantito la convocazione per le Olimpiadi 2016 in Brasile.

Qualcuno si domanderà perché Simeone Jr. sia stato lasciato partire così a cuor leggero dal River Plate, nonostante una clausola rescissoria da 15 milioni di euro. La risposta? Il Cholito è ambizioso, voleva assolutamente venire nel Vecchio Continente per migliorare ulteriormente. E, cosa che non guasta, stare più vicino a papà.

Saúl Ñíguez festeggia con Koke e Griezmann il gol in Atlético Madrid-Bayern Monaco, semifinale di Champions League.

FUTURO A MADRID

E chissà che il futuro di Giovanni Simeone non sia con papà, magari proprio all’Atletico Madrid. Se è vero che l’attaccante era destinato a segnare il suo primo gol italiano al Pescara, non si può trascurare che sia nato proprio a Madrid, quando Diego Pablo militava nei colchoneros. E che quest’ultimo lo abbia poi portato con sé al River Plate, nel 2008, quando diventò allenatore della prima squadra. Ha passaporto spagnolo. L’Italia può essere il classico trampolino di lancio per palcoscenici ancora più importanti. L’Atletico lo tiene d’occhio, difficile per ora vederlo sull’altra sponda, al Real (per ragioni sentimentali, anche).

E poi c’è l‘Inter… Sì, perché i nerazzurri un giorno vorrebbero Simeone senior in panchina e il figlio, chissà, in campo.

4.942 GIORNI DOPO

Tornando al presente, tuffiandoci nel passato. L’ultimo gol di Diego Pablo Simeone, in Italia, era datato 16 marzo 2003, contro l’Empoli. Da allora, sono passati 4.942 giorni prima di riammirare un Simeone nel tabellino dei marcatori nel nostro Paese.

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