Davanti ad una carriera come quella di Gianluigi Buffon, puoi solo provare a cercare qualcosa che non è andato proprio come ci si aspettava. Il rimpianto. La Coppa dalle grandi orecchie, quella che Buffon proprio non riesce a sollevare e che avrebbe meritato. Quando nel maggio del 2003 Juventus e Milan sono arrivate a contendersela ai calci di rigore tutti hanno messo in conto che Buffon ne avrebbe parato almeno uno. In realtà ne parò addirittura due, ma non bastò, perché Dida stava per dare il via al suo momento di grazia che sarebbe durato di lì a due anni.

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La vita è strana, la carriera di un portiere ancora di più. Magari capita che in una finale Mondiale non pari nemmeno un rigore ma quello decisivo sbatte contro la traversa e stavolta, anziché finire un centimetro dentro come quello di Zidane, finisce un centimetro fuori – “Non è gol, non è gol, non è gol” dirà Caressa – e tu porti a casa il più prestigioso dei trofei: la Coppa del Mondo. Buffon è un predestinato, dall’età di 16 anni quando Nevio Scala lo nota nelle giovanili del Parma e decide che se Bucci non può giocare sarà lui a scendere in campo contro il Milan. Ancora, il Milan.

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Con grande rispetto dei ruoli, Scala va dal secondo portiere Nista e gli comunica la decisione, responsabilizzandolo e chiedendogli persino di sorvegliare sul ragazzo. Nista svelerà, qualche anno più tardi, ancora incredulo, che il ragazzo riuscì persino a dormire la notte prima del suo grande esame. Il giorno dopo parò tutto, ma sappiamo benissimo che non è la prima partita la più difficile, ma tutte le altre a seguire. Altrimenti i vari Curci, Scuffet e Coppola sarebbero stati davvero i nuovi Buffon. E invece di Buffon ce n’è uno, e chissà per quanto sarà ancora così.

Buffon ha cambiato la carriera di Luca Bucci, uno che del Parma era titolare e che in nazionale si giocava il posto con Pagliuca e Marchegiani. Quando Cesare Maldini lo farà esordire in nazionale a Mosca, in una partita epica giocata sotto la neve per la qualificazione ai Mondiali, dimostrerà chiaramente che ci sarà da aspettare ancora qualche mese, ma che quel posto sarà suo per i successivi 20 anni, senza margini di discussione. Quando sceglierà la Juventus non penserà, forse, di diventarne un simbolo. Ma quando i bianconeri vengono retrocessi in B a tavolino, baratterà tre stagioni con la leggenda e sceglierà di restare a difendere quei pali contro l’Albinoleffe, lo Spezia e il Rimini.


Non cederà mai alle sirene del Real Madrid e del calcio inglese, sceglierà di restare a rincorrere un sogno. Quello di alzare la Coppa dalle grandi orecchie, o quantomeno di tornare in finale. Realizzerà solo il secondo, ma l’avversario è troppo forte stavolta. Non passi inosservata però l’impresa dei quattro scudetti di fila e quella che sta per compiere. Battere il record di imbattibilità di Sebastiano Rossi: 929 minuti senza subire gol (Buffon è a 746). Un record sottolineato all’epoca da un gentile applauso di San Siro, in una partita contro il Foggia. Poi spezzato da Kolyvanov e consegnato agli archivi per quasi 25 anni.

Chissà cosa succederà a Buffon se riesce a battere anche questo record. A strapparlo al Milan, a festeggiarlo in un derby e a prendersi la più meritata delle standing ovation. Per farlo dovrà impegnarsi a non prendere gol con l’Atalanta, poi in casa con il Sassuolo e nel primo quarto d’ora contro il Torino, appunto. Che dite, ce la farà Gigi? Se volete, potete scommetterci su!

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