Può un solo personaggio rappresentare un intero movimento sportivo anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo? Se ti chiami Gianmarco Pozzecco la risposta non può che essere affermativa. L’ex playmaker di Varese, Bologna, Capo D’Orlando e della Nazionale, anche da tecnico riesce a catalizzare l’attenzione di tifosi, appassionati, sportivi e persino perfetti agnostici della disciplina del basket. Chi ha amato i suoi gesti tecnici sul parquet, le lucide follie con la palla tra le mani, l’essere leader carismatico e uomo squadra continua a vedere quel guizzo nei suoi occhi e nei gesti, sia pure contenuti a fatica da un abito elegante. Chi lo ha conosciuto tardi, allo stesso modo, non può esimersi dal “consumare” le intere gallery di highlights disponibili su Youtube e magari ripercorrere la magnifica annata dello scudetto della stella con Varese. Proprio la società lombarda, dopo Capo D’Orlando, ha deciso di dargli fiducia anche in panchina.

La prima esperienza in Serie A, ancora con la società che lo ha reso grande e ha contribuito a trasformarlo nella “mosca atomica” che per anni ha impazzato su tutti i parquet d’Italia, d’Europa e – grazie alla Nazionale – anche del Mondo. Vederlo dimenarsi in panchina è uno spasso quasi più della partita stessa e le sue conferenze sono ormai diventate un cult. Dimenticate le frasi fatte e i monologhi tristi e piatti a cui il calcio ci ha purtroppo abituati. Nulla è banale. Spontaneità, empatia, grande parlantina, adrenalina a getto continuo e un fare estremamente coinvolgente. Atteggiamenti che rendono facile comprendere il motivo per il quale sia ancora osannato su tutti i parquet.

Pozzecco sta crescendo anche da tecnico. Giorno dopo giorno impara dai suoi errori: le esternazioni eccessive, il fare a volte troppo scanzonato. Ci prova a controllarsi, ma nel bene o nel male, lui resta se stesso. È genuino al punto da non riuscire a trattenere la rabbia dandole un vestito di diplomazia davanti a microfoni e taccuini e tantomeno le lacrime, che siano di gioia, commozione o nervosismo. Qui di seguito abbiamo provato a raccogliere le cinque conferenze stampa che, in qualche modo, sono già storia e ci permettono anche di rappresentare il Poz uomo, prima che persona di sport.

1. IL RITORNO A VARESE

Occhi lucidi, tensione positiva e tante pause per tenere a freno la commozione dettata dal nuovo approdo nell’ambiente che cestisticamente ha amato più di ogni altro.

2. L’ADDIO A CAPO D’ORLANDO

Anche qui lacrime ma di nervosismo e rabbia dettate dalle voci infondate messe in circolazione dopo il suo addio.

3. LA VIGILIA DELL’ESORDIO A VARESE

Sincera tensione e visibile stress prima del sentito derby con Cantù.

4. POST PARTITA FERENTINO-CAPO D’ORLANDO

Il “Poz” si scaglia contro il tecnico avversario “reo” di atteggiamenti antisportivi nei festeggiamenti. Urla, rabbia e pugni sul tavolo.

5. DOPO FORLÌ-CAPO D’ORLANDO

Show ai microfoni della Rai dopo la terza vittoria in quattro gare dei suoi “figli”.

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