Gareth McAuley’s on fire. Non ce ne voglia il suo compagno di nazionale Will Grigg, autentico idolo dei tifosi della Green & White Army, che inneggia al 25enne attaccante del Wigan con video di “ignoranza virale” sulle note di “Freed from desire”, una classica one-hit-wonder firmata Gala Rizzato nel 1996, quando l’Irlanda del Nord guardava Euro ’96 in televisione, dopo aver mancato lo spareggio a favore dell’Irlanda per la differenza reti. La copertina della seconda giornata se la prende tutta questo centralone di un metro e 95 centimetri per 90 chilogrammi, dall’andatura groggy e dal viso da bodyguard:  a luglio si ritirerà dal calcio giocato, con 37 primavere all’orizzonte a fine dicembre, ma ieri si è tolto una soddisfazione che dura una vita. Primo gol nella storia del calcio di Belfast agli Europei: e ad abbracciarlo chi c’era? Conor Washington, attaccante che fino a 4 anni fa consegnava la posta.

Irlanda del Nord, il gol di Gareth McAuley

Perché il calcio è così: come ci ha insegnato Rino Gaetano e nonostante la pioggia mista a grandine che ieri ha messo sotto assedio Lione, “ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso”. Così McAuley, onesto gregario passato in carriera per Linfield, Crusaders, Coleraine, Lincoln City, Leicester, Ipswich e West Bromwich Albion, trovando la rete 44 volte tra club e nazionale, con oltre 500 presenze all’attivo, ha risposto presente in avvio di secondo tempo sul cross tagliato ideato di Norwood, beffando il giovane Khacheridi e spedendo una sassata di testa alle spalle con Pyatov. All’appuntamento con la storia lui ha risposto, e difficilmente poteva essere altrimenti per chi arriva da Larne, città industriale di 32mila abitanti sul canale del Nord dalla quale nel maggio 1717 salparono i Friends Goodwill, la prima nave di emigranti che raggiunse Boston negli Stati Uniti. Gareth l’attitudine ad andare oltre i propri confini, che nel calcio fanno rima con “limiti”, ce l’ha nel Dna.

Irlanda del Nord, è festa

“Abbiamo fatto una cosa immensa. In tanti dicevamo che in questo Europeo non avremmo ottenuto nemmeno un punto -ha esultato il gigante ex West Bromwich Albion a fine partita- E invece adesso festeggiamo questa bellissima vittoria. Abbiamo giocato molto meglio rispetto alla gara con la Polonia e abbiamo regalato una gioia a tutti i nostri tifosi. Il mio gol? È una bella soddisfazione personale ma credo sia importante per tutta la squadra”. Tre Coppe del mondo disputate, nel 1958, nell’82 e nell’86; il primato di più piccola nazionale di tutti i tempi ad aver superato la fase a gironi, peraltro a spese dell’Italia nel mondiale svedese. L’Irlanda del Nord ha un filo rosso da riannodare con la storia del calcio, dopo una pausa troppo lunga: smaltiti gli impacci dell’esordio contro la Polonia, dove era parsa un’Armata Brancalone solo difesa e (poco) contropiede, O’Neill ha cambiato strategia contro la più tecnica Ucraina: fuori Lafferty, l’eroe delle qualificazioni, e spazio a un 4-5-1 solido tanto da costruirci le prime righe di una favola.

La penna, poi, l’ha presa nel finale McGinn, che ha chiuso i giochi per lo 0-2 finale.  E ora sotto con i più forti, o almeno con una delle favorite, la Germania: le “primarie” allargate di questo Euro 2016 permettono a McAuley e compagni di pensare con concretezza e consapevolezza all’approdo agli ottavi. Ieri sera i ragazzi in verde hanno abbandonato il campo bagnati come pulcini, ma più forti della grandine: su di loro però c’era il sole, quello della pazza gioia per un risultato che pochi avrebbero pronosticato. Li spinge una nazione di 1 milione e 800mila abitanti, li sostengono tanti simpatizzanti sparsi in tutta Europa: “On fire” ci sono però soprattutto loro, i ragazzi terribili di O’Neill. Altro che vacanza francese: per l’Irlanda del Nord il sogno continua.

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