L‘ultima sconfitta subita allo stadio Olimpico, contro la Lazio dell’ex compagno di squadra Inzaghi, ha sancito il definitivo tramonto delle ambizioni di rilancio dell’Inter del Mancini-bis. Dopo l’avvio sui generis con tanto di malcelate mire scudetto e il successivo ritorno sulla terra con rimodulazione degli obiettivi con vista Champions, gradualmente si è arrivati all’amara realtà di un quarto posto ancora da blindare a due giornate dalla fine. Una regressione rispetto alla quale neanche Roberto Mancini, dopo l’ultima sconfitta, ha saputo nascondere lo sconforto.

mancini

L’impatto è stato pietoso – è andato giù duro davanti alle telecamere -, l’atteggiamento totalmente sbagliato. Molti di loro devono capire che l’Inter è l’Inter. L’obiettivo era il terzo posto e dopo quella partenza era alla portata. Ma non ci siamo riusciti perché siamo lacunosi in cattiveria, qualità e ultimo passaggio. La squadra è giovane, però poi il tempo passa e quest’anno ci sta che avessero bisogno di tempo per migliorare. All’inizio quando eravamo più coperti la squadra subiva meno. Gli italiani? Abbiamo bisogno di giocatori tecnicamente validi che ci aiutino a migliorare, poi se sono italiani o no cambia poco. Siamo stati troppo bravi all’inizio e abbiamo ingannato la gente“.

In chiusura di interviste, però, il tecnico nerazzurro ha provato ad aggiustare il tiro e ad essere almeno in parte costruttivo: “La stagione è stata comunque positiva e mi auguro che si sia trattato solo di un episodio” ha aggiunto volgendo lo sguardo al futuro. E proprio i piani di rilancio del club rappresentano un grosso punto interrogativo, specie alla luce dei possibili vincoli imposti dal fair play finanziario. Chi resta e chi andrà ceduto? Difficile dirlo adesso, ma al tirar delle somme i pezzi pregiati  eventualmente monetizzabili rispondono ai nomi di Icardi, Brozovic, Handanovic e Murillo.  L’attaccante sarebbe forse il più complicato da sostituire: i bomber da 15-20 gol a stagione chi ce li ha, se li tiene (o dovrebbe); sugli altri fronti si può discutere.

In ogni caso, Mancini non ha tutti i torti: qualcosa di positivo c’è e potrebbe fungere da base per il futuro. In primis, Perisic e Kondogbia: i due acquisti, tra i più costosi dell’ultimo mercato di serie A, hanno impiegato un po’ a integrarsi nei ritmi di gioco nostrani, ma la loro crescita nella seconda parte di stagione non è passata inosservata. Lo stesso dicasi di Eder: inserirsi in un sistema complesso come l’Inter, per giunta a stagione in corso, non è affatto facile; questo scorcio di campionato gli servirà da rodaggio per il prossimo anno. Molto bene anche Miranda, un po’ meno Murillo che, dopo un ottimo avvio, è stato protagonista di un’involuzione che fa in parte temere sulla sua capacità di imporsi ad alti livelli.

biglia

Completamente bocciato, infine, il centrocampo senza un regista: Medel e Felipe Melo sono elementi di lotta e non di governo (con il secondo che dovrebbe chiudere a fine stagione la sua esperienza in nerazzurro), Kondogbia sa fare le due fasi ma non eccelle in quella di costruzione, Brozovic è un ottimo incursore; in questo scenario, dunque, serve come il pane un elemento alla Biglia della Lazio, o in alternativa quel Banega del Siviglia che l’Inter sembra avere già in mano per il prossimo campionato. Bocciati anche Ljajic e probabilmente Jovetic, sembra prossimo l’arrivo di Candreva e in aggiunta occorrerà dare una rinfrescata agli esterni, soprattutto difensivi, dove quest’anno la squadra non ha trovato né sbocchi, né continuità di impiego per nessuno degli effettivi a disposizione.

Nuova rivoluzione in arrivo? Chi può dirlo. Di sicuro c’è che Mancini è l’unico tecnico che potrebbe riuscire a ottenerla anche nelle attuali condizioni di ristrettezze.