Nell’ultimo anno e mezzo la Serie A è tornata ad essere un campionato capace di lanciare talenti italiani giovani e di qualità. Il fallimento del Mondiale 2014 ha rappresentato forse il punto più basso del nostro calcio, ma allo stesso tempo è stato un punto di svolta: non si poteva più continuare ad importare calciatori stranieri, spesso di qualità discutibile, a discapito dei talenti di casa nostra, troppo spesso costretti a scendere di categoria e a vagare di prestito in prestito prima di disperdere le loro qualità in modo irreversibile.

Nonostante l’età media alta dei calciatori che Conte ha convocato lo scorso anno per gli Europei, già dalla scorsa stagione si erano visti segnali importanti di miglioramento, con diversi calciatori italiani lanciati ad alto livello. Quest’anno, anche grazie al coraggio di tecnici come Gasperini, Paulo Sousa e Di Francesco, si sono intravisti sprazzi di futuro azzurro: dopo anni di ricambio generazionale quasi del tutto assente finalmente ci sono prospettive importanti per la Nazionale Italiana. Anche Ventura se ne è accorto, e per conoscere un po’ meglio alcuni dei calciatori più promettenti ha convocato due stage a Coverciano, ricevendo segnali importanti da diversi ragazzi.

Gagliardini e i suoi fratelli

La squadra simbolo di questo piccolo rinascimento calcistico è l’Atalanta del mago Gasperini, storica fucina di campioni in erba che da qualche anno sembrava aver perso un po’ la via. Il tecnico di Grugliasco, quando sembrava vicino all’esonero precoce, ha deciso di affidarsi ai giovani della “cantera” nerazzurra, quelli che negli anni precedenti erano in giro tra prestiti vari in B, in cui gli allenatori precedenti non credevano fino in fondo. Da quel momento è nata l’Atalanta dei miracoli, quella capace di essere in lotta per accaparrarsi un posto che vale l’Europa League (e la Champions è lontana pochi punti…) a 13 giornate dalla fine.

I giocatori simbolo della squadra sono stati Gagliardini e Caldara, due che a breve saranno componenti fissi del roster azzurro e che sono già finiti in squadre di prima fascia (Gagliardini è già a Milano sponda Inter, Caldara rimarrà a Bergamo un altro anno prima di trasferirsi alla Juventus). Dietro di loro sono sbocciati altri ragazzi di qualità assoluta: Andrea Conti è un terzino totale, che ha già segnato 4 gol e servito 3 assist ai compagni; Spinazzola un motorino di fascia che finalmente sta mostrando anche tra i grandi le qualità che lo avevano portato a diventare il miglior calciatore del torneo di Viareggio 2012 (era nella primavera della Juventus, che ora lo riprenderebbe volentieri); Petagna un centravanti capace di giocare spalle alla porta come pochi altri in Europa e a cui manca solo di migliorare la finalizzazione per diventare calciatore da grande squadra. E pensare che solo un paio di anni fa è stato vicino a smettere per mancanza di fiducia dopo annate deludenti.

Gigio, il Gallo e la muraglia biancorossonera

Uno che a 16 anni gioca contro il Real Madrid (anche se in un torneo estivo) e para un rigore a Toni Kroos ha qualcosa di speciale. Gigi Donnarumma è un predestinato e grazie all’intuizione di Mihaijlovic è diventato titolare inamovibile del Milan. Che il dopo Buffon sia lui non ci sono dubbi: altezza abbinata ad un’agilità incredibile, sicurezza, capacità di dare tranquillità a tutta la difesa. A 18 anni è già uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, e può ancora migliorare molto.

Stesso discorso vale per Andrea Belotti, 19 gol in 23 partite quest’anno. Lui non è nato predestinato, anzi, è partito dal basso e di anno in anno, grazie a una volontà e a una fame di calcio non comuni, ha scalato le gerarchie. Belotti è un brivido di adrenalina, un iperattivo che vive per il gol e lotta fino all’ultimo secondo di ogni singola partita. Lui è già titolare della Nazionale, con cui ha anche segnato 3 reti, ma la sensazione è che fra qualche anno saranno molte di più.

Con Barzagli e Chiellini ormai non più giovanissimi, la difesa centrale della Nazionale può già contare su due possibili eredi di livello: Alessio Romagnoli e Daniele Rugani. Romagnoli quest’anno (prima dell’infortunio che lo ha messo ko) ha fatto intravedere grossi miglioramenti da centrale di difesa a 4 e nella gara contro la Spagna, la prima da titolare in azzurro, ha giocato con tranquillità da veterano al fianco dei compagni più esperti. Rugani ha esordito in Nazionale nell’amichevole con la Germania e ha sfruttato gli infortuni e le squalifiche di Barzagli, Bonucci e Chiellini per mettersi in mostra anche nella Juventus. Come Romagnoli ha mostrato miglioramenti importanti, soprattutto nella sicurezza nei propri mezzi. Con il già citato Caldara, questi due rappresentano il presente e il futuro della difesa Italiana.

Fantasia al potere

Mancini, fantasiosi, capaci di inventare la giocata vincente in ogni momento. Bernardeschi e Berardi sono i due migliori interpreti italiani, insieme a Insigne, del ruolo di esterno offensivo nel 4-3-3. Berardi è il più precoce dei due, già in doppia cifra nelle due prime stagioni in A e stella dell’Under 21 agli Europei di categoria, ma quest’anno dopo un grande inizio sembrava scomparso dai radar della Serie A, vittima di un infortunio che si è protratto per mesi. Ora è tornato, ma gli serve tempo per riprendere lì dove aveva iniziato questa stagione. Il carattere è sempre un punto di domanda, ma chi lo conosce dice che ha capito gli errori del passato ed è pronto al salto di qualità.

Per Bernardeschi invece questa è la stagione del lancio ad alti livelli: dopo la convocazione e l’esordio agli Europei ha già raggiunto i 10 gol in stagione (l’anno scorso ne aveva segnati solo 2 in tutto il campionato), la Fiorentina vuole blindarlo e affidargli la fascia di capitano per farne l’erede di Antognoni. Per entrambi l’enigma Nazionale è il modulo: con il 3-5-2 difficilmente potranno essere titolari, ma Ventura ma non potrà continuare a lungo a ignorare talenti come loro.

Chiesa, Locatelli e gli altri

Nati pronti. Questo sono Federico Chiesa e Manuel Locatelli, due che sembrano fatti per essere titolari in una grande squadra. Il figlio di Enrico mostra già personalità e giocate da grande alla sua prima stagione in A e il gol segnato a Buffon è la ciliegina sulla torta di un’annata in cui è diventato titolare quasi inamovibile della Fiorentina. Corsa, tiro, resistenza: un esterno completo, duttile, di quelli che piacciono tanto agli allenatori. Il suo futuro è azzurro, come quello di Manuel Locatelli, uno che a 18 anni è stato messo a guidare il gioco del Milan al posto dell’infortunato Montolivo, nel ruolo forse più difficile, e non ha accusato alcun timore reverenziale. Anzi, ha segnato il gol della vittoria contro la Juventus e gioca con la tranquillità di un senatore.

Nel centrocampo azzurro del futuro ci sarà con molta probabilità anche Lorenzo Pellegrini, leader della primavera della Roma prima e punta di diamante del Sassuolo oggi, centrocampista “box to box” con tecnica sopraffina e intuizioni geniali. Un altro prodotto del gran lavoro di Di Francesco destinato a palcoscenici importanti, soprattutto se migliorerà nella fase difensiva.

Assieme a loro tre la mediana dell’Italia del futuro può contare su talenti come Benassi, Baselli (un po’ in calo ultimamente, ma con qualità di livello assoluto), Cataldi (ora in prestito al Genoa), Sturaro (anche se da lui ci si attendono miglioramenti). Possibili sorprese? Attenzione ai progressi di Barella, ’97 del Cagliari, che dopo gli inizi da fantasista sta diventando una mezzala di alto livello.

Tra i difensori invece occhio a Barreca, che nelle mani di Mihaijlovic migliora di partita in partita. Con il già citato Spinazzola, a sinistra, è probabilmente il miglior interprete del ruolo di terzino sinistro in prospettiva futura. Oltre a loro da tenere in considerazione anche i progressi di Adam Masina, pilastro del Bologna a 23 anni. Fisico e tecnica di ottimo livello, con un po’ più di continuità può avere un futuro importante.

Con lui a Bologna gioca Simone Verdi, fermato da un infortunio dopo un inizio di stagione incredibile. Dopo aver girato in prestito diverse squadre (è stato anche all’Eibar, in Spagna), con i felsinei sembra aver trovato la dimensione giusta e può essere jolly offensivo importante anche in chiave Nazionale. Tra gli attaccanti più promettenti è giusto menzionare anche Gianluca Caprari e Andrea Pinamonti, entrambi di proprietà dell’Inter. Caprari nelle mani di Zeman può migliorare in fase di finalizzazione ed esplodere in modo definitivo, Pinamonti è il più giovane tra quelli nominati (classe ’99), ma nelle poche apparizioni in prima squadra ha fatto intravedere un potenziale da grande centravanti.

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