Fuori i secondi, che tanto ormai la lotta per il primo posto, nel campionato italiano di Serie A, è bella che decisa. Fuori i secondi perché, a quanto pare, Roma e Napoli fanno a gara per chi non deve arrivare secondo, perdendo occasioni su occasioni e consentendo alla Lazio di rientrare in corsa. Gli almanacchi non ricordano i secondi, le banche sì. Perché gli incassi garantiti dalla Champions sono tali da consentire una buona programmazione anche per le nostre squadre. Viceversa arrivare terzi non da la garanzia di un posto nell’Europa che conta, ne sa qualcosa il Napoli che si è fatto sbattere fuori, in Agosto, da un Bilbao tutt’altro che irresistibile, come ha dimostrato nel girone di Champions e in Europa League contro il Toro.

Arrivare secondi, in Italia, era sinonimo di sconfitta. Il secondo è sempre stato il primo dei perdenti, eppure oggi questo piazzamento assume una grande importanza, rispetto al passato. Eterno secondo era il Parma di Nevio Scala. Già, lo stesso Parma che adesso lotta per non sparire, che sta costringendo il povero Donadoni ad ingoiare bocconi amari e brutte figure. Il Parma di Scala, a metà anni ’90, è l’anti-Juve di Lippi. Le due squadre arrivano a pari punti allo scontro diretto, alla fine del girone d’andata del campionato 1994-1995, quello che sancisce la fine del dominio Milan e rilancia la Juventus, a digiuno di scudetti da un decennio. La Juve si presenta al Tardini da sfavorita, perché il Parma sembra una vera e propria corazzata. Eppure va a vincere 3 a 1, e da quel momento non si ferma più. Fino a prendersi lo scudetto al ritorno, proprio contro il Parma, in casa.

Parma_1990-91

Arrivò seconda l’inter di Gigi Simoni nel 1998. Un secondo posto che a Moratti brucia ancora per come maturò, ancora contro la Juventus. Tra i nerazzurri gioca un fenomeno di nome Ronaldo. Simoni costruisce un buon gruppo e per metà campionato è primo, e incontrastato. Ma la Juve non molla mai e, tra polemiche e qualche boccone mai mandato giù da Moratti, va a prendersi lo scudetto. Curioso che in entrambi i casi, il Parma del 95 e l’Inter del 98 le due squadre vinceranno la Coppa Uefa, prendendosi in Europa ciò che gli era sfuggito in Italia. Non arriverà seconda (clamorosamente) l’Inter di Cuper nel 2002, che è prima e campione d’Italia al 44′ minuto dell’ultima giornata. Lo sciagurato Gresko e l’ex Simeone condanneranno i nerazzurri non solo a consegnare un altro scudetto nelle mani della Juventus, ma addirittura a passare per le forche caudine del preliminare Champions. Al secondo posto arriverà la Roma di Capello, campione uscente.

Fa storia il secondo posto del Perugia nel 1979, senza sconfitte. Ma allora non c’era la Champions come è concepita adesso e Castagner dovette accontentarsi della Coppa Uefa. Tornando ai giorni nostri fu eterna seconda la Roma di Spalletti durante il dominio Inter, negli anni di Mancini e Mourinho. Eppure andò vicinissima al titolo per ben due volte. Nel 2008 Mancini si salvò all’ultima giornata grazie ad una doppietta di Zlatan a Parma. Ma prima ancora lo aveva salvato nello scontro diretto un gol importantissimo di Zanetti al 93′. Nell’era Mourinho, invece, fu il capitombolo casalingo contro la Sampdoria (doppietta di Pazzini, Mexes in lacrime in panchina), alla penultima, a condannare, ancora una volta, i giallorossi, al piazzamento d’onore. Per l’Inter, invece, fu triplete e delirio.

ceccarini_ronaldo

Anche questa stagione sembra la Roma la favorita per il secondo posto, che esattamente come il primo si conferma un piazzamento in continuità con le stagioni precedenti. Come Toto Cotugno a Sanremo o Prost negli anni di Senna in Formula1. Un punto di incontro tra le esigenze finanziarie della società e la speranza di trasformarsi da inseguitori ad inseguiti. Quando quelli che stanno là davanti smettono di correre.

 

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