Lui è il nostro fuoriclasse: con Roberto Mancini vogliamo arrivare in Champions League e giocare al meglio Europa League e Coppa Italia

Dall’altro capo del telefono c’è Erick Thohir, presidente dell’Inter: nel cuore del suo messaggio c’è l’allenatore dell’Inter, il protagonista principale di un caldo avvio di estate alla Pinetina. E poco c’entra il ko nell’uscita amichevole contro il Cska Sofia, modesta formazione del campionato bulgaro. I mal di pancia dell’allenatore di Jesi hanno radici nella scorsa primavera: un terzo posto non raggiunto, i mugugni del pubblico, le esortazioni societarie dettate da un mercato certo non “light” e la distanza con il decennio precedente, quello dei tre scudetti di fila e delle due supercoppe, che si fa sentire in Corso Vittorio Emanuele. Adesso le voci non sono solo chiacchiere e lo scenario diventa di ora in ora più credibile.

Roberto Mancini e Erick Thohir

Aveva chiesto Yaya Tourè e Antonio Candreva, ha avuto Caner Erkin, Cristian Ansaldi e Ever Banega. Ottimi profili, sia chiaro, ma senza quella innata mentalità “vincente” che un certo usato sicuro può garantirti. Il colloquio di venerdì con Bolingbroke, arrivato appositamente da Los Angeles, è durato appena pochi minuti ed è risultato interlocutorio. Le ipotesi clamorose sulla successione portano a nomi suggestivi: Leonardo, Prandelli, De Boer, addirittura Fabio Capello, per il quale la Suning avrebbe pensato a un ruolo manageriale. La risoluzione del contratto è una via possibile con il tecnico che aspetta la chiamata da Ct, dell’Inghilterra e della Russia: “L’accostamento mi fa piacere” ha riferito il Mancio senza negare o chiudere porte. Tutto dipenderà dal summit in calendario nel prossimo weekend con Thohir: sede deputata, Portland, in quell’Oregon di origine vulcanica che è certo abituato ad ospitare scossoni.

Eppure il primo pacco regalo per Mancini è pronto: arriverebbe da Roma, e risponderebbe al nome di Candreva. Il sorpasso al Napoli costerebbe 20 milioni (18 + 2 di bonus): un’ala destra, la stessa che due anni fa portava di questi giorni – era il 15 luglio 2014 – all’improvviso addio di Antonio Conte alla panchina della Juventus. Niente Cuadrado, addio direzione Arsenal per Sanchez, sorpasso Roma per Iturbe ed ecco la rottura, dopo tre scudetti e a causa dell’impossibilità di sedersi “in un ristorante di lusso con 10mila lire” ricordava l’attuale allenatore del Chelsea. Allegri ha viaggiato in direzione opposta: due scudetti, altrettante coppe Italia e una finale di Champions lo hanno dimostrato.

Antonio Conte sulla panchina della Juventus

Diecimila lire: lo stesso prezzo di una pizza nell’ottobre 2000. L’Inter perde a Reggio Calabria nella prima giornata di un campionato mai iniziato così in là, e Marcello Lippi a fine partita saluta tutti prendendosi virtualmente “a calci nel sedere” e destinando lo stesso trattamento nelle idee ai suoi calciatori. Un piccolo grande terremoto, che sino a qualche domenica prima sarebbe stato liquidato con un’alzata di spalle: le solite fantasie.

Lo stesso si poteva pensare per il matrimonio tra Marcelo Bielsa e la Lazio. “Si farà, si farà” assicurava baldanzoso il presidente Lotito. “Arrivo, arrivo” assicurava l’allenatore argentino, non nuovo a dietrofront sull’altare: chiedete al Cile per conferme. 18 acquisti promessi, spiegava Bielsa, ma neppure un annuncio. E arrivederci Roma. Con conferenze al veleno e immediati comunicati di risposta al seguito.

E tra un mojito e un ombrellone, è venuta fuori la pazza idea: Bielsa nerazzurro in caso di un addio del Mancio. Come Giovanni Trapattoni 16 anni fa, quando in un pomeriggio ufficializzò il divorzio dalla Fiorentina e in serata subito diventò il candidato numero uno per la successione di Marcello Lippi all’Inter. Ipotesi mai però verificatasi.

La storia del calcio nostrano è ricca di addii nel pre-campionato: chiedere conferma a Stefano Pioli, tecnico arrivato a Palermo dal Chievo nell’estate 2011 e saltato dopo l’eliminazione dei rosanero in Europa League. In Sicilia Guillermo Barros Schelotto non ha fatto in tempo ad apprezzare Monreale e le sue valigie erano già pronte, mentre Arrigo Sacchi e Cesare Prandelli salutarono anzitempo Parma e Roma per ragioni personali.

Spesso sono i risultati a sancire il destino di un allenatore: ma le motivazioni, le ansie da prestazione hanno lo stesso peso. “Io faccio l’allenatore, Mauro s’impegna e per me conta quello. Non so cos’è successo. Non leggo i giornali, non ascolto le radio, non guardo i canali privati… se non qualche porno… scherzo eh” rideva Mancini in conferenza qualche giorno fa rispondendo alle voci di radiomercato su Icardi. Fuga per la vittoria? Forse, fuga dalla vittoria. E dalle pressioni.

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