E se Roma-Genoa di domenica 28 maggio non fosse l’ultima partita da calciatore di Francesco Totti? Il dubbio, forse al momento solo una suggestione, serpeggia con sempre più veemenza nelle menti dei tifosi giallorossi e degli amanti del calcio, per il quale quel numero 10 rappresenta una delle ultime stille di poesia sui campi da tramandare ai posteri. Il suo percorso nella Capitale sembra volgere inevitabilmente al termine, quello accanto al dio Eupalla…forse no.

Francesco Totti esce dal campo senza salutare in Roma-Juventus 3-1

I numeri di un addio

Domenica sera, dopo i 180 secondi “concessigli” nel recupero del 3-1 della sua Roma alla capolista Juventus, Totti è apparso immalinconito, quasi estraneo alla festa che i suoi compagni di squadra giallorossi stavano rovinando alla Vecchia Signora, convintasi dopo il temporaneo vantaggio firmato da Lemina di poter festeggiare all’Olimpico il sesto scudetto di fila, e che Salah e i suoi stavano apparecchiando per se stessi, con il secondo posto quasi blindato a due turni dal termine.

Quel “10” richiesto a gran voce dagli spalti non è più al centro della Roma: Francesco lo sa, così come lo sapeva un anno fa, quando di questi tempi risultava ancora determinante. Rivedersi la doppietta nel 3-2 al Torino del 20 aprile 2016 per credere: a voler sorridere, un altro record Totti domenica lo ha messo a referto. Ha concluso la sua prima partita senza toccare nemmeno un pallone. Più che un sorriso, una smorfia: la stessa che l’ottavo Re di Roma aveva alla sua uscita dal campo, mentre alle spalle il resto dello stadio festeggiava. Saluti da comprimario, come i numeri stagionali dipingono Totti: 323 minuti giocati in serie A, 384 in Europa League, 130 in Coppa Italia. Per un totale di 3 reti e sette assist.

Luciano Spalletti e Francesco Totti

Luciano poco lucky

C’è una figura, però, che nell’era della Brexit di Totti dall’organico romanista, ha assunto i toni del più acerrimo oppositore: è quella di Luciano Spalletti. Dal mancato ingresso in campo a San Siro contro il Milan ai tre minuti nei quali il numero 10 è stato chiamato in causa contro la Juventus, l’allenatore toscano – al passo d’addio con la Roma – ha incarnato i panni del “cattivo”. Rancoroso, indisponente, poco riconoscente: il vortice dei social ha espresso il proprio indice di gradimento nei confronti di uno degli allenatori più brillanti del calcio italiano. La sua “colpa”? Aver silurato Totti, senza neanche attendere che fosse il capitano giallorosso a farsi da parte. Un atteggiamento che popolo del web ha presto silurato:

Nessun rispetto per chi ha dato tutto per questa maglia

In effetti, veder sfilare davanti a Totti prima Grenier, poi Bruno Peres, infine Juan Jesus nella gerarchia delle sostituzioni conferma un amaro sorpasso: quello della tattica sulla poesia. Spalletti contro Totti è ormai un hashtag che nutre internet, e dire che era stato proprio il mister di Certaldo a fare della bandiera giallorossa un riferimento al suo ritorno in sella, datato gennaio 2016. Ma il calcio, si sa, è un tritacarne. Di protagonisti ed emozioni. Prima la squadra, poi il singolo.

Monchi, ds Roma

Monchi: in direzione ostinata e contraria

Il popolo ha decretato da che parte sta: come potevasi immaginare, da quella del capitano della Roma, che ha evitato la stretta di mano con il suo allenatore al fischio finale di Roma-Juventus. Ma c’era da aspettarselo: come in ogni rapporto che non funziona, a un certo punto l’incomunicabilità si trasforma nella perdita delle capacità di capire le ragioni dell’altro. Al gelo siberiano, con eco della Russia che fu per l’allenatore, che si respira tra Spalletti e Totti, fa da contraltare la figura di Verdejo Monchi, neo direttore sportivo giallorosso che già in sede di presentazione aveva chiarito di avere grande bisogno di Totti: non in campo, però, ma al suo fianco. Dall’area di rigore all’area tecnica: ma qualcuno ha chiesto al 40enne di Porta Metronia se ha intenzione di appendere realmente gli scarpini al chiodo? È l’interrogativo che nella Capitale e dintorni in tanti si stanno ponendo. La palla, virtualmente, gli è stata passata dallo stesso Monchi:

Francesco conosce la Roma meglio di chiunque altro ed io, che sono un nuovo arrivato, avrei un ottimo insegnante per scoprire tutto più il rapidamente possibile. Aspettiamo che decida lui

Francesco Totti in azione

Suggestione Usa, garantisce Nesta

Un altro dribbling, a Totti, è però riuscito domenica sera: quello ai giornalisti, evitati attraverso un’uscita secondaria dello stadio mentre la notte avvolgeva Roma e i suoi pensieri. Marcello Lippi, che lo conosce bene e con il quale ha vinto il Mondiale 2006, intanto ha assicurato che l’intenzione di smettere è tutt’altro che consolidata: di certo, Totti in Italia non potrà vestire altre maglie diverse da quelle della Roma. E all’estero? Ecco che qui viene in soccorso un’altra bandiera del calcio italiano: Alessandro Nesta. Oggi allenatore del Miami Fc, nella North American Football League, l’ex difensore di Lazio e Milan avrebbe sollecitato Totti a non mollare, vivendo nella seconda serie del calcio americano il suo canto del cigno. Nuove ambizioni e lo studio di un eventuale futuro da allenatore.

Francesco Totti e Alessandro Del Piero

Rivolgersi al passato per decidere il futuro

È la ricetta alla quale Francesco potrebbe ricorrere. Magari chiedendo consigli ad Alessandro Del Piero, anche lui salutato senza cerimonie dalla Juventus nell’estate 2012. Bandiere accomunate da carriere gloriose e addii polemici, più per mano degli altri che per causa loro, che alla grancassa mediatica hanno spesso preferito il silenzio. Domenica sera, l’abbraccio tra i due poco prima del fischio finale ha scosso le corde di milioni di cuori, memori di un calcio che fu. Così, mentre la Roma guarda alla classifica che con una vittoria sabato a Verona contro il Chievo potrebbe portarla a -1 dalla Juventus in attesa della sfida tra i bianconeri e il Crotone, Roma si interroga sulle sorti del suo simbolo più prezioso: un Colosseo del calcio.

Nella partita contro il Genoa, per la quale i biglietti di accesso all’Olimpico sono già andati a ruba, Spalletti gli riserverà come di consueto i minuti finali o lo inserirà nella formazione titolare per concedergli la merita standing ovation del suo pubblico? È questa la vera domanda che riecheggia per Roma oggi, 16 maggio 2017. Nello stesso giorno, 13 anni fa, salutava il calcio italiano Roberto Baggio. Accadeva tra gli applausi di San Siro, la stessa Scala del Calcio che due domeniche fa acclamava Totti: e che non vuole vederlo congedarsi triste y solitario.

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