L‘Italia dovrà dire addio al Gran Premio di Formula Uno di Monza, uno dei più seguiti dell’intero circus? Pare di sì. Il contratto scade quest’anno e la trattativa è in stallo. Il 4 settembre del 2016 i bolidi di F1 potrebbero dunque sfilare per l’ultima volta sul tracciato brianzolo.

Le possibilità che la trattativa non riprenda positivamente sono talmente alte che già si pensa all’alternativa, ossia a riportare la Formula Uno a Imola, dove non si corre più dal 2006. Le parole del presidente di Aci Italia, Angelo Sticchi Damiani, non sono incoraggianti per quanti amano Monza e la sua veloce pista: “Io ho un mandato chiaro, dal Coni attraverso il Governo: che il GP d’Italia si faccia in Italia, meglio se a Monza. Ma se a Monza non è possibile, dobbiamo risolvere il problema in altro modo”.

La Romagna, da parte sua, è pronta a fare ponti d’oro per rivedere da vicino Hamilton, Rosberg, Vettel e Raikkonen. E in Italia non esistono alternative: il Mugello ha problemi di logistica praticamente impossibili da superare. Pure Imola avrebbe bisogno di un grande maquillage, ma la partita ormai si gioca qui. L’autodromo ‘Enzo e Dino Ferrari’ come sede per il Mondiale potrebbe essere il modo più veloce per cambiare i vertici della Sias, la società che gestisce il circuito di Monza.

Gp Monza

La battaglia politica

Una battaglia politica, insomma, che rischia di eliminare l’appuntamento che tutti aspettano. Bernie Ecclestone, patron della Fom, ha chiesto la testa del presidente Andrea Dell’Orto e del direttore generale Francesco Ferri. Le divergenze sono insanabili tra Ecclestone e il management monzese, che ha scelto di portare la Superbike e la Formula E in Brianza, nonostante il severo no da parte del tycoon. “La Formula Uno costa” ripete come un mantra quest’ultimo, pensando che invece Dell’Orto e Ferri distraggano fondi dalla F1 per avere altre gare.

E dire che l’accordo aveva portato a un maxi sconto. Sticchi Damiani aveva ottenuto una tariffa favorevole, 19 milioni di dollari l’anno, con due terzi pagati dall’Aci e un terzo dalla Sias. A fine 2015, Monza era praticamente salva, poi è successo qualcosa, riassumibile nelle parole di Sticchi Damiani: “Non è solo un problema di soldi”. Cosa? A fine dicembre è scaduto il contratto di consulenza di Federico Bendinelli, uomo di fiducia di Ecclestone che quest’ultimo vedrebbe bene proprio alla guida dell’autodromo. La decisione finale – e la ghigliottina per chi deve andare via – spetta all’Aci. Ma finora nulla si è mosso. E se le cose non cambieranno, a rimetterci saranno solo gli sportivi.

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La Sias tiene aperta la porta

Chissà se per convinzione o per necessità aziendale, la società che gestisce l’Autodromo di Monza tiene ancora aperta la porta alla speranza: “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione relativa al fallimento della trattativa per rinnovare l’accordo con la Fom” si legge sulla pagina Facebook della Sias. “Non possiamo quindi che ribadire la nostra fiducia in Angelo Sticchi Damiani, che si sta impegnando per far sì che Monza possa continuare a essere la naturale sede delle gare di F1 nel nostro Paese. Noi stessi metteremo a disposizione parte delle nostre risorse economiche, portando avanti il piano di risanamento per cui abbiamo ricevuto mandato”.

Superbike

I politici monzesi ci tengono davvero?

La questione GP di Monza è ovviamente finita anche sui tavoli dei consiglieri comunali del capoluogo brianzolo. Roberto Scanagatti, il sindaco, ha però espresso dubbi lui stesso sull’opportunità di fare la guerra per mantenere la gara in città: “L’obiettivo è di mantenere il Gran Premio. Monza e l’Autodromo sono parte fondamentale della storia di questo sport. Il problema è di natura economica naturalmente: sono mutate una serie di condizioni e Sias ha dovuto trovare altri soggetti per corrispondere la cifra che viene richiesta. Ma bisogna capire se è vero che Ecclestone abbia chiesto un turnover del management di Sias”. E ancora: “È necessario inoltre comprendere se effettivamente le modifiche al tracciato, richieste per la Superbike, non siano in contrasto con il GP, modifiche che non hanno ancora avuto autorizzazione da parte di nessun ente”.

Chiude: “Io continuo a confidare che ci sarà il rinnovo del contratto a Monza. Ma fino a che punto le richieste di Ecclestone sono effettivamente compatibili? Si parla di cifre enormi e non possiamo non riflettere se alla fine le valga davvero la pena”.

Roberto Scanagatti

Dell’Orto: “Io non mi dimetto”

Il presidente di Sias, Andrea Dell’Orto, tiene duro e ribadisce: “Non ho intenzione di dimettermi. Faccio fatica a pensare che il rinnovo di una concessione dipenda dai rapporti personali tra me ed Ecclestone. Forse mi stanno attribuendo troppa importanza, forse sono il capro espiatorio”.

Prosegue il numero uno della Società: “Sono stato nominato un anno e mezzo fa. L’obiettivo era ristrutturare e rilanciare l’Autodromo. Ho ereditato una situazione pesante, economicamente parlando. Al 31 dicembre 2015 abbiamo registrato un risultato negativo di quasi un milione e mezzo, ma abbiamo presentato un ampio dossier che illustra la situazione in maniera dettagliata. Inoltre, quello dello scorso settembre è stato uno dei GP meglio riusciti degli ultimi tempi. Se vogliono allontanarmi, dovranno dare delle spiegazioni”.

Podio Monza

Rai sul piede di guerra

La cancellazione dal calendario del GP di Monza avrebbe ripercussioni serie pure sul palinsesto della Rai. Il neodirettore di RaiSport, Gabriele Romagnoli, potrebbe infatti decidere di non trasmettere più la Formula Uno in caso di assenza del circuito brianzolo o comunque del Gran Premio d’Italia.

L’inserimento del GP italiano nel calendario 2017 permetterebbe alla tv pubblica di contenere i costi anche il prossimo anno. Il budget non è alto per la Formula Uno, anche perché il Mondiale viene trasmesso solo parzialmente in diretta dalla tv di stato, che per metà dei gran premi si deve affidare alla differita. Se la Rai dovesse passare la mano, quasi sicuramente la trasmissione dei gran premi in chiaro finirà su Tv8, la tv in chiaro di Sky.

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