Circa due anni fa, dopo la clamorosa vittoria a San Siro contro l’Inter di Mancini (fino ad allora in testa al campionato), la Fiorentina di Paulo Sousa si era ritrovata da sola in testa al campionato. Gioco spettacolare, interpreti capaci di suonare lo spartito del tecnico portoghese alla perfezione e l’illusione che si potesse lottare fino alla fine almeno per un posto in Champions. La Juve annaspava e le altre grandi ancora non avevano trovato la quadratura, e non era impossibile sognare di arrivare tra le prime 3. Un’illusione durata poco, perché poi Roma, Napoli e Juve hanno iniziato a macinare calcio e i viola a perdere colpi un po’ alla volta. Il calo della seconda parte di quel campionato è stata solo l’inizio di una lunga discesa che, dopo il deludente campionato di quest’anno, sta portando i viola ad essere una realtà sempre più marginale del calcio italiano.

La proprietà dei Della Valle, poche settimane dopo la presentazione del progetto dello nuovo stadio, ha rilasciato un comunicato significativo nel quale chiedeva a chiunque avesse la disponibilità economica di acquistare la Fiorentina. Un gesto simbolicamente forte, successivo alle polemiche dei tifosi nei confronti della stessa proprietà, accusata di non investire abbastanza nella squadra e di pensare più alle proprie casse che al campo.

In effetti il calciomercato di quest’anno ha confermato finora il fatto che la Fiorentina sta subendo un ridimensionamento importante: Paulo Sousa, dopo un anno horribilis (tra campo, dichiarazioni al vetriolo come quella su Bernardeschi che secondo lui doveva andare in una società seria per crescere, e rapporti con la squadra non idilliaci) ha lasciato, capitan Rodriguez non ha rinnovato dopo alcuni dissapori con la società, gli stessi avuti da Borja Valero (forse il miglior calciatore degli ultimi anni a Firenze) che è sbarcato a Milano anche un po’ forzatamente (le sue prime dichiarazioni hanno fatto intendere che, se fosse stato per la sua volontà, non avrebbe lasciato la Fiorentina) e il discontinuo talento Ilicic è passato all’Atalanta. La cessione che fa più male però è quella gioiello Bernardeschi, che a Firenze è cresciuto e che poteva essere una bandiera, diventato ufficialmente un calciatore della Juventus (lo stesso tragitto che, a suo tempo, fece Roberto Baggio). 

bernardeschi

Oltre ai nomi citati in precedenza i vari Vecino, Kalinic, Tatarusanu e Badelj sembrano essere sempre più lontani da Firenze, attirati da progetti sportivi più ambiziosi. Un’intera squadra smantellata, fatta a pezzi, senza che si intravedano all’orizzonte sostituti all’altezza di chi è partito. Stefano Pioli si ritrova tra le mani un gruppo con giovani prospetti tutti da verificare ad alto livello come Milenkovic, Zekhnini e il giovane Hagi (che nelle prime amichevoli è sempre stato tra i migliori) e calciatori da rilanciare (Sportiello, Babacar) o da far rendere al meglio (il nuovo acquisto Veretout ed Eysseric, talentino francese del Nizza che a breve arriverà a Firenze, oltre ai vari Victor Hugo, Bruno Gaspar, Sebastián Cristóforo e Maximiliano Olivera).

Anche Pantaleo Corvino, di ritorno a Firenze come Direttore Sportivo, è finito al centro delle polemiche per le dichiarazioni rilasciate nei confronti di Gonzalo Rodriguez. Insomma, una situazione che non sembra avere grosse vie di uscita positive e la sensazione che la Fiorentina sia ormai in un tunnel la cui unica via di uscita si chiama cessione societaria. Il progetto dei Della Valle, così come il loro entusiasmo, sembra naufragato. O si cambia strada, rilanciando in qualche modo la società (cosa che attualmente sembra quasi impossibile), oppure all’orizzonte si intravede un periodo di mediocrità, più o meno lungo, in cui si aspetterà solamente il passaggio di consegne a qualche nuovo acquirente.

della valle

Nelle parole di Diego Della Valle si legge tutto lo sconforto di chi non ha più tanta voglia di continuareDov’è ancora il divertimento? Non si può restare in Paradiso a dispetto dei santi”. I primi anni, quelli di Prandelli e delle partite di Champions giocate faccia a faccia contro le grandi del calcio europeo, sembrano un ricordo lontanissimo. Quell’entusiasmo iniziale, con acquisti di primo piano, è pian piano svanito, forse anche per l’impossibilità di costruire uno stadio di proprietà per aumentare i ricavi societari. L’era dell’autofinanziamento ha portato altre buone stagioni, come quelle con Montella in cui la squadra è arrivata a un passo dalla finale di Europa League, ma un po’ alla volta la proprietà ha mollato la presa e non ha più puntato in modo deciso sulla Fiorentina.

Le prospettive per i prossimi anni non sono positive e Pioli, dopo l’Inter, avrà a che fare con un’altra situazione estremamente difficile da gestire. Una società assente, un mercato povero, una tifoseria ormai sfiduciata. Auguri Stefano, ne avrai bisogno.

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