Alle 20.45 di stasera la Friends Arena di Solna, in Svezia, ospiterà la finale di UEFA Europa League fra Ajax e Manchester United. Il trofeo sarà conteso fra due squadre che fin dalla fase a gironi a settembre erano indicate fra le più accreditate per andare in fondo, ma il fatto che siano arrivate entrambe all’ultimo atto della competizione è curioso, perché pone fine a un digiuno di finali che stava iniziando a diventare pesante, soprattutto per gli olandesi. Sembra di rivivere una classica del calcio di fine anni Sessanta o inizio anni Novanta, invece è l’occasione irripetibile per una delle due di rialzare un trofeo continentale e conquistare l’accesso diretto alla fase a gironi della prossima Champions League.

Nick Viergever Schalke 04-Ajax

GIOVANI ALL’ASSALTO

L’Ajax partito per la Svezia è una rosa giovanissima: dei venti convocati solo tre hanno almeno trent’anni, e di questi il solo Lasse Schöne giocherà titolare. Quasi tutti gli altri non superano i venticinque anni e in molti casi non vanno oltre i venti, dal classe 1999 Matthijs de Ligt al capocannoniere Kasper Dolberg, ventitré gol nella prima stagione da professionista (è nato nel 1997). In nove non erano ancora nati quando l’Ajax giocava la sua ultima finale europea, il 22 maggio 1996 nella sconfitta contro la Juventus ai rigori in Champions League a Roma: da quell’anno il club di Amsterdam non vince un trofeo continentale (la Supercoppa Europea) e da quello prima una delle principali competizioni, la Champions League conquistata ai danni del Milan. Al Prater di Vienna decise un gol di Patrick Kluivert, il cui figlio Justin è da quest’anno in prima squadra e ha anche già segnato in Eredivisie, dove è arrivato un secondo posto dietro al Feyenoord: sembra quasi un passaggio di consegne, per una squadra che vuole creare un nuovo ciclo vincente dopo quello del totaalvoetbal di Rinus Michels e Johan Cruijff e quello di Louis van Gaal, a oggi l’ultimo tecnico a conquistare qualcosa in Europa.

Rashford e Mourinho Celta Vigo-Manchester United

ALLA RICERCA DELLO SPLENDORE SFUGGITO

Da quando se n’è andato Sir Alex Ferguson il Manchester United non è più riuscito a confermare i vertici di un tempo e nemmeno l’arrivo di José Mourinho è servito per riportare i Red Devils in testa alla Premier League, ma una vittoria in Europa League salverebbe la stagione. La vigilia inglese è stata inevitabilmente turbata dal tragico attentato a Manchester, con l’annullamento della conferenza stampa e un aumento delle misure di sicurezza. In campo ci si augura che tutto vada per il verso giusto, con lo United che vanta i favori del pronostico, seppur leggeri.

Mourinho spera di ripartire da quel torneo che, nel 2003 col Porto quando si chiamava Coppa UEFA, lo consacrò a livello internazionale, anche per risollevare il blasone di una squadra che non andava in finale dal 2011 (sconfitta col Barcellona). Con Zlatan Ibrahimović infortunato, e solo in tribuna per la sfida di casa sua, il peso dell’attacco sarà quasi tutto su Marcus Rashford, trascinatore sia ai quarti con l’Anderlecht sia in semifinale col Celta Vigo: il classe 1997 è stato decisivo anche più dello strapagato Paul Pogba in una stagione dura e vincere la finale farebbe dimenticare il periodo altalenante.

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