La Copa Libertadores ha una storia gloriosa che dura da cinquantacinque anni nei quali si è visto di tutto, ma la prossima settimana potrebbe essere scritto un capitolo inedito, portando per la prima volta il trofeo fuori dai confini sudamericani. Questo perché in finale, contro il River Plate due volte campione (l’ultima nel 1996, trascinato da Hernán Crespo ed Enzo Francescoli), ci sono i messicani dei Tigres, chiamati a interrompere una tradizione negativa delle formazioni centroamericane, sempre sconfitte nelle precedenti due occasioni in cui erano riuscite ad arrivare fino all’atto conclusivo della Copa Libertadores. Le due finaliste si sono già sfidate nella fase a gironi con due pareggi, 1-1 al Monumental e il 2-2 al ritorno che di fatto ha salvato il River Plate.

IL PRECEDENTE DELLA PRIMA FASE

È la quarta volta che due squadre si ritrovano in finale dopo aver già giocato nella fase a gironi: nel 2009 Cruzeiro-Estudiantes finì 3-0 e 0-4 al primo turno, poi 0-0 e 1-2 in finale; l’anno prima la LDU Quito superò ai rigori il Fluminense dopo che nei gironi non aveva mai segnato contro i brasiliani; nel 1997 il Cruzeiro ebbe la meglio sullo Sporting Cristal dopo una vittoria per parte.

I precedenti quindi aiutano fino a un certo punto, la grande differenza rispetto alle altre volte è che i Tigres hanno permesso al River Plate di qualificarsi: sì, perché alla quinta giornata i messicani stavano vincendo 2-0 a pochi minuti dal termine e hanno subito la doppia rimonta in 169 secondi, poi all’ultimo turno, già qualificati e primi, hanno comunque battuto il Juan Aurich con un pazzesco 4-5 (dopo essere stati sotto 3-2 a 25′ dal termine) facendo esplodere il Monumental, dove i Millonarios battevano 3-0 il San José. Attenzione: di solito in questi casi la squadra “salvata” poi vince…

IL PERCORSO VERSO LA FINALE

River Plate e Tigres non sono arrivate alla finale seguendo un percorso logico. Gli argentini hanno vinto la loro prima partita all’ultima giornata della fase a gironi e una volta sbloccati hanno ingranato, superando il Superclásico col Boca Juniors a tavolino e poi battendo sul campo il Cruzeiro ai quarti dopo aver perso in casa (strepitoso lo 0-3 del Mineirão) e il Club Guaraní in semifinale: all’andata è finita 2-0 con le reti di Gabriel Mercado e Rodrigo Mora (delizioso pallonetto dal limite dell’area), al ritorno grande sofferenza dopo il gol paraguayano di Fernando Fernández prima del pari liberatorio di Lucas Alario al 79′, anche qui un pallonetto su grande assist dell’ex Milan Tabaré Viudez.

I Tigres hanno dominato il girone ed eliminato soffrendo l’Universitario Sucre agli ottavi (1-2 in Bolivia, 1-1 in casa), l’Emelec ai quarti (1-0 in Ecuador, 2-0 in Messico con gol decisivo di José Rivas all’80’) e l’Internacional in semifinale, perdendo 2-1 in Brasile per poi dominare il ritorno con un 3-1 firmato da André-Pierre Gignac, un comico autogol di Geferson ed Egidio Arévalo Ríos.

GLI UOMINI CHIAVE

L’illustre campagna acquisti dei Tigres ha subito dato i suoi frutti, perché André-Pierre Gignac ha aperto il 3-1 all’Internacional e Javier Aquino è stato fra i migliori. Quest’ultimo però sarà assente almeno all’andata per un problema muscolare, un grosso problema per il tecnico Ricardo “Tuca” Ferretti. Nei Felinos posto assicurato a centrocampo per Egidio Arévalo Ríos (tre gol in questa Libertadores) e Guido Pizarro, davanti invece la spalla di Gignac, Rafael Sóbis, deve farsi perdonare il rigore sbagliato in semifinale. Da segnalare che i Tigres hanno un portiere argentino, Nahuel Guzmán, e un tifoso del Boca Juniors, Enrique Esqueda, autore della tripletta col Juan Aurich che ha dato gli ottavi al River.

Negli argentini, ceduto Teófilo Gutiérrez allo Sporting, il referente assoluto è Rodrigo Mora, al passo d’addio (andrà all’Al-Nasr), che farà coppia con Lucas Alario, in mezzo spiccano Matías Kranevitter (classe 1993 di straordinarie prospettive) e Carlos Sánchez, ma i Millonarios hanno ottime armi anche in difesa, con Ramiro Funes Mori, Jonathan Maidana e Gabriel Mercado spesso pericolosi sui calci piazzati. L’allenatore Marcelo Gallardo, in carica da un anno esatto e in campo nel trionfo del 1996, avrà poi a disposizione in panchina i “grandi vecchi” Fernando Cavenaghi, Lucho González e Javier Saviola.

Bisogna stare svegli quasi fino all’alba per seguire le partite: l’andata si giocherà al Volcán di San Nicolás de los Garza nella notte italiana fra mercoledì 29 e giovedì 30, alle 3, il ritorno esattamente sette giorni dopo al Monumental di Buenos Aires sempre allo stesso orario. Rispetto ai turni precedenti i gol in trasferta non valgono doppio, quindi qualsiasi risultato di parità al termine della doppia sfida porterà la gara ai tempi supplementari, altra novità visto che fino alle semifinali si andava direttamente ai calci di rigore dopo il 90′.

Siccome i Tigres fanno parte della CONCACAF il River Plate, che ha dovuto fare un lungo viaggio per arrivare in Messico, è comunque già sicuro di andare al Mondiale per club di dicembre e alla Recopa Sudamericana, ma ora l’unico interesse di entrambe le squadre è alzare la coppa più prestigiosa del continente sudamericano.

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