«Gasperini è l’allenatore più difficile che abbia affrontato. In un Inter-Genoa ha cambiato cinque volte modulo per crearmi problemi. Io cambiavo, lui si adattava. È il migliore» (Josè Mourinho)

Le maglie gialle e rosse del Malines, che per i fiamminghi era il Mechelen. Ed era la squadra di Michel Preud’homme: un giovane vallone non altissimo ma con un fisico prepotente e i riflessi felini. Ed è subito Coppa delle Coppe: quella vinta dai belgi contro l’Ajax, dopo aver eliminato in semifinale l’incredibile Atalanta di Stromberg, Nicolini e MondonicoLo svedese è l’anima di quell’Atalanta; forse per via di quel look così simile alla Dea, e nella sconfitta per 2-1 in semifinale segna il gol che tiene in vita i bergamaschi. Sono 10 milioni gli italiani che guardano quella partita, la gente si innamora dell’Atalanta ed è forse la prima volta che una squadra italiana di provincia va così vicina all’impresa (poi sarà il turno del Cagliari e del Vicenza).

La Dea si consolida come una realtà molto solida: tornata subito in serie A, ottiene l’accesso alla Coppa Uefa per due anni consecutivi. Al primo tentativo, viene sconfitta dai forti sovietici dello Spartak Mosca, nel ’90-’91 raggiunge i quarti di finale, battuta solo dall’Inter dopo aver eliminato, tra le altre, la Dinamo Zagabria di Boban. Al termine della stagione ’91-’92, Strömberg stupisce tutti e annuncia il ritiro dal calcio giocato a soli 32 anni, ma da Bergamo non se ne andrà mai veramente. A scrivere un nuovo capitolo di storia ci pensano i ragazzi di Vavassori, allenatore passato dalla primavera, che lancia Donati, i fratelli Zenoni, Bellini (che poi sarà capitano storico fino al campionato 2015/2016), Zauri e Pinardi. Molti di questi made in Zingonia, uno dei settori giovanili più all’avanguardia d’Europa, dove è cresciuto anche un certo Donadoni. Nessun’altra squadra produce un numero di talenti paragonabile a quello dei nerazzurri. Più delle grandi d’Italia, poco meno di squadre come Barcellona e Real Madrid.

Una formazione dell'Atalanta

L’Atalanta è molto di più di una provinciale del nostro calcio. È la squadra che per prima, in Italia, ha investito gran parte del budget sul vivaio: da Montolivo a Pazzini, da Tacchinardi a Bellini, da Bianchi a Pelizzoli, dai gemelli Zenoni a Donati, da Locatelli a Morfeo. Mino Favini è il principale artefice di questo prodigio: colui che dirige, forma e insegna. Insegna a giocare e a vivere, perché dall’Atalanta devono uscire non solo giocatori di spessore ma prima di tutto uomini. Non a caso si dice che a Zingonia abbiano respinto, dopo un provino, un certo Mario Balotelli, e non certo per questioni tecniche.

È in questo contesto che opera oggi Gasperini, quando si dice che la filosofia del club viene prima dei presidenti, prima degli allenatori, e di tutti gli uomini che lavorano su un progetto. Guardiola dice, a proposito del suo mentore, che “Cruyff ha dipinto la cappella Sistina. Rijkaard, van Gaal ed io abbiamo soltanto aggiunto qualche pennellata“.

celebrazione Bellini

La Dea e la sua filosofia vengono prima di ogni cosa, prima degli schemi, prima delle idee tattiche e dell’ego di ogni allenatore. Si sono trovati benissimo a Bergamo Mondonico, Vavassori, Sonetti, ha sofferto un certo Antonio Conte in quei tre mesi terribili che un giorno verranno raccontati alla stregua del Maledetto United di Brian Clought.

Gasperini gioca con il 3-4-3, sia che abbia Sneijder, Ilicic o Sculli, ma l’interprete non è centrale nella sua definizione: c’è una idea di calcio superiore che va seguita e perpetrata. La duttilità e una buona gamba sono requisiti fondamentali per giocare sulle fasce, la proposta offensiva non può prescindere dalla ricerca degli spazi esterni, i centrocampisti laterali si sovrappongono ininterrottamente alle ali offensive, creando superiorità e attaccando di volta in volta il lato debole concesso dalla retroguardia avversaria.

L’inizio di campionato non era stato dei migliori, ma oggi l’Atalanta è certamente la squadra più in forma del campionato.  Lui fa il pompiere: “ho trovato ragazzi importanti qui. I risultati sono ovviamente importanti nella crescita, di certo è una soddisfazione notevole per noi. Ho un materiale con il quale lavorare al meglio, c’è ulteriore margine per migliorare. Pericolo vertigini? Non ci sono di questi pericoli, vedo solo una squadra con i piedi per terra, che gioca divertendosi. Affrontiamo ogni gara con fiducia e spensieratezza

Giampiero Gasperini

«Gasperini è l’allenatore più difficile che abbia affrontato. In un Inter-Genoa ha cambiato cinque volte modulo per crearmi problemi. Io cambiavo, lui si adattava. È il migliore». Parole (e musica) di José Mourinho, ed è paradossale come siano andate poi le cose con l’Inter. Forse il più grande torto di Gasperini è quello di avere una voce così sottile, ma a Bergamo c’è poco da parlare e molto da lavorare. E Gasp lo sta facendo benissimo. Oltre le aspettative, onorando la storia della Dea. Più che una storia, una filosofia.

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