Giovani, sfrontati e…figli di papà. No, non parliamo degli hippy che negli anni ’80 conquistavano le prime pagine dei rotocalchi rosa, forti dell’eredità di famiglia e del boom economico. La dicitura va letta così come la scriviamo: figli di (cotanto) papà. Sono i successori di calciatori di fama che cercano di ripercorrere le orme paterne al suon di “Saranno famosi?”. Ecco i cinque volti nuovi ai nastri di partenza della Serie A, edizione 2016/2017:

Federico Chiesa (Fiorentina)

Classe 1997, 19 anni il prossimo 25 ottobre, è nato quando suo papà Enrico aveva già vinto una Coppa Uefa con la maglia del Parma in coppia con Hernan Crespo. Ala di formazione, mezz’ala nelle direttive estive di Paulo Sousa: lui studia inglese all’International School of Florence e si è anche iscritto all’università, Scienze dell’attività motoria. Pensare che fino ai 16 anni non aveva trovato spazi: il gruppo dei ’97 della Fiorentina aveva due attaccanti alti e grossi, Betti e Colato, e non c’era spazio per gli esterni d’attacco come lui. Ha le stesse caratteristiche del padre – 380 partite e 138 gol in A, con le maglie di Sampdoria, Cremonese, Parma, Fiorentina, Lazio e Siena, 39 convocazioni in Nazionale – a partire dal tiro in porta da fuori area. Gli occhi di mezza serie B gli sono addosso, ma Sousa ha garantito: “Il ragazzo è pronto per stare in una prima squadra, per ora di qua non si muove”.

Lorenzo DI Livio (Roma)

Figlio di cotanto “soldatino”, spirito da rifinitore: dal campo della Tor Tre Teste, dove è cresciuto, all’esordio in A, pescato nella calza dell’Epifania 2016 in Chievo-Roma 3-3, il passo è stato breve. Classe 1997, ha “più qualità del papà” (Angelo dixit). Batman è il suo eroe sul grande schermo, Bruno Conti l’idolo in fascia, la filosofia una passione sui libri: il riferimento nello spogliatoio, quasi pleonastico dirlo, è Francesco Totti. Socievole in campo, social nella vita: da qualche giorno ha infatti iniziato a scrivere un diario quotidiano dal ritiro con la Roma, impegnata nella tournée americana a Boston. Ogni giorno un breve racconto postato su Instagram dalla pagina ufficiale della società giallorossa e ogni giorno una chicca dello spogliatoio romanista, visto con gli occhi di un giovanissimo calciatore alle prime esperienze con campioni irraggiungibili fino a qualche tempo fa, a metà tra privato e pubblico. Altro che timidezza da teenager.

Federico Di Francesco (Bologna)

Pensi a Di Francesco in Emilia Romagna, e subito ti viene in mente Eusebio, rampante allenatore del Sassuolo che insegue l’accesso al tabellone principale di Europa League. Riavvolgi il nastro del calciomercato, e spunta il nome di Federico, attaccante esterno classe 1994 che fa da “chioccia” a questa mini-lista: quinta stagione da professionista, la prima da potenziale titolare in serie A dopo gli spiccioli raccolti nella stagione 2012/2013 con un derelitto Pescara (sette presenze a fine campionato). Di Francesco jr., dopo l’exploit di Lanciano e le polemiche per una presunta esultanza in salsa di “saluto romano” , assaggia la A: e parte con un derby contro papà, su sponda Bologna. Il compito non è semplice: dovrà sostituire quell’Emanuele Giaccherini reduce da un Europeo ai vertici, fruttatogli il pass per il Napoli. Anche il “Giak”, però, aveva fatto tanta gavetta sui campi di Lega Pro (Federico è passato da Gubbio e Cremona). «Fin dagli inizi l’ho sempre trattato più da papà che da allenatore – racconta Eusebio. Gli ho insegnato l’educazione, il rispetto e la passione. Che significa dare il massimo in tutto quello che si fa. Spesso non vado neanche a vederlo, giusto per non diventare io il protagonista». Un’investitura niente male, che arriva da chi – oltre ad avergli cambiato il pannolino – cerca di non mettergli troppa pressione. Magari quella crescerà in occasione del derby della Via Emilia. Il fratello minore di 18 anni studia all’università e si diverte a giocare in Prima categoria. Al Fantacalcio è un asso, dicono: comprerà Federico?

Matias Fonseca (Inter)

Sangue uruguagio-napoletano, figlio degli anni vissuti da papà Daniel in maglia azzurra, Matias ha solo 15 anni, ma già ha catalizzato le attenzioni di mezza Italia: il cellulare di suo padre, diventato un importante procuratore di calciatori, squilla ininterrottamente da mesi, in particolare da quando, a marzo, Matias ha segnato quattro reti in una sola partita, un Como-Lumezzane 4-2. Capello biondo platinato alla Maxi Lopez, a due anni dormiva con le sue scarpette da calcio tra le mani. Daniel era una seconda punta, Matias è uomo d’area, un rapace dei 16 metri. Grintoso, caliente, determinato: come quando in primavera è stato chiamato dall’Under 15 italiana per uno stage a Brescia. Ricorda molto Batistuta per movimenti e grinta. “Deve solo pensare a divertirsi e sorridere” spiegano in famiglia: suo fratello maggiore, Nicolas, giocava nel Milan fino a due anni fa, poi si è rotto il crociato. Il derby è servito: Matias ha firmato con l’Inter.

Georghe Hagi

 

Ianis Hagi (Fiorentina)

Compirà 18 anni in ottobre, ma vale già un milione di euro. È la cifra sborsata dalla Fiorentina per prelevarlo dal Viitorul Costanza, squadra della serie A rumena. Sulle orme di papà, il Maradona dei Carpazi: ma con Georghe, calciatore rumeno del secolo passato anche da Brescia ma celebre stella di Steaua Bucarest, Real Madrid e Barcellona, il giovane Ianis ha già giocato. È stato lui a lanciarlo nell’Academia Hagi, fondata nel 2008, e successivamente nel Viitorul Costanza: già, perché il passo dal giardino di casa al prato verde del rettangolo di gioco è stato breve: Gheorghe a dare istruzioni e suo figlio a eseguire. Fino all’esordio, nello scorso campionato. 172 centimetri, rapido e abile nel dribbling, Hagi jr. è nato a Istanbul e ha doppio passaporto turco-rumeno. Abile sui calci piazzati, che puntualmente realizza sia di destro che di sinistro. Nel 2001, quando il re del calcio romeno, era c.t della nazionale Ianis toccava per la prima volta l’erba del famoso stadio della Steaua Bucarest. “Non so se farà il dottore o il professore. Non credo che farà il calciatore” sosteneva Gheorghe. Pronostico piacevolmente smentito. Per la gioia di papà, e di Paulo Sousa che se lo coccola nel ritiro di Moena. E Corvino, uno che di giovani se ne intende, lo immagina dietro la prima punta in una squadra proposta con il 4-2-3-1 (il ruolo di Ilicic) o come mezzala in un 4-3-3.

Benvenuti, ragazzi. In serie A vi aspettano tanti figli d’arte come voi (da De Rossi ad Abate, passando per Antonelli e Destro). Ah, e a Genova, sponda rossoblù, è arrivato Giovanni Simeone. Loro ce l’hanno fatta a dimenticare di essere “figli di papà”: prosit.

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