Alle 9 in punto, lo scorso 4 gennaio, è suonata la campanella che ha sancito l’inizio della quotazione a Piazza Affari della Ferrari. E c’erano davvero tutti all’evento: da John Elkann a Sergio Marchionne, al premier Matteo Renzi, che ha fatto i suoi personali auguri al Cavallino Rampante.

La Ferrari in Borsa non è soltanto una nuova azienda che si quota. Perché la Casa di Maranello raccoglie la storia, i gran premi vinti in Formula Uno, l’unicità del suo marchio, ma soprattutto un futuro tutto da scrivere. La Ferrari “è una fabbrica di capolavori da consegnare alla storia, icone d’arte senza prezzo come i quadri di Renoir e Picasso”. E invece, adesso, le azioni un prezzo ce l’hanno.

La Ferrari è ‘Made in Italy’ invidiato da tutti. Chi ne possiede una, la tratta come il figlio prediletto e la sfoggia come il sogno di una vita divenuto realtà. ‘Brand Finance’ così definisce la Rossa: “Fenomeno inimitabile perché il marchio è riconoscibile perfino dove non esistono le strade”. Brand come Coca Cola, Google, Rolex o Walt Disney devono inchinarsi. “Best in class per influenza a livello globale, riconoscibilità, desiderabilità, lealtà e fiducia dei consumatori”.

Enzo Ferrari

Enzo Ferrari, nasce il mito

Nel 1947 usciva dai garage di Maranello la prima 125S. L’intuizione di Enzo Ferrari ha avuto un seguito, 68 anni di capolavori a quattro ruote, 8 o 12 cilindri. Modelli stradali o da competizione, fino alla 488 Spider, presentata in autunno al Salone di Francoforte. “Voglio macchine perfette, ma soprattutto che diano emozioni” spiegò il Drake, che è rimasto sulla tolda di comando anche quando Gianni Agnelli, nel 1969, entrò con il 50 per cento delle azioni.

Start zum GP von Deutschland 1981 Alain Prost Frankreich Renault vor Carlos Reutemann Argentin

Il desiderio

“Produrremo sempre una vettura in meno di quelle richieste”. È questa la filosofia a Maranello, per preservare il desiderio. Il tetto annuale è di 10 mila unità. E sono lontani i tempi della crisi del 1993, il peggior anno per il Cavallino. Da allora, infatti, il fatturato si è moltiplicato per dieci, i dipendenti sono raddoppiati, le vendite triplicate.

Sepang International Circuit Sepang Kuala Lumpur Malaysia Sunday 29 March 2015 Sebastian Vette

La Formula Uno e il marketing

La Ferrari resta la più medagliata in Formula Uno, anche quando attraversa periodi di magra trova entusiasmo, fan e bandiere su ogni circuito. E sa cos’è il merchandising. Ogni anno, infatti, raccoglie 60 milioni dalle attività collaterali, dagli shop dedicati al marketing via internet. Non solo: ad Abu Dhabi c’è un parco tematico unico e visitatissimo, a Barcellona ne sorgerà presto un altro. Senza dimenticare i musei di Maranello e di Modena. In Asia, in particolare in Cina, la clientela cresce e ha un’età media di 35 anni; in California, la lista d’attesa è pazzesca.

Lo sbarco in Borsa

Davanti al Palazzo della Borsa, il 4 gennaio, sembrava di essere davanti al palco di un gran premio. Broker in cappellino rosso, il parco macchine schierato, i tifosi che hanno vissuto la giornata come qualcosa di storico, che proietta Maranello nel futuro. Non solo sportivo, ma anche della finanza.

“Io c’ero”

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler e presidente della Ferrari; John Elkann, presidente di Fca; Amedeo Felisa, amministratore delegato di Maranello; Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo. Tutti qui, tutti a battezzare il marchio ‘Race’, che apre a 43 euro e che comincia subito a oscillare. Il 4 gennaio la parola d’ordine era esserci. E i vertici c’erano, quando la campanella ha tintinnato.

Ferrari

Il futuro è adesso

Sergio Marchionne, sul libro della cerimonia, ha sintetizzato cosa vuol dire la Ferrari in Borsa: “È un nuovo traguardo e una nuova partenza”. Il premier Matteo Renzi è in prima fila: “La quotazione di Ferrari è una straordinaria occasione per gli investitori. È un gesto molto bello e importante e credo che debba essere seguito anche da altre realtà”. John Elkann raccoglie e rilancia: “Si apre una strada per Ferrari, oggi è l’inizio”.

Marchionne ci tiene anche a sgombrare il campo da possibili equivoci: “Ferrari non ha niente a che fare con l’automotive, è una grande forza. Non soffre dei problemi del settore auto, verrà trattata come un titolo del lusso e a essa saranno applicati i multipli delle aziende del lusso”. Addirittura, secondo Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa Italia, Maranello sarà il biglietto da visita di Piazza Affari nel mondo, per stanare altre eccellenze, a partire da Prada.

Ferrari 158

Made in Italy sempre

Ferrari continuerà a essere un’eccellenza tutta italiana. “Non è pensabile una Ferrari creata e prodotta fuori dalle storiche mura della fabbrica di Maranello” dice chiaro e tondo Marchionne. Bene, benissimo se gli investitori arrivano, pure dall’estero, ma la Rossa non trasloca. “Se ci mettiamo a correre, siamo i più bravi del mondo” sottolinea Renzi. E a tanti viene in mente che la Ferrari – pure in Formula Uno – ha ricominciato a correre con un certo Sebastian Vettel. Piazza Affari potrebbe dare nuovo impulso pure alle velleità sportive. Ricordando i tempi di Michael Schumacher. Un tedesco che sapeva benissimo come maneggiare il ‘made in Italy’.

A proposito, il 19 febbraio dovrebbe svelarsi online la nuova F1 20165, quella che darà la caccia alla Mercedes e ad Hamilton.

SIMILAR ARTICLES