Il 5 settembre prossimo, in contemporanea a Montpellier, Berlino, Zagabria e Riga, prenderà il via la fase a girone degli Europei di basket. Un appuntamento molto atteso da appassionati e tifosi italiani che bramano per vedere finalmente all’opera una squadra capace di schierare tutto il suo potenziale, rappresentato in particolare – ma non completamente, si badi bene – dalla portaerei azzurra di scena in Nba. Salvo sorprese, infatti, Bargnani, Belinelli, Datome e Gallinari (in rigoroso ordine alfabetico) si metteranno  – per la prima volta al completo – agli ordini di coach Pianigiani per la complicata fase di qualificazione che vedrà l’Italia giocare a Berlino contro Spagna, Serbia, Turchia, Islanda e Germania. Il raggruppamento più competitivo dei quattro, ma che non vede gli azzurri battuti in partenza, anzi. Di certo non saranno le “figurine” a vincere le partite. La storia insegna che gruppi ben amalgamati, sia pure sulla carta meno dotati di talento, possono andare oltre limiti fisici e strutturali, ma l’assunto non è sempre verificato ed è altresì vero che il talento chi ce l’ha, deve saperlo sfruttare al meglio. Ecco perché i segnali che giungono da Oltreoceano invitano a un cauto ottimismo: da nefasti sono volti al bello.

Dopo un anno e mezzo trascorso perlopiù sul lettino del fisioterapista, nelle ultime settimane Andrea Bargnani, prima scelta del draft 2006, è tornato a dare notizie di sé sul campo di gioco: 25 punti e 12 rimbalzi contro Detroit, 19 contro Toronto, salvo poi patire qualche inevitabile battuta d’arresto dovuta anche a un contesto di gioco – quello di New York – tra i più disarmanti della Lega. Anche Danilo Gallinari ha finalmente risolto i problemi al ginocchio, che lo avevano costretto a un nuovo stop di due mesi nel bel mezzo della regular season. Nelle ultime settimane si è liberato anche di coach Brian Shaw – che lo ha capito poco e saputo sfruttare anche meno – e ha festeggiato insieme ai compagni di Denver interrompendo contro Milwaukee una striscia di 10 sconfitte consecutive, grazie alla sua miglior prestazione dell’anno (26 punti e 7 rimbalzi). Sempre in cerca d’autore, invece, Gigi Datome: ha cambiato franchigia passando da Detroit a Boston e dopo un inizio stentato, è già alla seconda doppia cifra (10 e 13 punti contro Orlando e Miami) ottenuta in risicatissime parentesi sul campo. Completa il quadro Marco Belinelli, reduce dalla vittoria dell’anello con i San Antonio Spurs e coinvolto insieme ai compagni nel classico down che spesso segue una stagione esaltante. Ha mancato la conferma nella gara dei tre punti, spazzato via da un superlativo Curry, ma il suo apporto nel contesto di gioco dei texani non manca mai. Suo, per esempio, il canestro quasi allo scadere che lo scorso febbraio ha a coach Popovich la vittoria numero 1000 in carriera.

Ma non è tutto. In Italia, infatti, non mancano altri azzurri pronti al grande salto. Su tutti Alessandro Gentile, già in orbita Houston e per ammissione del general manager dei Rockets in grado già di competere ad altri livelli; per non parlare del compagno di squadra a Milano, Daniel Hackett che, risolti i problemi ambientali, potrà dare un grosso contributo nel ruolo di playmaker, insieme all’ordinato Cinciarini. Insomma i presupposti per divertirci ci sono tutti e chissà che non si possano rinverdire i fasti di quella squadre del 1999 capace di imporsi nella rassegna iridata e di scrivere una grande pagina di storia dell’intero movimento.

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