Questo weekend prenderà il via la 39ª edizione degli Europei di basket. Una manifestazione molto attesa dagli appassionati che promette quindici giorni spettacolari, ricchi di emozioni e grande agonismo, con stelle di primo piano che calcheranno i parquet di Zagabria, Berlino, Riga e Montpellier, le sedi che faranno da palcoscenico ai quattro gironi. I nostri azzurri sono inseriti nel Gruppo B con Germania, Islanda, Spagna, Serbia e Turchia.

Proprio contro i turchi è fissato l’esordio, sabato 5 alle ore 21 (diretta su Sky Sport, come tutta la competizione); il giorno seguente sarà la volta dell’Islanda, alle 18; l’8 settembre è in programma il derby del Mediterraneo con la Spagna (ore 21) e nei due giorni seguenti Italia-Germania (17:45) e Serbia-Italia (14:30). Ma con quali credenziali i nostri azzurri si presentano a questa manifestazione? Ecco dieci motivi per i quali credere nelle potenzialità della squadra di coach Pianigiani.

GLI “AMERICANI”

Senza mancare di rispetto agli altri componenti, di cui avremo modo di parlare più sotto, la contestuale presenza di Gallinari, Bargnani, Belinelli e Datome (quest’ultimo reduce dal ritorno al di qua dell’oceano, per effetto della firma con i turchi del Fenerbahçe), giocatori maturati tecnicamente e fisicamente sugli ostici parquet Nba, è motivo sufficiente a piazzare la nostra Nazionale tra le più interessanti della kermesse. Sarà fondamentale che riescano a mettere il loro talento a disposizione della squadra, ma hanno già dimostrato in amichevole di non vivere di personalismi e di essere perfettamente integrati nella realtà azzurra.

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ITALIANI PROTAGONISTI IN PATRIA

Non si vive di soli “americani”. Nel gruppo di Pianigiani, infatti, ci sono numerosi elementi reduci da stagioni vissute da protagonisti in Italia e in Europa. Basti pensare al capitano dell’EA7 Milano, Alessandro Gentile, e al suo compagno di squadra, Daniel Hackett; ma anche a Cinciarini, andato a un passo dallo storico scudetto con Reggio Emilia (e nel frattempo passato alla corte del neo-tecnico Repesa a Milano), per non parlare di Polonara, alfiere di Varese, Cusin, pivot esperto e temprato dai campionati vissuti in maglia Cremona.

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GIRONE DI FERRO: ALLA LUNGA UN VANTAGGIO?

Il sorteggio non è stato dei più favorevoli per l’Italia, anzi possiamo tranquillamente affermare – senza l’intento di creare o concedere alibi – che è andata proprio male. Gli avversari (Germania, Islanda, Spagna, Serbia e Turchia) proporranno immediatamente sfide di un certo livello, ma questo permetterà agli azzurri di entrare subito in clima europeo e magari ottenerne seri benefici, una volta raggiunta la post-season.

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L’ETÀ “MATURA” DEGLI ELEMENTI CHIAVE

Gallinari 27 anni, Bargnani quasi 30, Belinelli e Cinciarini 29, Hackett e Datome quasi 28. È un gruppo ormai maturo quello agli ordini del CT Pianigiani: l’età giusta per compiere il definitivo salto di qualità in modo da premiare una generazione che, da tempo ormai, sogna di ripercorrere le orme dei vari Myers, Fucka, Basile, Pozzecco e Meneghin.

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I JOLLY IN ROSA

In ogni squadra è fondamentale possedere elementi in grado di ricoprire più ruoli in attacco e in difesa. Pedine tattiche, capaci di dettare il cambio di ritmo e di mettere in difficoltà l’avversario diretto, grazie alla possibilità di giocare più vicino o più lontano da canestro, a seconda dei suoi punti deboli. Gli azzurri non difettano neanche sotto questo profilo: nel reparto esterni, Gentile può giocare a piacimento da guardia o da ala piccola e all’occorrenza assumersi responsabilità da play; più vicino a canestro, Datome può essere impiegato da “4” tattico, anche se il suo ruolo naturale è quello di ala piccola.

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I PLAY COMPLEMENTARI

Il playmaker è il ruolo più delicato della pallacanestro: rappresenta infatti la diretta emanazione in campo dell’allenatore. Un play deve conoscere bene non solo i suoi compiti, ma anche quelli dei compagni; deve dettare i ritmi, riconoscere i momenti e armare la mano dei compagni. Da questo punto di vista, Pianigiani può contare su una coppia complementare composta da Cinciarini e Hackett: il primo più regista classico, il secondo più realizzatore. Entrambi in ogni caso dotati di grande talento.

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FORMAZIONE VERSATILE

In pre-season Pianigiani ha insistito molto sul quintetto alto, senza riferimenti di ruolo vicino a canestro, con Cinciarini, Gentile, Gallinari, Datome e Bargnani. All’occorrenza, però, può aggiungere i centimetri e i chili di Cusin in area, spostando Bargnani da “4”, o eventualmente facendo giocare nella posizione di interno quel Danilo Gallinari che rappresenta di fatto l’ago della bilancia azzurra. Non bastasse, c’è anche la possibilità di giocare con il doppio play, o anche con un interno versatile come Melli.

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FAME DI VITTORIA

È l’espressione utilizzata di recente da Pianigiani e che gli appassionati si augurano di poter condividere presto. “Un’Italia che ha fame – ha detto -. Vedo l’occhio che brilla e spero di vederlo anche a Berlino“.

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UNA LUNGA PREPARAZIONE

Dodici i test amichevoli affrontati prima dell’esordio di Berlino, per una preparazione cominciata intorno al 20 luglio. Gli azzurri vivono insieme ormai da 50 giorni e appaiono un gruppo coeso, ben amalgamato e con personalità ben calibrate.

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LA CABALA

La prima medaglia d’oro agli Europei di basket risale al 1983, in Francia, con CT Sandro Gamba; la seconda nel 1999, ancora in Francia, con Bogdan Tanjevic in panchina. Tra l’uno e l’altro sono trascorsi 16 anni: gli stessi che separano l’attuale edizione dall’ultimo successo tricolore. E poi indovinate un po’ dove si giocheranno le fasi finali? A Lille. Sì, ancora in Francia.

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