Circa cinque mesi fa il mondo tremava, e con esso quello del calcio. Bataclan, Stade de France, Isis, Parigi e terrorismo hanno fatto parte di un quintetto di parole ormai indissolubilmente scolpite nella storia contemporanea del Vecchio Continente e del globo intero: 13 novembre 2015, Parigi sotto assedio, colpita nel cuore pulsante della sua quotidianità. Assistere a un concerto o a una partita di calcio, inutile nasconderlo, da allora sono eventi che non hanno più lo stesso significato: non può essere altrimenti quando la tragedia fa capolino nella normalità del relax e nella serenità dell’intimità.

Quella strage ci ha lasciato tutti allibiti e con il cordoglio e lo sbigottimento ha lasciato in eredità una serie di interrogativi in merito alla sicurezza. Inevitabile non pensare ad Euro 2016, la prima competizione calcistica continentale allargata a 24 squadre, per un totale di 51 partite, con oltre 500 giocatori coinvolti e 10 stadi impegnati dal 10 giugno al 10 luglio 2016.

Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015
Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015

Gli impianti e le città in questione sono Parigi (Parco dei Principi e Saint Denis), Marsiglia (Velodrome), Lione (Stade de Lumieres), Lilla (Stade Pierre-Mauroy), Bordeaux (Matmum Atlantique), Tolosa (Stadium Municipal), Lens (Stade Felix Bollaert), Nizza (Allianz Riviera), Saint-Etienne (Stade Geoffroy Guichard). Le misure di sicurezza saranno altissime. Il dato da cui ripartire è che nel venerdì nero di Parigi ad aver funzionato bene era stata proprio la sicurezza intorno allo Stade de France. I terroristi avrebbero voluto la strage in diretta tv, alla presenza nell’impianto del presidente francese Hollande, ma i filtri esterni all’impianto hanno respinto il kamikaze costringendolo ad allontanarsi per farsi esplodere altrove. Il bilancio fu drammatico, ma sicuramente inferiore a quello che sarebbe stato in caso di esplosione in mezzo alla folla.

Un giorno prima dei tragici fatti, è bene ricordarlo, allo stadio “Felix Bollaert” di Lens si era tenuta una simulazione -alla presenza di 830 persone- di attacco con armi chimiche, mentre pochi giorni prima allo stadio di Bordeaux era stata simulata un’evacuazione con 200 figuranti in seguito a incidenti in tribuna. Il passaggio da “rischio potenziale a rischio reale”, come l’aveva definito Jacques Lambert, ex-prefetto e presidente di Euro 2016 Sas, cioè la società incaricata dell’organizzazione della manifestazione, è avvenuto di lì a poco.

Cosa accadrà nel mese di calcio all’insegna dell’Europa? Su alcuni temi vige ancora la massima discrezione, ma dal 14 novembre l’attenzione sul tema sicurezza è stata incrementata: tra lo Stato e la Federcalcio francese è stato siglato un accordo che divide compiti e competenze per quello che riguarda la sicurezza. La Federcalcio francese si deve occupare di stadi, campi di allenamento, alberghi delle squadre e dell’Uefa; la sicurezza delle zone intorno invece sarà a carico dello Stato. “Siamo preoccupati, ma c’è tempo. Continueremo a fare il necessario affinché la sicurezza sia garantita, nonostante i rischi che questo comporta. È una questione permanente per la Federazione e per lo Stato” ha ammesso a più riprese Noel Le Graet, capo del calcio transalpino.

Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football
Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football

Perimetri di sicurezza ampliati, cordoni di controllo duplicati, maggiori verifiche sui tifosi e il contenuto di eventuali zaini trasportati negli impianti, aumento del numero di volontari.  Per quanto riguarda l’Italia, la Nazionale sarà scortata da 12 funzionari italiani collegati a 30 agenti locali. E l’Uefa?  Da oltre tre anni il Comitato organizzatore lavora a stretto contatto con le autorità competenti per garantire la protezione e la sicurezza del torneo.

“La vita deve riprendere il suo corso. Tutti devono mettersi in testa che la vita continua e penso che oggi bisogna soprattutto rassicurare” è il motto che campeggia sulla manifestazione.  Libertà di divertirsi, uguaglianza di trattamento, fratellanza per uno sport che deve unire. Ne abbiamo tanto bisogno.

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