Se non avete avuto la possibilità di vedere gli highlights di Lazio-Chievo di sabato cercate pure su Youtube. Una partita a senso unico, dominata dalla squadra di Simone Inzaghi ma vinta dagli ospiti grazie a un gol di Inglese. Non ce ne voglia però l’ottimo attaccante di Lucera, ma se il Chievo è riuscito in qualche modo a portare a casa i 3 punti lo deve soprattutto alle parate di un fenomeno di 37 anni di nome Stefano Sorrentino. Colpi di testa, tiri da fuori e dentro l’area di rigore, nulla è riuscito a scalfire l’inviolabilità della porta del numero uno gialloblu.

Il pallone sembrava quasi legato a un elastico: ogni qual volta uno tra Parolo, Felipe Anderson e Milinkovic-Savic ha provato a indirizzarlo verso la porta avversaria lo ha visto tornare indietro senza troppi compimenti. Una giornata di grazia, di quelle che ogni tanto capitano a tutti i portieri? No, non in questo caso. Anzi, per Sorrentino l’anormalità (in senso positivo) delle prestazioni è quasi diventata una regola. Anche a Milano contro l’Inter, qualche giornata fa, ha respinto l’impossibile e solo negli ultimi minuti è crollato sotto i colpi dell’attacco nerazzurro.

A Palermo, nella disastrata annata 2015/2016, le sue parate sono state decisive per arrivare a una salvezza che sembrava quasi impossibile vista la situazione societaria e gli allenatori defenestrati continuamente da Zamparini. Le medie voto parlano per lui: 6.48 nelle 35 partite giocate nella stagione scorsa, 6.44 (e ancora nessuna insufficienza) nella stagione attuale. Nonostante i 38 anni da compiere a fine marzo non ha perso un briciolo della reattività, del senso della posizione e della carica che mette in campo (quella che esplode quando lo si vede esultare dopo una parata decisiva), che forse è il segreto che gli permette di tenere alta la concentrazione per tutti i 90 minuti.

sorrentino perisic

Sono anni che ormai va così, ma nessuno sembra farci caso più di tanto. Si è dato quasi per scontato il fatto che il portiere nativo di Cava dei Tirreni dovesse essere quasi infallibile e che, nonostante tutto, non potesse essere adatto a giocare in una squadra in lotta per qualcosa in più della salvezza o di un posto a centro classifica. O che non potesse essere un ottimo rincalzo di Buffon in Nazionale, visto che dietro l’immortale Gigi in questi anni non si sono visti grossi fenomeni (a parte Donnarumma, che però è diventato quello che è da poco più di un anno). Una specie di maledizione che lo ha visto relegato nel girone dei portieri di provincia, in lotta ogni anno per guadagnarsi un altro anno nella massima categoria, senza possibilità di un salto di qualità o di un’affermazione a livelli superiori. Ma come è possibile che nessuno abbia voluto puntare su Sorrentino? C’è qualcosa che va oltre l’aspetto sportivo che non gli ha permesso di arrivare in alto?

sorrentino

Forse quella voglia di sentirsi sempre protagonista e mai gregario, a differenza di altri colleghi bravi che hanno accettato la panchina di una grande pur di far parte di una squadra top. Sorrentino non è uno che si è accontentato o si accontenta di partecipare, ha la competizione nel sangue e vuole essere il numero uno della sua squadra, l’ultimo baluardo. “Non faccio la chioccia a nessuno. Ma non perchè mi sento più forte, ma perché caratterialmente sono un competitivo ed il fatto di allenarmi tutti i giorni è una sfida quotidiana, per dimostrare che tutte le domeniche devo essere presente e soprattutto protagonista. Non ho mai fatto questione di soldi o di categorie”, ha affermato in un’intervista dello scorso anno. Un carattere poco incline al compromesso, difficile da addomesticare. Sorrentino è un portiere istintivo e spettacolare in campo e un leader capace di essere anche pungente nelle dichiarazioni rilasciate. Forse troppo per essere parte di un top team, perché in certe piazze la forma conta quanto la sostanza.

sorrentino huelva

Qualche soddisfazione professionale, come quella di essere il primo portiere italiano della storia del Recreativo Huelva (la squadra più antica di Spagna) o di giocare in Europa con l‘Aek Atene, l’attuale portiere del Chievo se l’è tolta. Con un po’ più di lungimiranza da parte di qualche dirigente e un carattere diverso forse ora staremmo parlando di una carriera di altro livello, di qualche riconoscimento personale.

Ma a lui forse i titoli e la carriera che poteva avere non interessano neanche così tanto: basta giocare in un ambiente che ne riconosca le qualità, sentirsi protagonista, essere in tutto e per tutto Stefano Sorrentino, senza troppi compromessi.

sorrentino

ARTICOLI SIMILI