Se a inizio maggio fosse arrivato il Marziano di Flaiano a Roma e avesse osservato le partite dei giallorossi, probabilmente si sarebbe innamorato follemente di Stephan El Shaarawy. Avrebbe visto quel ragazzo con la cresta così appariscente seminare avversari sulla fascia sinistra, calciare dei meravigliosi tiri a giro sul secondo palo su cui nemmeno portieri come Buffon e Donnarumma hanno potuto far qualcosa, tagliare alle spalle dei difensori con movimenti simili a rasoiate improvvise per poi insaccare senza troppi problemi, servire assist a getto continuo ai compagni (3 nella stessa partita, contro il Pescara).

Lampi di talento puro, troppo spesso però sommersi tra incertezze e infortuni, ma che lasciano senza parole ogni qual volta il ragazzo nato a Savona li tira fuori.  El Shaarawy è uno che a 20 anni ha segnato 16 gol in serie A attirando le attenzioni di importanti club di Premier, che a Roma per i primi mesi dello scorso anno ha segnato un gol ogni due partite (esordendo con uno spettacolare tacco con il Frosinone) e che a maggio ha uno score di 4 gol e 3 assist in 5 partite. Era da dicembre del 2012 che non andava a segno in tre partite di fila di campionato, periodo in cui praticamente da solo si portava sulle spalle il piccolo Milan post Ibrahimovic e Thiago Silva. El Shaarawy però è anche quello che per due anni con i rossoneri non ha quasi mai visto il campo e che nel Principato di Monaco è durato solo 6 mesi, prima di essere spedito di nuovo al mittente. La stessa Roma, nonostante le cose buone fatte, ha tentennato prima di riscattarlo la scorsa estate dai rossoneri per 13 milioni, un prezzo che per un talento come il Faraone (e visto il mercato attuale) non sembra poi così elevato.

Poca costanza, infortuni e forse una cattiveria agonistica non proprio “alla Nainggolan” (tanto per citare uno della Roma che di “cazzimma” ne ha da vendere) hanno contraddistinto gli ultimi anni della carriera di El Shaarawy. Le parole di Spalletti su di lui fanno capire tanto: “Troppo spesso si accontenta. È come se dicesse, ho perso questa palla ma tanto siamo già 1-0… Non è che la gestisce come fosse la palla della partita“. Al suo cospetto Salah, con cui condivide le origini egiziane, sembra sempre quello dai comportamenti giusti, che non si accontenta mai e che si sacrifica di più. L’allenatore di Certaldo, da fine psicologo, ha sempre provato a spronarlo: da gennaio a giugno dello scorso anno El Shaarawy è stato un titolare quasi inamovibile, risultando uno dei migliori della sua squadra, tanto da spingere Antonio Conte a trovargli un posto nella rosa dei calciatori da portare a Euro 2016. Con l’Edin Dzeko implacabile di quest’anno e lo spostamento di Nainggolan in una posizione più avanzata, il Faraone è retrocesso nelle gerarchie, diventando un’alternativa di lusso.

Scampoli di partita alternati a gare da titolare, con un rendimento alterno. Voci di addio a fine stagione dopo l’ennesima panchina di febbraio, il mese peggiore della sua stagione. El Shaarawy è un ragazzo che ha bisogno di sentire la fiducia intorno a sé per rendere al meglio, quando percepisce di non essere più un elemento centrale di un gruppo tende ad incupirsi calcisticamente e a dare meno di quanto potrebbe. Non per niente, sui 12 gol realizzati in stagione, ben 11 sono arrivati nelle partite in cui ha giocato titolare.  Al Milan poi il suo periodo negativo è cominciato quando in rossonero è arrivato Mario Balotelli, figura ingombrante come poche con cui calcisticamente non ha mai avuto un feeling eccezionale e che ne ha oscurato prestazioni e considerazione all’interno dello spogliatoio di Milanello.

elsha_balotelli

Per diventare il giocatore che può essere El Shaarawy, oltre a sperare di non dover più passare troppo tempo in infermeria, deve superare questi limiti caratteriali. Il giocatore visto nell’ultimo mese difficilmente sarebbe un’alternativa, anche in una squadra come la Roma, ma il primo a convincersi a voler fare il salto di qualità deve essere proprio lui.Il segreto è crederci sempre, è fondamentale la testa e riuscire a rimanere umile”, ha detto in una delle prime interviste da giocatore giallorosso.  A 24 anni è ora di scegliere: il tempo per diventare un Campione e superare il limbo delle eterne promesse non mantenute c’è ancora. Crederci sempre, testa, umilità. Gli ingredienti per il successo El Shaarawy li conosce, ora dipende tutto da lui. 

SIMILAR ARTICLES