Il mondo di Eder Citadin Martins, in questo 2016, va al contrario: lui che da vice-capocannoniere della serie A grazie alle 12 perle nel girone di andata con la Sampdoria si era ben presto trovato a vestire i panni di dorato (costato 12 milioni di euro) comprimario nell’Inter con una rete e poche presenze da titolare, non poteva che festeggiare nel giorno per antonomasia coincidente con la sfortuna: venerdì 17. In un pomeriggio placido come le foreste svedesi, ci ha pensato lui, una delle convocazioni più discusse tra i 23 nel listone di Conte, a far ballare la samba a tutta Italia. Sulle spalle, il numero 17: sul cronometro, le 16:43. Esattamente, avete letto bene, 17 minuti dalle 17. E allora bando alla scaramanzia e via ai festeggiamenti.

Eder, numero 17

Italiani e brasiliani per certi versi si somigliano: tendiamo all’esaltazione con poco, ci dirigiamo nella buia depressione per altrettanto. E allora quel destro nato a Lauro Müller, centro della regione di Santa Catarina dedicato a un ingegnere militare e politico e di origine tedesca,  scoperto nella serie B brasiliana, con il Criciuma dal suo procuratore Bagnoli (“Andammo a vedere un altro giocatore lì e invece ci colpì Eder per la sua forza, la sua tecnica e la sua velocità”) e arrivato in Italia per 550mila euro, passando da Empoli, Frosinone, Brescia, Cesena e Genova, sponda blucerchiata, prima di convincere Tavecchio e la Figc a naturalizzarlo, ha cancellato di colpo 88 minuti di critiche e analisi anti-oriundi: controllo rapido e caracollante su sponda di Zaza, dribbling furoreggiante dal sapore di derby sull’ex genoano Granqvist e bolide nell’angolino basso. Un gol architettato con delicata armonia come le ville di palladiana memoria, quelle che il bisnonno Battista Righetto avrà visto nei dintorni di Nove, provincia di Vicenza, tra la nebbia e il Brenta.

Bulgaria-Italia 2-2, la festa di Eder

È un amore fresco ma già contrastato, quello tra Eder e il tifo italico. Fu passione a prima vista il 28 marzo 2015, quando graffiò all’esordio nella partita contro la Bulgaria valida per le qualificazioni all’Europeo 2016 nella quale realizzò il gol del definitivo 2-2, dopo essere subentrato a Zaza. Il primo bacio è rimasto però a lungo tale, fino agli “Eder chi?” e “Eder perché?” ascoltati e letti nei commenti alle convocazioni azzurre. Lui in Francia e Pavoletti al mare di Livorno, quasi un affronto per i 60 e passa milioni di commissari tecnici sparsi sul territorio nazionale: ma Antonio Conte ha sempre dimostrato di gestire la Nazionale come un club, e di anteporre gli equilibri del gruppo agli exploit individuali, andando anche contro Roberto Mancini, che aveva voluto Eder a Milano ma al tempo stesso si era espresso non positivamente verso gli oriundi in Nazionale. “Polemica inutile -ha tagliato corto il 29enne chiamato così in onore di Eder Aleixo de Assis, il calciatore brasiliano capace di calciare a 160 chilometri orari- qui siamo un grande gruppo”. A testimoniarlo i primi abbracci: Insigne e Immobile, due che con lui si giocano una maglia ogni giorno. E chissà se tra i ringraziamenti speciali Eder ha inserito Walter Zenga, l’allenatore che nell’agosto 2015 ha voluto trattenerlo a tutti i costi a Genova, dove in quattro mesi ha costruito il suo tesoretto in chiave Italia.

Eder, maglia Inter
Eder con la maglia dell’Inter: 14 presenze e una rete in nerazzurro

Tanti lanci, pochi dribbling, ancora meno spettacolo. Nell’Italia “operaia” non può mancare chi vuole recuperare i quarti di nobiltà perduti: non segna ma pressa tanto, non entusiasma il pubblico ma soddisfa il suo allenatore. Così la rete più importante di Eder non poteva che arrivare nel giorno diventato nefasto nell’antica Roma, stante la corrispondenza tra l’annuncio di morte (“VIXI”) e il suo anagramma numerico, 17. Qualcuno l’ha anche paragonato al gol di Roberto Baggio contro la Bulgaria durante i mondiali americani del 1994, tra sacro e profano.  Adesso, come ha ammesso lo stesso Conte, sarà fondamentale mantenere i piedi per terra, perché ora arriva il difficile. L’Italia sta assumendo lentamente i galloni di favorita. Nobiltà contro Terzo Stato. Ma la classe operaia ha operato la Rivoluzione. E allora benvenuto Eder, nuovo vecchio Fratello d’Italia.