Ci sono uomini che, fin dai primi anni della loro vita, sembrano nati per non rimanere mai fermi, con una valigia perennemente pronta e l’animo di chi trova la propria ragione d’esistere nel cambiamento. Blerim Dzemaili rientra in pieno in questa macro categoria umana, sin dalle origini: cresciuto in Macedonia, si è trasferito con i genitori emigranti prima in Albania e poi in Svizzera, il paese in cui è diventato uomo e calciatore e che insieme alla famiglia rappresenta uno dei pochi punti fermi della sua vita. Il legame con la Nazionale (con cui ha disputato gli ultimi Europei e il Mondiale brasiliano) infatti è fortissimo: “La Svizzera rappresenta l’occasione per restituire qualcosa a questo paese. Io non sono al 100% svizzero, però mi ha dato tanto. La possibilità di diventare un calciatore e di condurre una buona vita”.

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Questa specie di imprinting da girovagio si è manifestato anche quando ha capito che il pallone era la sua vocazione:  Zurigo, Bolton, Torino, Parma, Napoli, Instanbul, Genova e ora Bologna le tappe del suo viaggio calcistico. Non sempre la scelta di spostarsi è stata frutto di un mero desiderio di cambiare, anche le circostanze hanno fatto di tutto per far sì che andasse così. A Bolton, nella sua prima esperienza calcistica importante dopo quella con lo Zurigo, non ha avuto modo di dimostrare il suo valore a causa di un infortunio ai legamenti, e quando è tornato a disposizione è stato messo ai margini della rosa senza troppe spiegazioni.

Un anno difficile quello in Inghilterra, ma Dzemaili non è uno che molla, nemmeno dopo una situazione del genere. In famiglia già suo fratello, a suo dire molto più talentuoso di lui, ha lasciato il calcio dopo un brutto infortunio. Un carattere fragile, al contrario di Blerim, che l’anno dopo sbarca al Torino per riprendere il filo di una carriera che sembrava già in fase calante. Come prima di arrivare al Genoa nel 2015, dopo un anno negativo al Galatasaray, ma in Italia sembra sempre ritrovare il vero se stesso. Oggi, a 30 anni, è tornato quello dei giorni migliori: 6 gol segnati in stagione, 4 nelle ultime 4 partite (2 dei quali proprio al Torino), lo rendono il miglior marcatore della squadra di Donadoni, anche se per ruolo non è deputato a scardinare le difese avversarie.

Per la facilità ad andare in rete, lui che è nato come mediano puro, deve ringraziare soprattutto Mazzarri, che ai tempi di Napoli gli ha fatto capire come sfruttare al meglio il suo micidiale destro e la sua prepotenza fisica. Oltre ad essere determinante e decisivo sul campo Dzemaili è un’arma in più anche fuori dal rettangolo di gioco. Tutti riconoscono le sue doti di leader, la sua grinta e la voglia di vincere che trasmette. Ci ha messo sempre la faccia, anche quando il Bologna era in crisi, ed è riuscito a proteggere e motivare i compagni più giovani, che sono tornati a giocare al massimo.

Erjona-Sulejmani

Fuori dal campo è famoso anche per il matrimonio con Erjona Sulejmani, star delle copertine e dei social che ai Mondiali in Brasile ha folgorato i tifosi di tutto il mondo.  Anzi, la fama della sua signora ha rischiato di mettere un po’ in ombra le sue prestazioni, ma con le ultime partite sta ricordando a tutti, se ancora ce ne fosse bisogno, che prima di essere il marito di una bellissima modella è un calciatore di livello assoluto.

A dicembre scorso il patron del Bologna Joey Saputo ha parlato del suo futuro, annunciando il trasferimento di Dzemaili alla fine del campionato nell’altra sua squadra di proprietà, il Montreal Impact. Alla luce della situazione dei rossoblu però rinunciare così a cuor leggero alle prestazioni dello svizzero sembra difficile. Di sicuro tifosi, compagni e allenatore faranno di tutto per trattenerlo ancora con loro. La valigia però, come al solito, è già pronta. Uno come lui, nato girovago, non può proprio fare a meno di cambiare.

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