È tutta una questione di numeri. Di alta scuola, ma non solo. La Juventus ha deciso di dare la maglia numero 10 a Paulo Dybala, quella dei grandissimi (da Sivori a Platini, da Baggio a Del Piero) e lui sta ricambiando. Lo dicono, ancora una volta, i numeri: 8 gol in campionato in 4 partite giocate, a cui vanno aggiunte le due (inutili) fatte in Supercoppa italiana contro la Lazio. Che portano il totale a 10 (ancora questo numero). Resta lo zero in Champions League contro il Barcellona, al cospetto di Leo Messi, di cui si dice La Joya sia l’erede.

Numeri che da soli valgono il prezzo del biglietto, quelli del gol. Per bellezza stilistica e prontezza nel tiro. Tre volte ha firmato il cartellino a Marassi contro il Genoa, tre volte ha infilzato il Sassuolo a Reggio Emilia. Una Joya da esportazione, si direbbe. Ma pure all’Allianz Stadium ha infilato due perle, giocando solo mezzora contro il Chievo.

Con questo Dybala la Juve dove può arrivare? Al settimo scudetto consecutivo? Per ora, le cifre sono assolutamente monstre per l’argentino che piace tanto (pure troppo, dicono a Torino) al Barcellona. È naturalmente capocannoniere in serie A, in 100 partite con la maglia bianconera è a quota 52 gol. Lui ha detto di non volere paragoni con Messi, e allora un paragone si impone con un altro connazionale, e compagno di squadra, quel Gonzalo Higuain che invece è criticato in questo inizio di stagione (con 2 sigilli in campionato).

Può Dybala battere il record di Higuain, fresco appena di due anni e stabilito con il Napoli (36 reti in tutto il campionato)? Beh, quell’anno, il Pipita era fermo a 4 segnature in 4 partite. Aveva segnato una doppietta alla Sampdoria e una alla Lazio, entrambe al San Paolo. Fino alla 24esima giornata, l’Higuain partenopeo mantenne la strabiliante media di una rete a incontro. E poi chiuse con 36, avendo saltato pure qualche partita (tre turni di squalifica). La media gol/minuti fu impressionante quell’anno: una rete ogni 82 minuti. Il Napoli partiva sempre 1-0, insomma.

Dybala sta viaggiando su medie ancora superiori. La proiezione finale lo porterebbe addirittura a 76, record che difficilmente arriverà. Pensate: finora Paulo ha segnato ogni 37′. Per battere i 36 gol del Pipita, gli basterebbe abbassare la media a un gol ogni 86 minuti perché chiuderebbe a 37 nella classifica marcatori. Il migliore di tutti i tempi. Dybala sta facendo meglio anche dell’attaccante dell’Inter, Mauro Icardi, uno che di gol se ne intende eccome: ha segnato una rete ogni 70 minuti (e ogni 16 tocchi di palla). Il 9 interista in classifica è distante tre reti da Dybala che, ricordiamolo, prima punta non è, lasciando l’incombenza proprio a Higuain.

Se qualcuno ipotizza che ormai possa chiamarsi Tribala per via delle triplette, non sbaglia. Ha eguagliato intanto David Trezeguet, altro juventino entrato negli annali per i tanti portieri che ha battuto: nel 2007/2008 segnò due triplette a questo punto della stagione. Ma Dybala punta ancora più in alto, a superare il recordman di triplette in una singola stagione, l’argentino Pedro Manfredini, che ne fece quattro in tutto l’anno 1960/61 con la maglia della Roma. Da allora, diventò Mantredini.

Se Paulo La Joya dovesse anche solo eguagliare Manfredini, diventerebbe il giocatore della Juventus con più triplette in un anno calcistico. Al top c’è, un altro numero 10, un altro argentino, Omar Sivori che, nel 1960/61, ne fece tre. Quello che è sicuro è che nessuno dei re dei bomber del nostro campionato, negli ultimi 15 anni, aveva mai toccato quota 8 gol dopo quattro giornate. Quello che si avvicina maggiormente è Totò Di Natale, a quota 6 con l’Udinese nel 2006/2007.

Dybala ha segnato finora in tutte le partite di campionato. Nella storia recente della serie A è riuscito ad Adriano nel 2003 con l’Inter, a Luca Toni nel 2005 con la Fiorentina e a un difensore, Christian Terlizzi, con il Palermo nel 2005.

Se ne avete basta di numeri e simili, allora parliamo anche del perché la Juve – felicità a parte per Dybala – debba comunque temere di non confermarsi campione d’Italia. Ha già subito tre reti in campionato nelle prime quattro giornate. Se allarghiamo il campo alle altre competizioni, siamo a quota 9 (tre dalla Lazio e tre dal Barcellona). Era dal 1990, tempi di Gigi Maifredi, che la retroguardia non soffriva tanto (9, ma in cinque sfide e non sei). Ben 5 dal Napoli in Supercoppa italiana, all’epoca, 2 dal Taranto in Coppa Italia, 2 in A da Atalanta e Parma. Quella Juve terminò il campionato al settimo posto, uno dei peggiori risultati in assoluto. Come a dire che puoi avere l’attacco mitraglia, un attaccante da due gol a partita, ma se non sistemi la difesa, sono guai.

Il dopo Bonucci evidentemente, là dietro, non è facile. Ma pure davanti, Dybala a parte, gli altri paiono sonnecchiare, a cominciare da Gonzalo Higuain, che ha sì segnato due gol finora, ma che pare fuori forma in zona gol. Oltre alla Joya, finora, e al Pipita, hanno fatto esultare i tifosi una volta Mandzukic e una volta Cuadrado. Poi stop. Quella che spesso è stata la cooperativa del gol, al momento ha un solista: 10 reti in tutto su un totale di 14 segnate dall’attacco bianconero. Praticamente, è il numero 10 che si sta sobbarcando sulle spalle tutta la Juve. E quando non trova il pertugio lui, la Juve finisce al tappeto (vedi Barcellona). Detto questo, essere Dybala-dipendenti non è assolutamente una vergogna. Quasi tutte le grandi hanno un giocatore che toglie le castagne dal fuoco spesso e volentieri: per non citare solo il Barcellona con Messi (ieri autore di 4 reti nel 6-1 dei blaugrana), c’è il Real Madrid con Cristiano Ronaldo (anche se, ultimamente, anche gli altri partecipano), c’è il Bayern Monaco con Lewandowski. C’è il Paris Saint Germain che ha cominciato a dipendere da Neymar e prima lo faceva da Ibrahimovic.

In attesa di capire se Paulo Dybala rallenterà, per adesso, la Juve spolvera il suo gioiello. Che valeva 150 milioni l’estate scorsa, ma che adesso almeno 200 li vale tutti. Se poi dovesse diventare recordman in serie A, beh, almeno quanto Neymar dovrebbe costare. Soprattutto perché non è un attaccante centrale alla Icardi. Lui lo trovi pure a centrocampo a impostare. E non è cosa da poco farsi trovare lucido poi in zona gol. Immaginiamo che a lui dei record interessi relativamente, vorrebbe iniziare a mettere le mani su qualcosa di unico, tipo la Champions League, portare l’Argentina ai Mondiali, essere sul podio del Pallone d’oro, magari come numero uno, interrompendo il dominio incontrastato della Pulce e di CR7.

Segna Paulo, segna…

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