Ci sono delle leggi non scritte nel mondo del calcio, dei luoghi comuni, che caratterizzano questo sport. Il classico gol dell’ex, una frase ricorrente nei continui incroci calcistici. Ma ciò che caratterizza questo momento è la conseguente (non) esultanza. Un dibattito che divide i calciofili e che continuerà a dividerli per anni:  è giusto che l’ex esulti oppure no? Una risposta non ci sarà mai. Ci sono diversi fattori che caratterizzano una situazione. Ogni ‘ex’ ha una storia a sé: il rapporto con la dirigenza, il rapporto con i tifosi e con i compagni. Dietro ogni esultanza c’è una storia. È un po’ come in amore: non sempre tutti i ragazzi salutano le proprie ex ragazze.

Tutto dipende da come ci si è lasciati. L’esultanza dell’ex è accompagnata da celebri episodi, da celebri esultanze e celebri silenzi tutti da interpretare. C’è chi ha scelto la strada dell’esultanza rabbiosa verso il passato. L’esempio più eclatante è quello del ‘fenomeno’ Ronaldo che, dopo gli anni in nerazzurro, passa sull’altra sponda del Naviglio, quella rossonera. Il ‘fenomeno’ nel derby del 2006-2007 segnò ai nerazzurri e porto le mani alle orecchie zittendo San Siro. In futuro spiegherà:” “Arrivavano tanti insulti e io ho avuto una reazione da provocazione, sbagliando. Ma io e Moratti ci siamo visti e c’è stato il perdono da parte di entrambi”. Un’esultanza indelebile che ha fatto male e continuerà a far male a molti tifosi di fede nerazzurra.

L’Inter è la più bersagliata dagli ex. Anche Ibrahimovic e Seedorf scelgono la via dell’esultanza polemica. Il primo nel derby del 2010-2011 regala la vittoria ai rossoneri con un gol su rigore e conseguente esultanza sotto la nord con le braccia aperte. Seedorf, che all’Inter sicuramente non brillò, completò la rimonta nel derby 2003-2004 da 0-2 a 3-2 battendo Toldo con uno dei più famosi destri ed esultò senza badare al passato.

C’è chi, però, ha scelto la via della non esultanza. Del presunto rispetto nei confronti dei tifosi con le mani al cielo, quasi scusandosi dopo il gol. Sembrerebbe un’ipocrisia ma negli anni parecchi ‘ex’ hanno scelto questa via, tra le lacrime degli ex tifosi che quasi increduli vedono il proprio beniamino siglare il gol con la maglia degli acerrimi nemici. L’ultimo esempio è quello del Pipita Higuain. L’ex numero 9 partenopeo non esulta ma con un sorriso beffardo, coperto dall’esultanza dei compagni, risponde un po’ a tutti: alle critiche piovute gli ultimi giorni ed a qualche parola di troppo dei suoi ex tifosi. Esulta a metà: contiene la gioia del gol ma non dimostra neanche la ‘tristezza’ dell’ex. Perché, in fondo, sa di aver scelto la squadra più forte in Italia e che, con lui, punta a vincere anche in Europa. E con un pizzico di amarezza, questo lo sanno pure i napoletani.

Higuain in maglia Juve

In questa strana classifica rientrano in molti. Sono tanti i momenti toccanti che coinvolgono gli ex. Frank Lampard contro il suo Chelsea, Batigol contro la sua Fiorentina, Antonio Cassano nella sua Bari o Matri contro il Cagliari. Ne manca ancora uno: il re delle mancate esultanze alle sue ex squadre. Fabio Quagliarella, l’attaccante vagabondo, che segna e non esulta mai contro le sue ex squadre. Quando vestiva la maglia granata non ha esultato contro il Napoli, non ha esultato contro la Sampdoria e soprattutto non ha esultato contro la Juve spezzando il digiuno da derby che durava da 20 anni. Lui preferisce far gioire i tifosi: “Ho vissuto quattro anni stupendi dall’altra parte, alla Juventus, per questo resta soltanto la grande soddisfazione di aver segnato un gol storico con questa maglia – ha concluso – Me lo ricorderò per tutta la vita”.

Lampard nella parentesi al Manchester City

Il gol dell’ex è una dura legge del calcio.  Non scritta. Incontrovertibile. Un momento troppo frequente, soprattutto in un calcio che diventa sempre più business. L’esultanza è un qualcosa di soggettivo, composta da tanti fattori. Personali ed ambientali ma soprattutto difficili da giudicare dall’esterno. Il calcio, come la vita, è fatto di sentimenti, passione e tradimenti. Che non sempre si accettano e si capiscono. C’è chi riesce a guardare e salutare il proprio ex e chi è ancora legato ad un ricordo che non vuole distruggere.

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