Le infinite polemiche per il rigore assegnato alla Juventus al 95′ della partita di venerdì scorso contro il Milan hanno toccato anche la scelta dell’arbitro Davide Massa di prolungare il recupero oltre i quattro minuti inizialmente assegnati, per via dell’espulsione di José Sosa al 93′. L’aggiunta, che ha indirettamente causato la segnalazione del rigore perché il tocco col braccio di Mattia De Sciglio è avvenuto a 94:18, da regolamento è corretta, ma non sempre in Serie A si rispettano le direttive in tal senso.

José Sosa e Massa in Juventus-Milan

COSÌ FUNZIONA LA NORMA

Il regolamento ufficiale del gioco del calcio, nella regola 7, specifica in maniera esauriente come deve essere applicato il recupero una volta scaduto il tempo.

“Ciascun periodo di gioco deve essere prolungato dall’arbitro per recuperare tutto il tempo perduto per:
– le sostituzioni;
– l’accertamento e/o l’uscita dal terreno di gioco dei calciatori infortunati;
– le manovre tendenti a perdere tempo;
– i provvedimenti disciplinari;
– le interruzioni (predisposte) per dissetarsi o per altre ragioni mediche, consentite dal regolamento della competizione;
– qualsiasi altra causa, compreso ogni significativo ritardo in occasione delle riprese di gioco (per esempio, festeggiamenti per la segnatura di una rete).

Il quarto ufficiale indica il recupero minimo deciso dall’arbitro al termine dell’ultimo minuto di ciascun periodo di gioco. Il recupero può essere aumentato dall’arbitro, ma non può essere ridotto. L’arbitro non deve compensare un errore di cronometraggio occorso nel primo periodo di gioco, aumentando o riducendo la durata del secondo periodo di gioco”.

In aggiunta, la Guida Pratica dell’AIA specifica che la durata del tempo di recupero è a discrezione dell’arbitro (che però deve rispettare le casistiche precedentemente segnalate) e che se nel recupero dovessero accadere fatti tali da dover portare a un ulteriore prolungamento questo dovrà essere segnalato adeguatamente.

DISCREZIONALITÀ ECCESSIVA

Purtroppo non sempre questa regola viene rispettata. Se Massa l’ha correttamente applicata (qui non si entra nel merito della successiva decisione di assegnare il rigore alla Juventus) la ventottesima giornata di Serie A ha portato altri due esempi di “errori”. Nel derby Genoa-Sampdoria Davide Orsato non solo non ha aggiunto recupero al termine dei quattro del secondo tempo, nonostante ci sia stata un’accesa discussione fra i giocatori al 92′, ma ha fischiato con qualche istante d’anticipo, mentre in Inter-Atalanta Massimiliano Irrati ha chiuso entrambi i tempi esattamente al 45′. Nel primo caso si tratta di un errore vero e proprio (avvenuto anche in Inter-Lazio di Coppa Italia il 31 gennaio, arbitro Marco Guida), nel secondo fino a un certo punto: la partita era sul 7-1 e, nonostante sei cambi nella ripresa, non c’era grande interesse a continuare il gioco da parte delle due squadre visto il punteggio largamente favorevole alla squadra allenata da Pioli.

In realtà quest’ultima situazione è un’abitudine tutta italiana non certo azzeccata, perché anche in casi del genere un gol nel recupero o un provvedimento disciplinare potrebbero avere conseguenze sul resto del campionato. In Inghilterra, per esempio, si segnala correttamente il recupero anche a risultato acquisito, perché in caso di parità di punti il primo criterio utilizzato per stabilire la classifica è la differenza reti, e per questo un gol al 95′ che porta il risultato dal 6-2 al 7-2 può avere notevole valenza. Un altro celebre caso in Serie A di errore nella concessione del recupero riguarda la partita Napoli-Catania dell’11 gennaio 2009, quando Takayuki Morimoto segnò a gioco fermo perché l’arbitro Domenico Celi aveva fischiato la fine del primo tempo, senza dare recupero, con qualche secondo d’anticipo, una valutazione decisamente sbagliata.

La Serie A non è il campionato dove si recupera di meno, nei principali tornei europei questo “primato” spetta di diritto alla Bundesliga, dove spesso non si va oltre i due minuti addizionali con gli arbitri che fanno un po’ quello che gli pare. Il vero problema in Italia è legato alla tolleranza al suo interno: troppo spesso si fischia la fine in occasione di calci di punizione o di calci d’angolo guadagnati entro il tempo, con scontate proteste e direttori di gara che danno l’impressione di voler far terminare la partita in fretta, a differenza di quanto succede in Premier League dove si fa sempre terminare l’azione.

Un po’ più di uniformità non guasterebbe anche per evitare proteste quando (giustamente) si lascia proseguire, come successo il 6 gennaio 2004 con il gol di Antonio Cassano in Roma-Milan segnato otto secondi dopo il 48′. È bene ricordare che i trenta secondi di recupero a sostituzione e il minuto minimo a ogni interruzione lunga sono una disposizione dell’Organo Tecnico: regolamentare questo periodo spesso decisivo in maniera chiara sarebbe un vantaggio per tutti.

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