Lo ammetto. Faccio parte di quella schiera di critici, appassionati e addetti ai lavori che fino a due anni fa riteneva Dimitri Payet un circense del calcio, divertente ma non affidabile, singolare ma inadatto al collettivo, tecnico ma poco tattico. L’ho visto dal vivo nel 2014 in un Bari-Olympique Marsiglia, amichevole estiva di fine luglio: era smaccatamente più forte dei suoi compagni e dei suoi avversari, ma dava l’impressione di volersi divertire più che di voler essere utile: qualche tunnel, due progressioni e una conclusione vincente inserite in un repertorio da viandante annoiato. Oggi, meno di due anni dopo, Payet è a tutti gli effetti l’eroe sportivo per una sera di una Francia che stava per accartocciarsi sul pronostico di favorita di turno al primo atto nell’Europeo 2016: proprio lui, l’ex commesso che fino a pochi mesi fa non era certo in cima alle idee di Deschamps, ha estratto dal cilindro un capolavoro, sciogliendo le ansie di Saint-Denis e lanciando un chiaro messaggio ai detrattori, lentamenti dispersi per strada da 12 mesi a questa parte.

Voi stupitevi pure, ma in allenamento faccio cose anche migliori…

frasi rimaste probabilmente nella mente di questo esterno con volto da romanzo picaresco e storia da film americano, di quelli in cui 15 minuti prima sei l’anonimo signor Smith di turno e 15 minuti dopo salvi la terra.

Davanti ai microfoni, invece, Dimitri ha predicato calma: «Questo gol è frutto di tanti sacrifici: vengo da lontano, questo gol è frutto di tanti sacrifici e adesso me lo gusto pienamente. Per me è stata una serata emotivamente molto forte. E anche per tutta la squadra che sentiva la pressione esterna». Parole pronunciate a denti stretti, ancora in preda a lacrime spontanee e difficili da frenare, come arrivate subito dopo la sostituzione con standing ovation negli ultimi attimi del 2-1 contro la Romania. Parigi ha riconosciuto il talento dell’autore di quel capolavoro di sinistro, capace di sciogliere la tensione e restituire fiducia a una squadra, a uno stadio e una nazione.

Dimitri Payet nel Marsiglia
Dimitri Payet nel Marsiglia

La storia del “leader che non ti aspetti” affonda le sue origini nel dipartimento d’oltremare di Riunione, un’isola dell’Oceano Indiano sotto l’egida francese abitata da persone di origine africana, europea, indiana, cinese e malgascia. Un paradiso naturale, dove però Payet non si era mai ambientato del tutto: così, 12enne era tornato in Francia. Lì la sua classe non passa inosservata: il Le Havre lo accoglie nel suo settore giovanile e Dimitri si fa notare, con quel destro vibrante, quei dribbling fulminei e dei numeri rari a quell’età e a quelle latitudini, dove eppure hanno visto passare “tale” Paul Pogba. All’inizio della stagione 2006-2007 firma il suo primo contratto da professionista con il Nantes e gioca stabilmente con la prima squadra mettendo a segno 4 reti in 31 presenze: di quel periodo è rimasta traccia in un documentario in 5 puntate prodotto da Arte France sulla vita di 4 giovani calciatori nel centro di formazione del Nantes, tra cui proprio Dimitri Payet.

L’anno dopo transita dal Saint Etienne e nel 2011 approda al Lille, dove lo vuole Rudi Garcia che lo trasforma in uomo squadra e uomo assist (12 gol e 12 assist). Nella seconda stagione nel Pas-de-Calais vive un periodo tribolato, con i Mastini in Champions e lui perde il posto in nazionale.  Appare sfiduciato, triste, malinconico: cambia aria, va a Marsiglia e su quel mare che da piccolo non aveva digerito, si ritrova. Merito di uno stregone della panchina come Marcelo Bielsa: gli dice “dimmi dove vuoi giocare, sarai il nostro faro” e Payet raccoglie il messaggio. 15 reti e 20 assist in due anni, fino a tornare sulle prime pagine nazionali. Nel 2014 mette a referto più passaggi decisivi di Pirlo, Modric, Ozil, altri grandi interpreti dai piedi buoni e svelti nella ricerca del compagno. Una fama derivante anche dei suoi calci di punizione telecomandati in porta, meraviglie che l’hanno proiettato nella gallerie d’arte dei migliori a calciare da fermo. Piccole opere d’arte, figlie di una rincorsa sempre uguale: piede d’appoggio fissato accanto al pallone, poi quattro, cinque passi indietro e uno di lato, piede aperto quasi a 180° e palla colpita con la parte interna del collo. Su Instagram, dove ha quasi 400mila followers, i post più cliccati sono quelli con le sue punizioni o i suoi tagli di capelli bislacchi (vedi l’incisone “We have got Payet” nello scorso settembre).

 

Nella scorsa estate, l’ultima “sliding door”: addio al porto di Marsiglia, benvenuto a Boleyn Ground, casa del West Ham. Dalle ancore ai martelli: 15 milioni sull’asse Inghilterra-Francia certificano il passaggio. Un’anima punk come quella di Slaven Bilic incontra i picchi di classe del 29enne che ai tempi del Nantes si divideva tra gli allenamenti e il negozio dove lavorava come commesso: esordisce in campionato il 9 agosto 2015, nella vittoria all’Emirates contro l’Arsenal per 0-2, mettendo a referto l’assist per il gol di Kouyate. Nelle successive 11 partite di campionato disputate con la sua nuova squadra colleziona 6 gol e altri 2 assist, diventando subito il beniamino dei tifosi. L’8 novembre 2015 si procura un infortunio che lo tiene lontano dai campi di calcio per tre mesi.

La sorte toglie, la sorte restituisce: la storiaccia del sex tape di Valbuena, col ricatto avallato da Benzema, gli riapre le porte Bleus, quelle socchiuse e contestate senza mezzi termini da Payet verso il Ct Deschamps. A febbraio è arrivato il rinnovo di contratto fino al 2021, con uno stipendio di 120.000 sterline a settimana che fanno più di cinque milioni di euro annui. La società londinese valuta Payet almeno 60 milioni di sterline, circa 70 milioni di euro. Aveva inaugurato il cammino verso Euro 2016 con una punizione vincente contro il Camerun nell’ultima amichevole, ieri sera si è rivelato. Ma solo a chi già non lo conosceva. Non è particolarmente veloce, non è particolarmente forte. Non è neppure giovanissimo (classe 1987). Eppure sembra il momento buono per reinventarsi ancora e sbocciare sul serio. E chissà che ricordando i tempi da commesso in un negozio di vestiti, non possa tirare fuori dagli archivi del calcio un altro capitolo vincente. E come un cambio di stagione, un’altra vita calcistica è alle porte.

Dimitri Payet esulta dopo il 2-1 alla Romania

 

ARTICOLI SIMILI