Arrivato a Milano nel pieno della sua maturità calcistica, pagato ben 42 milioni di euro con ingaggio da super top player e fascia da capitano affidatagli direttamente dalla nuova società, Leonardo Bonucci è stato il colpo ad effetto del mercato del Milan.

Ex leader della difesa juventina, una delle più forti degli ultimi anni, Bonucci ha sempre espresso al meglio il suo potenziale con un sistema difensivo che prevede uno schieramento a 3, con due terzini molto bravi anche a spingere ma che in fase di non possesso si abbassano e trasformano la difesa a 5. Per moltissimo tempo così ha giocato la Juventus con Conte prima ed Allegri poi. “Protetto” da un forte centrocampo e da due compagni del calibro di Barzagli e Chiellini, Bonucci ha esaltato le sue doti che spiccano specialmente nell’impostazione dalle retrovie e nel lancio lungo. Verso la metà dello scorso anno mister Allegri ebbe l’intuizione ed il coraggio di cambiare modulo per far coesistere tutti i suoi uomini d’attacco. Fu così che la Juventus passò ad uno sfrontato ma efficace 4-2-3-1 nel quale Bonucci, e tutta la difesa, sembravano essere a loro agio.

Al Milan c’era il morale sottoterra a causa degli ultimi anni di gestione berlusconiana. La squadra era da rifondare e Fassone e Mirabelli hanno agito con convinzione sul mercato acquistando ben 11 giocatori. È chiaro che adesso i giocatori e l’allenatore debbano trovare la quadratura del cerchio, fissando automatismi ed intesa. La difesa è stato il reparto dove si è agito con maggior decisione. Dopo l’entusiasmo delle partite di qualificazione in Europa League e la prima in campionato a Crotone, la squadra ha mostrato la palese mancanza di affiatamento tra uomini e reparti. Già col Cagliari la difesa aveva sofferto in maniera inaspettata. La partita con la Lazio è stata un disastro sotto tutti i punti di vista. Gli uomini di Simone Inzaghi, ed in particolar modo Ciro Immobile, hanno fatto ammattire la retroguardia rossonera. Il peggiore è stato proprio Bonucci, il capitano, il leader, il difensore più esperto e navigato, sistematicamente saltato dagli attaccanti laziali.

Ora il problema è tutto di Montella. Sin dai primi giorni dell’approdo di Bonucci a Milanello si era parlato di un passaggio obbligato alla difesa a 3, perché il numero 19 rossonero, come detto, si esalta in quello schieramento specifico. Ma il mister non ha voluto alterare il suo credo e la natura di una squadra che l’anno scorso col 4-3-3 è arrivata in Europa ed ha vinto la Supercoppa Italiana a Doha. La disfatta in terra romana però ha dimostrato tutti i limiti della difesa del Milan e le voci di un passaggio a 3 dietro sono ritornate più insistenti che mai.

Sorge, a questo punto, spontanea una riflessione: è possibile che un giocatore che ha vinto 6 scudetti consecutivi e giocato 2 finali di Champions League in 3 anni, considerato da molti come uno dei difensori centrali più forti ed importanti del panorama calcistico attuale, vincoli il suo rendimento e le sue prestazioni migliori ad un unico assetto difensivo? Il campione non è colui che è sempre a disposizione della squadra a prescindere da moduli e tattiche? Non è forse lui l’elemento ideale per far crescere i giovani del reparto arretrato milanista, su tutti Romagnoli?

Starà al mister rossonero valutare i pro e i contro di un’innovazione così significativa, nella speranza che ad un cambio di modulo coincida anche un cambio di rendimento.

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