Nel Chelsea capolista in Premier League spicca la differenza di rendimento di tanti giocatori già in rosa nella scorsa stagione, molto negativa sia dal punto di vista dei risultati sia dalla qualità delle partite. Antonio Conte è riuscito a rivitalizzare tanti elementi della rosa dei Blues che avevano sottoperformato, da Eden Hazard miglior giocatore del 2014-2015 e oggetto misterioso del 2015-2016 fino a Victor Moses e Pedro Rodríguez, due che in estate non sembravano avere futuro a Londra (specialmente il primo, ora invece un punto fermo). La metamorfosi più visibile riguarda però Diego Costa: decisivo nella sua stagione d’esordio in Premier League con venti gol, molto in calo l’anno scorso (dodici reti alla fine, quasi tutte da Natale a inizio marzo) e ora di nuovo principale referente offensivo. È lui ora il vero trascinatore.

Diego Costa, attaccante del Chelsea.

UN PALLONE ED È GOL

Diego Costa ha già quasi eguagliato le statistiche dell’anno scorso alla voce gol segnati, undici in quattordici giornate. Si è quasi dimezzata la media in rapporto ai minuti giocati, una rete ogni 112′ rispetto a una ogni 198′ del 2015-2016, ora è praticamente tornato ai fasti della prima stagione inglese e dell’ultima all’Atlético Madrid (in gol rispettivamente ogni 104′ e ogni 109′). Come unico attaccante d’area nel nuovo 3-4-3 di Conte (ai lati ha due esterni offensivi, non certo centravanti come lui) sta facendo reparto da solo: segna, fa assist, apre spazi per i compagni, regge l’urto contro i difensori avversari e trasforma in oro quasi tutti i palloni che transitano nei sedici metri finali. Col Manchester City ha spaccato la partita segnando l’1-1 e lanciando Willian per l’1-2, così come aveva fatto con Moses per il decisivo 2-1 sul Tottenham, sfida nella quale era rimasto a secco ma aveva comunque messo la sua impronta. Fin qui non ha segnato solo in quattro giornate su quattordici, tuttavia ciò che sorprende di più è la sua trasformazione dal punto di vista caratteriale.

Diego Costa e Oscar al Chelsea nella stagione 2015-2016

BASTA GUERRA CON IL MONDO

Che l’ispano-brasiliano fosse un bomber implacabile lo si sapeva già dai tempi di Madrid, quando portò i colchoneros a vincere la Liga e giocare la finale di Champions League col Real Madrid, dove giocò solo pochi minuti per infortunio. Il rovescio della medaglia del suo tipo di gioco era però rappresentato da eccessi caratteriali che spesso si tramutavano in veri e propri sfoghi sul campo, sia con gli avversari sia a volte con i compagni di squadra. L’anno scorso è stato squalificato più volte e si è fatto espellere in FA Cup contro l’Everton, litigando di fatto con chiunque e mostrando insofferenza ogni volta che scendeva in campo.

La stagione in corso era partita allo stesso modo, con quattro ammonizioni nelle prime sei giornate, poi qualcosa è cambiato: in corrispondenza con la svolta del Chelsea è arrivata anche la sua, non ha più preso cartellini e non si è più fatto notare per comportamenti sopra le righe. Possibile che Conte sia stato capace di toccare le corde giuste, la differenza è evidente e la rissa scoppiata nel recupero una settimana fa col Manchester City lo dimostra, perché lui è corso dalla panchina per vedere cosa stava accadendo ma non ha preso parte al litigio. Sembra un altro: al Chelsea è questo il tipo di giocatore che serve per tornare ai vertici.

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