Lo scorso 31 dicembre l’Atlético Madrid ha presentato i suoi primi rinforzi per il 2018, complice la fine del blocco del mercato imposto dalla FIFA: il volto nuovo in tutti i sensi era Vitolo, al Las Palmas nella prima parte di stagione, ma l’attenzione principale era rivolta sul grande ritorno di Diego Costa, che ha potuto vestire nuovamente la maglia rojiblanca tre anni e mezzo dopo aver lasciato Madrid per il Chelsea. Un ritorno cercato fortemente dall’ispano-brasiliano, che dopo aver rotto con Antonio Conte in estate non ha avuto nessun’altra squadra in testa se non quella che l’ha consacrato nel grande calcio.

Diego Costa Atlético Madrid

ARRIVI E PARTENZE

La carriera di Diego Costa ruota fondamentalmente attorno all’Atlético Madrid. I colchoneros lo acquistano per la prima volta nel 2007, ma nella capitale spagnola non fa nemmeno in tempo a mettere piede che viene girato in prestito al Braga, in Portogallo. La parte iniziale della sua esperienza di proprietà dell’Atleti è segnata da trasferimenti successivi, sempre a titolo temporaneo: Celta Vigo, Albacete e Valladolid (le prime due in Segunda División, la terza nella Liga) sono le tappe che gli consentono, nel 2010, di tornare alla casa madre, ma dopo una stagione in cui è il primo cambio di Sergio Agüero e Diego Forlán si fa male al ginocchio e dopo aver recuperato è costretto a un altro prestito, al Rayo Vallecano.

La sua storia a Madrid però sta cambiando: dal 2012-2013 diventa titolare fisso, prima con Radamel Falcao e poi con David Villa, e nel 2013-2014 con trentasei gol in cinquantadue presenze trascina la squadra di Diego Pablo Simeone a vincere la Liga che mancava dal 1996 e in finale di Champions League, sfumata nel recupero a Lisbona contro il Real Madrid. Un infortunio lo toglie dal campo nei minuti iniziali dell’ultima partita di campionato col Barcellona (uno scontro diretto, poi finito 1-1) e del derby di coppa, il suo ultimo atto in biancorosso.

Diego Costa espulsione Atlético Madrid-Getafe

RITORNO COL ROSSO

Dopo un Mondiale non certo giocato da protagonista (reduce dall’infortunio e con la Spagna che esce al primo turno) va al Chelsea, squadra che aveva spazzato via nelle semifinali di Champions League pochi mesi prima, e dà ai Blues la Premier League con venti gol in ventisei partite. Si ripete nella scorsa stagione, con identico numero di reti, ma in Inghilterra si fa notare anche per comportamenti sopra le righe e qualche cartellino di troppo. Il benservito di Antonio Conte, arrivato a inizio giugno, è il segnale: Diego Costa da subito fa capire di voler tornare all’Atlético Madrid, resta qualche mese in Brasile e il 21 settembre arriva l’accordo fra i due club valido a partire dal 2018.

Dopo la presentazione c’è il debutto, da subentrato il 3 gennaio nell’andata degli ottavi di Copa del Rey col Lleida, e tempo cinque minuti è subito gol: Juanfran lo pesca con un cross basso come ai vecchi tempi e lui in scivolata dalla zona del dischetto del rigore fa centro. Si ripete pure tre giorni dopo in Liga col Getafe, dove gioca titolare e al 68′ con un facile tap-in firma il definitivo 2-0, ma la gioia si trasforma in pochi istanti in rabbia perché l’arbitro gli mostra il secondo giallo per essere andato a esultare in curva con i tifosi. Tutto Diego Costa in pochi minuti, una sorta di Bignami della sua carriera: ma all’Atleti va bene anche con i suoi eccessi, stavolta è tornato per restarci e per aiutare i colchoneros a vincere ancora.

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