Neanche Simone sa se è destro o sinistro.

Parole di Verdi Sr, padre di Simone, centrocampista offensivo nato a Broni, provincia di Pavia, il 12 luglio 1992. Veste la maglia del Bologna e sabato pomeriggio, nel ko per 2-3 dei felsinei al Dall’Ara contro il Crotone, ha stabilito un piccolo, grande record: due reti messe a segno su calcio di punizione nella stessa partita. “Nulla di nuovo” si potrebbe obiettare: il dato è già stato registrato da Dirceu, Platini, Zola, Recoba, Lodi e Paulinho. Per tacere di Mihajlović, autore di una tripletta su calcio piazzato nella stagione 1998/1999 in Lazio-Sampdoria 5-2. No, la vera differenza è nei piedi: intesi non (solo) come qualità, ma anche e soprattutto come quantità. Un gol di destro e uno di sinistro, su punizione: mai nessuno in Serie A aveva messo a referto una doppietta così “particolare”. Non stupisce che sia successo a Verdi, uno che in carriera non segna tanto (18 reti sin qui), ma difficilmente fa gol brutti: storia di un falso ‘9’ con la sagoma da esterno di fascia, baricentro basso e scattante. Il voto alle marcature? 10 e lode, per bellezza.

Solo gol belli, citofonare Verdi

Calcio dell’1-0 di sinistro lasciando immobile Cordaz, poi il temporaneo 2-1 di destro con una punizione simile: simmetrie perfette. Scorrendo gli almanacchi, si scopre che l’impresa di mettere a segno reti su punizione calciando con entrambi i piedi era già riuscita a Hernanes: stagione 2014/2015, maglia dell’Inter sulle spalle e doppio centro, ma contro Atalanta e Lazio. Due incontri differenti, non due gemme racchiuse in 90 minuti come riuscito a Verdi. Che qualche indizio delle sue capacità da ambidestro lo ha sempre offerto. Basti guardare al modo di battere i calci d’angolo, sempre toccando le due opzioni.  Busto in avanti, caviglia e ginocchia bloccate, anca che “balla” in linea con il piede appena dopo la conclusione in porta. Ricorda Sneijder, senza scomodare un totem come Paolo Maldini, destro naturale che gran parte della sua strepitosa carriera l’ha vissuta a sinistra. Angelo Antenucci, allenatore che punta molto sulla tecnica e che al Bologna fu il vice di Mihajlovic, ha raccontato a Repubblica:

Verdi è sempre equilibrato sulle due gambe, appoggia sempre sulla bisettrice della palla, blocca perfettamente anca, ginocchia e caviglia. Insomma, meccanicamente è perfetto.

Altri 3 punti! Grandissima vittoria. #weareone @bfc1909_official

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L’Azzurro nel mirino

Curioso che la doppia marcatura contro il Crotone sia arrivata nelle ore in cui il ct Giampiero Ventura lo escludeva dalla lista dei 27 convocati dell’Italia per il decisivo spareggio-playoff contro la Russia. Non certo una bocciatura, viste le due presenze da titolare collezionate in Azzurro nel 2017, ma di certo una frenata nel percorso di fiducia instaurato con il commissario tecnico. Quasi una metafora della carriera di Verdi: talento purissimo nelle giovanili del Milan -dove lo chiamavano Magic Box- devastante in B a Empoli nella stagione della promozione, 2013/2014, con 40 presenze e 5 reti sotto la guida di un maestro di calcio come Maurizio Sarri, prima di scivolare in direzione Liga: impalpabile o quasi con l’Eibar, sei mesi per capire che il ritorno in Italia si rendeva necessario.

A Carpi Castori lo ha rimesso sulla retta via, l’Emilia. Nel 2016 la chiamata del Bologna: un milione e mezzo di euro nelle casse del Milan e trasferimento in fresco. Un po’ esterno, un po’ trequartista, sulle spalle ha il numero 9: mix ideale per raccontare il faro di Donadoni, uno che di estro se ne intende. Al Dall’Ara, Verdi ha trovato la giusta dimensione per far esplodere il suo talento. D’altronde, l’elenco dei predecessori rigenerati dalle due Torri era fitto: da Giuseppe Signori a Roberto Baggio, fino a Marco Di Vaio, in grado di ritrovare in tempi diversi la propria identità calcistica a Bologna. Lui ci ha messo la cultura del lavoro, spendendo tanto tempo sul campo e poco sui social, dove limita le “incursioni” a qualche scatto con la sua fidanzata e gli amici. Proprio con alcuni di loro si è formata quella che dalle parti di Bologna chiamano la “balotta”, di cui fanno parte Adam Masina e Federico Di Francesco, ragazzi che anche per età sono tra i più vicini a Simone.

Dalle due Torri al San Paolo?

E ora? Bella domanda. Con 25 anni sulla carta d’identità, per Verdi sembra essere davvero arrivata l’ora della definitiva consacrazione. Quello che salta immediatamente all’occhio vedendolo giocare è la sua innata capacità di trattare il pallone con entrambi i piedi. Come…Dries Mertens, tanto per citare un altro “piccoletto terribile” della nostra Serie A. Accostamento non casuale, tanto è vero che radiomercato da qualche tempo affianca il numero 9 del Bologna al Napoli, dove Sarri lo tiene sempre d’occhio. E si sa quanto all’allenatore toscano piacciano i brevilinei che sanno trattare la palla e calciare all’improvviso. La sensazione, con un contratto in scadenza nel 2021, è che il ds partenopeo Giuntoli possa provarci con decisione nell’estate 2018. In questi mesi, però, Verdi sarà chiamato a migliorare lo score attuale (13 presenze, tre reti e un assist) per meritarsi l’azzurro. Da intendersi come Italia. Certo, segnando con entrambi i piedi sarà ancora più semplice.

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