Graziano Pellè, il gigante buono di Lecce con l’animo da ballerino. Eder, l’oriundo su cui nessuno avrebbe mai puntato. Giaccherini, il tuttofare infaticabile. De Sciglio, il giovane campione ritrovato dopo anni in cui sembrava aver smarrito il talento. L’Italia di Antonio Conte, che ieri pomeriggio ha fatto palpitare i cuori di un intero paese e annientato la strafavorita Spagna, è un collage di storie di riscatto calcistico di un gruppo su cui fino a poche settimane fa aleggiavano dubbi a non finire. Escusi Buffon, i tre “bastardi” della difesa juventina e pochi altri, le certezze erano poche. E tra di esse di sicuro non c’era Daniele De Rossi.

Con Marchisio e Verratti fuori causa l’ipotesi che il mediano della Roma potesse tornare a giostrare al centro del campo ha fatto storcere molti nasi. Un campionato giocato a livelli non eccezionali, diversi infortuni e i quasi 33 anni non erano di certo dei presupposti beneauguranti. Il cuore dei campioni però non va mai sottovalutato, e De Rossi è uno di quelli che in quanto a cuore è secondo davvero a pochi. Il fisico risponde bene, le prime due gare del girone però non sono ancora degne di “Capitan futuro”. Ma nella partita finora più difficile, quella contro i funamboli iberici, Daniele ha tirato fuori una prestazione tutta fosforo e classe, a dimostrazione che è ancora in grado di essere un giocatore determinante ad alti livelli. E nonostante una gamba dolorante fin dall’inizio. Nei 54 minuti in cui è stato in campo, la Spagna non è mai riuscita a impensierire la nostra difesa e il possesso palla è stata praticamente alla pari. Senza di lui, con un Thiago Motta mai entrato in partita, le “furie rosse” hanno avuto vita molto più facile. E poi c’è quel tunnel a Iniesta

De Rossi grinta

Il primo tempo è nella fase finale, i centrocampisti iberici salgono a pressare per provare a recuperare quel pallone che tra i loro piedi non gira come al solito, al contrario della nostra Nazionale, che mai nelle prime tre gare è riuscita a fare un possesso tanto efficace. La sfera finisce proprio tra i piedi di De Rossi, che si ritrova circondato da maglie bianche e con Andres Iniesta pronto a soffiargli il pallone. Scaricare indietro? Rischioso. Lanciare lungo non si può, gli spagnoli gli sono addosso. Cosa rimane? Rischiare la giocata, e l’unica possibile in quella situazione è il tunnel. Proprio a Don Andres, il simbolo di questa Spagna, la classe fatta calciatore. In quei pochi secondi c’è il riassunto di tutta la partita, 90 minuti in cui l’Italia ci ha messo di più, ci ha creduto di più e alla fine ha portato a casa una vittoria limpida come l’acqua di un ruscello alpino.

Sabato ci aspetta la Germania, in una partita che odora tanto di storia. Motta è out per squalifica e le condizioni fisiche del romanista lasciano più di un dubbio sulla sua presenza in campo. Difficile prevedere ora quale sarà la formazione con cui affronteremo i Campioni del Mondo in carica, ma una cosa è certa: se la gamba sinistra farà ancora male ma gli permetterà di reggersi in piedi, Daniele De Rossi sarà lì in mezzo, a guidare la nostra Nazionale e a lottare su ogni pallone. In fondo il dolore, per chi ha un cuore grande come il suo, è ben poca cosa.

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