Uno è olandese, l’altro portoghese. Il primo, Frank De Boer, sta muovendo i primi passi nell’universo Inter, il secondo è un’icona per aver portato a Milano la Champions League. Eppure, come Josè Mourinho, il ‘tulipano’ ha vinto la gara con il Pescara con un’invenzione degna dello ‘Special One’. La mossa della disperazione, o della consapevolezza: chissà. Sotto 1-0 a Pescara, con l’incubo di perdere la seconda partita in tre giornate, l’ex Ajax ha inserito tre giocatori tutti insieme. Ruolo: attaccanti.

Con Mauro Icardi che già era sul rettangolo di gioco, il Pescara si è trovato a dover difendere contro quattro punte: l’argentino, Palacio, Jovetic ed Eder. È andato in confusione e alla fine ha commesso l’errore fatale, al 92′. Ma già prima, Maurito – con un volo d’angelo – aveva rimesso le cose in parità. Coraggio? Di certo, De Boer ha dimostrato di averne in un campionato, quello italiano, dove – salvo casi rarissimi – è difficile vedere qualche squadra con il 4-2-4.

José Mourinho

A qualche interista, la mossa dell’Adriatico ha fatto venire in mente Mou. Quando era sotto, con un’Inter all’epoca dominatrice in Italia, iniziava a mettere dentro tutta l’artiglieria pesante. E alla fine, per stordimento dell’avversario, l’aveva vinta. Eto’o, Milito, Balotelli. E pure Suazo o Pandev all’occorrenza nell’anno del Triplete. Crespo, Adriano, Ibrahimovic e Cruz l’anno prima.

Un esempio su tutti: campionato 2008/2009. Il 14 dicembre l’Inter gioca in casa con il Chievo. Dal 2-0, i nerazzurri si fanno riprendere 2-2. Siamo al 65′. Mou inserisce due minuti dopo l’argentino Crespo per Muntari e al 71′ toglie pure Maxwell per Luis Figo. A quel punto, i nerazzurri sono in campo con Ibrahimovic, Balotelli, Crespo e Figo. E sfondano nel finale, con due gol di Ibracadabra. Il turno successivo, a Siena, con la partita ferma sull’1-1, il portoghese mette Quaresma per Muntari, giocandosi l’ultimo quarto d’ora abbondante con Ibra e Crespo davanti, Quaresma e Figo sulle ali. Vincerà 2-1.

Sempre quell’anno, dopo otto vittorie consecutive, l’Inter si ferma in casa contro il Cagliari. Segna Acquafresca al 65′, Mou schiera la squadra con un 3-4-3 molto offensivo e ottiene il pari con Ibrahimovic. Crespo aveva sostituito Samuel per questo attacco: l’argentino, Ibrahimovic e Cruz davanti, Mancini e Figo sugli esterni. Potremmo proseguire con gli esempi, ma il concetto è chiaro: sapendo di poter contare su bomber di razza e su una superiorità schiacciante rispetto agli avversari, Mourinho in caso di necessità andava all’arrembaggio. Avendo (quasi) sempre ragione.

Mauro Icardi

FILOSOFIE DIVERSE

Eppure, De Boer e lo Special One hanno due filosofie di gioco diverse. Diremmo: opposte. Il primo è olandese, cresciuto alla scuola Ajax, preferisce tenere palla e aggredire gli avversari, come i nerazzurri hanno in parte dimostrato a Pescara. I gol devono arrivare attraverso il gioco, strozzando contemporaneamente quello dell’avversario di turno. Mou se la gioca di rimessa, con furbizia. Non parliamo di ‘catenaccio’, ma non siamo molto lontani da questa definizione. Che la palla ce l’abbiano pure gli avversari, l’importante è far gol.

Le due filosofie sono confluite in questa similitudine di cui abbiamo parlato: a Pescara, l’Inter ha recuperato con un po’ di fortuna, ma anche perché il segnale che è arrivato dalla panchina è stato chiaro: scuotiamoci. Sull’orlo del precipizio, Icardi ha dimostrato che raramente sbaglia quando i palloni fioccano in area di rigore.

Come nel caso del Mourinho del Triplete, la Beneamata può contare su un attacco tra i migliori in Italia: Candreva e Perisic sulle fasce, Icardi là davanti. E Banega che, in Abruzzo, si è fatto vedere maggiormente in fase offensiva rispetto alle prime due uscite. Senza dimenticare che Gabigol farà a breve il suo esordio. Poi ci sono i vari Palacio e Jovetic oltre al nazionale azzurro Eder. In caso di burrone vicino, insomma, le carte che De Boer può giocarsi sono quasi infinite.

ATTENTI ALLA DIFESA

La differenza, al momento, la fa la difesa. Quella di Mourinho aveva mastini come Cordoba e Samuel, quella di De Boer conta su un Miranda affidabile e un Murillo che, invece, spesso va in difficoltà. Lo Special One aveva Eto’o che tornava ad aiutare i terzini se necessario, cosa che Perisic o Candreva non sanno fare. Se lo fanno, lasciano Icardi troppo solo là davanti. È dunque il centrocampo la chiave: Joao Mario può garantire tecnica e fosforo, quando si sarà inserito nei meccanismi, Medel non ha il senso della posizione di Cambiasso, ma è uno che sa mordere le caviglie.

All’Inter di oggi manca un regista? Sì, perché Banega ama giocare più avanti. Ma pure la squadra di Mourinho ne faceva a meno, con Muntari al fianco di Cambiasso. Però, in questo secondo caso, l’argentino era capace pure di fare il metronomo, di far girare la squadra. Se il suo connazionale riuscirà a crescere ulteriormente, diventando un po’ quello che era Esteban all’epoca, allora pure Murillo e Miranda andranno meno in difficoltà.

Ivan Perišić dopo il gol in Roma-Inter

LA FERRARI E IL CANTIERE

Come potete capire, siamo di fronte a un paragone al momento impossibile. Da una parte c’era una collaudata Ferrari, che infatti avrebbe sollevato al cielo pure la Champions; dall’altra c’è un cantiere, con De Boer che è arrivato a poche settimane dall’inizio del campionato. La priorità di questa Inter è trovare una sua identità perché le mosse della disperazione non sempre ottengono il risultato sperato.

Il primo esame durissimo è domenica contro la Juventus. Se De Boer dovesse riuscire a giocarsela alla pari, allora si potrebbe cominciare a parlare di Inter da Champions, che è l’obiettivo minimo della nuova proprietà cinese. Il cantiere inizierebbe a sfornare le prime case, magari non bellissime, ma utili. In attesa anche del bel gioco.

Qualcuno dirà: sì, ma Ibra in questa Inter non c’è. Non c’era neanche al secondo anno di Mourinho, quando i nerazzurri vinsero tutto. Solo che il portoghese riusciva a far fare tutto ai suoi, De Boer riuscirà nello stesso intento? Per ora, ha dimostrato il coraggio dei grandi e la sfrontatezza di chi, in fondo, non conosce il calcio italiano e quindi si permette di giocare con il 4-2-4 contro una squadra, il Pescara, che in velocità avrebbe potuto tagliare a fette l’avversario se solo i suoi attaccanti avessero avuto più precisione.

Eto'o

Poi c’è Icardi. Terminale offensivo in grado di fare 25–30 gol se ben assistito. Da capire se ha bisogno di un partner fisso in attacco o con i due esterni offensivi rende di più. Ogni giorno che passa, per De Boer, c’è una lezione in più imparata. Mai quanto ora, il tempo è galantuomo con l’allenatore venuto dall’Olanda. Sempre che lo lascino lavorare in pace dovessero arrivare altri scivoloni come quello con il Chievo.

Ma per poter lavorare in pace, si dovrà guadagnare la stima di chi paga. Mou fu fortunato, vincendo al primo colpo e conquistandosi i tifosi, i giocatori e Massimo Moratti. Da quel momento, ogni sua mossa venne considerata un colpo di genio. De Boer, per ora, è uno che la fortuna se l’è andata a prendere con il 4-2-4. Attenzione, però: non è sicuramente uno sprovveduto. Lo dicono i suoi natali.

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