Donnarumma; Conti, Musacchio, Bonucci, Rodriguez; Borini, Biglia, Kessié, Calhanoglu; Kalinic, André Silva. Al 31 agosto 2017 un ipotetico 11 fatto solo di nuovi acquisti in casa Milan avrebbe potuto schierarsi così: una campagna acquisti, la prima attuata dal Milan cinese, dai contorni faraonici, che con la regia del duo Fassone-Mirabelli avrebbe dovuto fornire a Vincenzo Montella una macchina in grado di correre alla velocità delle principali pretendenti al titolo. Sogni di mezza estate. La cifra spesa (194,5 milioni di euro diventati 244,5 considerando i riscatti di Kessié, Borini e Kalinic) è stata sorprendente, mentre quella incassata dalle cessioni è stata inferiore di quasi 7 volte: ma andiamo con ordine. Oggi Montella non è più in panchina e il Diavolo è ottavo, a 18 punti dal primo posto.

E allora, ecco 200 milioni di buone ragioni per i quali il gruppo oggi in mano a Gattuso, come i tre schiaffi presi dall’Hellas Verona (definita da Ringhio una “figura di me**a”) confermano, sta ampiamente deludendo. E il quarto posto, obiettivo minimo di stagione, sembra troppo lontano.

Difesa…senza attenuanti

24 reti al passivo in 17 giornate, una in più del Bologna e una in meno dell’Udinese, addirittura due di troppo rispetto al Genoa quartultimo. Nel reparto che avrebbe dovuto “spostare gli equilibri” si salvano in pochi tra i nuovi arrivati: inutile negare che ci si attendesse molto di più da Leonardo Bonucci. Il centrale arrivato dalla Juventus in estate e atteso leader del gruppo rossonero, come la fascia di capitano ha confermato. Pagato 42 milioni di euro, in campo in 23 occasioni, il 30enne di Viterbo non è ancora guida del reparto e raramente ha raggiunto la sufficienza. Peggio ha fatto Matias Musacchio: il difensore argentino ex Villarreal, inseguito da anni nella Milano rossonera, appare tenero per giocare a 4 e poco portato per la linea a 3. Il ripescaggio di Zapata dimostra i suoi impacci.

Chi invece sfiora la sufficienza è Ricardo Rodriguez: il laterale mancino svizzero, autore della prima rete stagionale in Europa League, ha convinto in fase offensiva, faticando nella linea a 4. La sostituzione nell’intervallo a Verona è il manifesto della sua flessione. Sull’altra corsia, la destra, invece, trovava posto il rimpianto principale della stagione rossonera: Andrea Conti, il cui crociato è andato ko a settembre durante una partitella in famiglia. Sei mesi fuori e piani (tattici) da cambiare, con addio al 3-5-2.

Centrocampo: AAA leader cercansi

Mens sana in corpore sano, si dice. Nell’encefalogramma del Milan di oggi, però, chi dovrebbe guidare le operazioni sembra avere le idee quantomeno offuscate. L’ex Lazio Lucas Biglia, arrivato in rossonero per prendere il governo delle operazioni dopo le stagioni con luci e ombre targate Riccardo Montolivo, seguito da Locatelli e Sosa nel corso della scorsa stagione, tra prestazioni opache e infortuni oggi siede malinconicamente in panchina. 16 partite complessive tra campionato ed Europa League, media-voto inferiore alla sufficienza e poca luce sulla manovra rossonera.

Così, se l’ingegno manca, i muscoli non possono supplire a sufficienza: per conferme, chiedere a Franck Kessié, centrocampista dalla forza devastante che nella prima parte di stagione spaccava in due la mediana a Bergamo che ha ceduto il passo alla sua copia stanca, appannata dalla tanta corsa in una rosa allestita senza un suo alter ego. L’ivoriano resta comunque a cavallo della sufficienza, merce rara nel Milan edizione 2017/2018. Lo stesso non si può dire per Hakan Calhanoglu: in 19 apparizioni, pochi lampi (gol a Chievo e Austria Vienna) e una collocazione tattica indefinita per il turco di Germania, che potrebbe addirittura tornare sul mercato a gennaio

Attacco: tra i 60 milioni di Kalinic e André Silva, vince…Cutrone

Così, se quel numero 10 sulle spalle di Calhanoglu ha spesso evocato la nostalgia de tifosi rossoneri “orfani” di Rui Costa e altri fantasisti di primo piano passati nel terzo millennio su sponda Milan, anche il 7 vestito da Nikola Kalinic avrà evocato in più di qualcuno il doveroso paragone con Shevchenko. L’attaccante prelevato in estate dalla Fiorentina in prestito oneroso (5 milioni) con obbligo di riscatto a 20 milioni, dopo che la società aveva cercato top players come Aubameyang e Cavani,  sin qui sta vivendo la sua peggiore stagione “italiana”. La miseria di 4 reti in campionato,  messe a segno contro Udinese, Chievo e Benevento, fa la somma con i dati statistici: tira in porta meno di una volta a partita, fa calciare i compagni (1,6 conclusioni a partita) ma nel 4-3-3 modellato da Montella prima e Gattuso poi, oggi è la triste controfigura di un centravanti, e l’uscita dal campo a testa bassa al “Bentegodi” è il ritratto della sua prima parte di stagione.

Chi invece segna, ma solo in Europa League, è il portoghese André Silva, pagato quasi 40 milioni: 6 gol nel gruppo, 2 nei preliminari e ancora a secco in Serie A. Dottor Jekyll e mister Hyde, invitato a studiare “alla Inzaghi” da Montella e a crescere tatticamente da Gattuso.

Per informazioni potrebbero rivolgersi a Fabio Borini, arrivato al Milan da esterno offensivo e oggi alternativa tra i terzini: laddove non può la classe, prova ad arrivarci con i muscoli. L’implosione dell’attacco, almeno, ha permesso di scoprire Patrick Cutrone: 20 anni a gennaio e 8 reti stagionali (3 in serie A), è la bella sorpresa. Una delle poche di questo Milan che non ingrana. E non è stato pagato neanche un euro.

Il pomo della discordia

Nell’elenco degli acquisti abbiamo escluso Antonio Donnarumma. Una scelta dettata dal fatto che Donnarumma sr., ritornato in rossonero in estate al termine di una “chiacchierata” trattativa, da molti collegata al rinnovo del contratto di Antonio, non ha ancora esordito in partite ufficiali. Eppure, tra i tanti volti forse è quello più rappresentativo nella campagna di rafforzamento 2017/2018. Già, perché la domanda che i tifosi si ponevano al suo arrivo (“Siamo sicuri che possa essere utile?”) oggi è la stessa che viene rivolta a più di qualche interprete in rosa. Da dieci a zero. Sotto l’albero di Natale il Milan confida di trovare una svolta, decisa. Senza dover attendere il capodanno…cinese, che nel 2018 si festeggia il 16 febbraio. Potrebbe essere troppo tardi.

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