Alla sosta per le nazionali di un mese fa il Barcellona c’è arrivato col titolo di corazzata inaffondabile: primo posto in Liga con nove punti di vantaggio sull’Atlético Madrid e dieci sul Real Madrid, cinque mesi e mezzo d’imbattibilità con trentanove risultati utili consecutivi e solo una partita in tutto il 2016 senza realizzare gol. Poi, come se la pausa avesse scaricato le batterie dei blaugrana, il mese di aprile è stato un crollo verticale inaspettato: tre KO in undici giorni, due di fila in Liga e il decisivo 2-0 in coppa al Vicente Calderón, hanno fatto suonare più di un campanello d’allarme in Catalogna, anche se c’è chi ha provato a dare le colpe a terzi, accusando per esempio Nicola Rizzoli di aver favorito l’Atlético col rigore negato al 90′ (ma di errori a favore ne ha avuti pure il Barça, perciò non è certo l’arbitro il problema). Può una stagione perfetta da agosto a marzo diventare fallimentare in poche settimane, pur avendo a disposizione i migliori campioni del mondo?

Luis Suárez e Lionel Messi in Atlético Madrid-Barcellona del 13 aprile.

CALO FISICO MA NON SOLO

È possibile trovare una spiegazione del calo del Barça tenendo conto solamente di un fattore? Probabilmente no, perché c’è stata una serie di situazioni che hanno girato male ai catalani nello stesso momento. Può darsi che società e giocatori, vedendo la sconfitta dell’Atlético Madrid sul campo dello Sporting Gijón ultimo il 19 marzo scorso, abbiano un po’ staccato la spina, ritenendo già decisa la Liga e abbordabile il derby nei quarti di Champions, visto che i colchoneros l’avrebbero dovuto affrontare con problemi in difesa. Effettivamente un po’ di sufficienza si è notata, soprattutto nel Clásico contro il Real Madrid, dove l’1-0 non è stato difeso e il definitivo 1-2 è arrivato appena dopo l’espulsione di Sergio Ramos, quando l’inerzia del match doveva essere tutta dalla parte di Luis Enrique e soci. La sconfitta contro i rivali di sempre può aver tolto le certezze costruite nel corso della stagione, e non avendo più la brillantezza fisica di qualche mese fa il ritorno agli standard abituali non è stato possibile nell’immediato, anche perché hanno sempre giocato gli stessi. Il fatto è che si tratta dei top…

Lionel Messi e Cristiano Ronaldo in Barcellona-Real Madrid.

MSN ALL’ASCIUTTO O QUASI

Da un mese Lionel Messi e Neymar non mettono a referto né un gol né un assist. Il trio d’attacco che nel 2015 da solo aveva messo a segno centotrentasette reti (contando anche Luis Suárez) ha perso di colpo parte della sua forza, e soltanto l’uruguayano ha timbrato il cartellino nel mese d’aprile, con la doppietta illusoria all’Atlético Madrid nell’andata dei quarti di Champions League. Il caso più particolare è quello della Pulga, a un gol dal traguardo delle cinquecento reti in carriera ma fermo al rigore alla Bolivia con la maglia dell’Argentina. Doveva farlo nel Clásico, invece si è fermato e da cinque partite non va a segno con il Barcellona, striscia più lunga da quando è diventato titolare fisso nel 2008. Il Barça si è scoperto improvvisamente fragile in attacco, perché le soluzioni alternative alla MSN sono state sottovalutate (in fondo solo quarantatré gol nel 2015 non sono stati segnati da loro tre) e il gioco di Luis Enrique, molto più verticale rispetto ai suoi predecessori, su tutti Pep Guardiola, si è basato quasi esclusivamente sulla finalizzazione delle punte. Ora che non segnano come si fa?

Luis Suárez esulta per il gol del momentaneo 1-1 in Barcellona-Atlético Madrid.

LE POSSIBILI SOLUZIONI

Sia chiaro: non si può fare un processo al Barcellona, che a prescindere da tutto resta una delle squadre più forti del mondo, se non la migliore in assoluto. Anche parlare di crisi è esagerato, perché chiunque può avere un momento di appannamento in una stagione da dieci mesi, però è evidente che questo calo sia arrivato nel mese decisivo. La Champions League è andata, il Barça non potrà diventare la prima squadra capace di vincere il trofeo per due anni di fila, ma Liga e Copa del Rey possono essere ancora conquistate e il vantaggio di tre punti (con gli scontri diretti a favore) può essere gestito, perché di fatto nelle ultime sei giornate non ci saranno scontri diretti con le big. C’è però una data da segnare in rosso: domenica 8 maggio, al Camp Nou arriva l’Espanyol per il derby. Nel 2007, con la stessa identica partita sempre alla penultima giornata, i concittadini strapparono il 2-2 a un minuto dalla fine, consentendo l’aggancio in testa da parte del Real Madrid che in contemporanea realizzò il pari a Saragozza e vinse il campionato per gli scontri diretti. A questo si affidano le due squadre della capitale.