Adesso inizia il bello. I quarti di finale di Copa América offrono spunti interessanti, con i padroni di casa che proveranno a confermarsi ai livelli del girone eliminatorio. Non sarà semplice: da un lato perché quando va tutto per il verso giusto, soprattutto se giochi in casa, il momento difficile arriva quando meno te l’aspetti. Dall’altro perché siamo sicuri che se i cileni avessero potuto scelto un ostacolo da evitare, avrebbero fatto il nome della squadra che più volte di tutte ha alzato la coppa. Un motivo ci sarà.

La manifestazione ha perso (ma si sapeva) la simpatica Giamaica, il deludente Messico, che inevitabilmente sente meno questo appuntamento, e soprattutto il Venezuela, per la delusione dei fan di tutto il mondo che non potranno più vedere le tifose della vinotinto spogliarsi. Lo spettacolo è comunque assicurato, sia fuori dal campo (le fan della altre nazionali non sono da meno, colombiane e boliviane in testa), sia in campo, dove però mancherà una delle stelle annunciate: Neymar, per il quale il Brasile ha rinunciato a presentare ricorso. Vedremo nel dettaglio degli accoppiamenti cosa c’è dietro questa mossa della Federazione verdeoro.

CILE-URUGUAY

Il Cile si sta comportando da padrone di casa macinando, come spesso accade, successi, entusiasmo e gol. Reti anche molto spettacolari come quella del Nino Maravilla Sanchez contro la Bolivia, di testa in tuffo di giustezza, o il pallonetto di Medel, sempre contro i boliviani. Proprio Medel sta attraversando un momento di grazia, tra standing ovation, proposte di tribune a lui intitolate e prestazioni maiuscole come centrale difensivo. A Milano osservano e prendono appunti, il Pitbull è in questo momento uno dei migliori giocatori della competizione.

L’Uruguay arriva ai quarti da ripescato, e non è la prima volta. A Montevideo sono abituati a non partire con i favori del pronostico, eppure a Santiago sanno benissimo che l’avversario è tutt’altro che agevole. Tre milioni di persone, due Mondiali e 15 Coppe America bastano a tenera altissima la tensione. “Los afuera sono de palo” (“Quelli fuori non contano”) è la famosa frase che proferì Obdulio Varela, leggendario capitano dell’Uruguay che battè il Brasile nel 1950, nella partita più famosa della storia del fùtbol, il Maracanazo. Perché la Celeste dovrebbe temere il Cile? Se il pronostico verrà rispettato, i padroni di casa avranno la strada in discesa verso la finale.

BOLIVIA-PERÙ

Vittime sacrificali, eppure una delle due arriverà in semifinale a provare lo scherzetto ai padroni di casa, oppure ai quindici volte campioni dell’Uruguay. Due stati confinanti, per certi versi molto simili, con bellezze comuni come il Lago Titicaca, uno dei posti più suggestivi del mondo. Di certo meno suggestiva la sfida tecnica tra le due squadre e difficilmente ci sarà modo per confondere il Titicaca con il Tiqui Taca, visto che le due squadre sembrano preferire l’europeo palla lunga e pedalare. Bolivia e Perù sono due squadra abituate all’altura, solo che giocheranno a Temuco, in pianura, motivo per il quale anche il tasso agonistico potrebbe non essere all’altezza di un quarto di finale di Copa América.

La Bolivia viene dalla sonora sconfitta con il Cile, uno 0 a 5 dove si è visto di tutto, compreso un autogol a dir poco grottesco. Il portier Quinonez ha scritto addirittura Buffon sui guanti, ma sembra ricordare poco il capitano della nostra Nazionale. Meglio il Perù, che ha dimostrato di avere una difesa molto solida e nelle precedenti edizioni della Coppa non ha certo sfigurato. Bene, anzi benissimo, il giovane Cristian Cueva, sempre più rivelazione di questa Coppa América.

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ARGENTINA-COLOMBIA

L’Argentina è la seconda squadra ad aver vinto più trofei, tra tutte le partecipanti alla Copa América. Nonostante questo, l’Albiceleste non solleva una coppa dal 1993. Con una ricorrenza che gli argentini non possono ignorare: l’ultima Coppa disputata in Cile fu nel 1991 e venne vinta proprio dall’Albiceleste, un anno dopo la sconfitta nella finale dei Mondiali contro la Germania. Scaramanzia a parte, la partita sarà equilibratissima, anche se può spostare tutto una probabile squalifica del colombiano James Rodríguez per una proditoria gomitata registrata dalla prova Tv.

Finora l’Argentina ha fatto il suo senza strafare: il meglio deve ancora venire, se verrà

Un classico per un’intera generazione di fenomeni che non ha mai vinto niente. La Colombia è matura per rovesciare il pronostico, ma finora è stata una delusione. Con le piccole, perché il successo contro il Brasile fa intendere che a grandi livelli la squadra c’è, che Cuadrado deve ancora esplodere e che Murillo è un difensore più che affidabile. Detto questo, i cafeteros sono passati come terzi in graduatoria. Inevitabile pensare che sia l’Argentina la vera favorita. Non solo per la legge dei grandi numeri, secondo cui prima o poi torneranno ad alzare un trofeo.

BRASILE-PARAGUAY

Una semifinale tra Argentina e Brasile bisogna meritarsela. Nulla è scontato, soprattutto se non hai più Neymar. La Federazione brasiliana ha infatti deciso che non presenterà ricorso e Dunga potrà rispolverare il redivivo Robinho per cercare di arrivare in semifinale con i suoi fedelissimi. Se Atene piange (e qui piangono in tanti, dall’Uruguay alla Colombia), Sparta non ride. E il Brasile deve ricostruire la fiducia di un popolo interno dopo il Mondiale casalingo.

Robinho rimanda a Dunga: era nella Nazionale che ha vinto la Coppa America nel 2007 e la Confederations prima di finire ai margini. Firmino è l’uomo nuovo, 24 anni ed abituato ad un calcio pragmatico come quello europeo. O come quello del Paraguay, se volete. Avversario che finora ha marciato a fari spenti ma che è molto molto scorbutico, guidato da un argentino, Ramon Diaz, che venderebbe cara la pelle pur di battere il Brasile e trovare la sua Albiceleste in semifinale. Nonostante questo i verdeoro sono i favoriti del pronostico.

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