Con Argentina-Bolivia 3-0 si è chiusa la prima fase di Copa América Centenario, da stanotte (ore 3.30) si riparte con il primo quarto di finale fra gli Stati Uniti padroni di casa e l’Ecuador. Non sono mancate le sorprese, visto che due pezzi grossissimi del calibro di Brasile e Uruguay hanno già preso l’aereo per tornare a casa, e la Seleção (alla pari del Paraguay) ha annunciato il cambio della guida tecnica. Delle sedici nazionali partecipanti ne sono rimaste otto, che da adesso si sfideranno per coronare il campione dell’edizione che festeggia il centenario sia del torneo sia della CONMEBOL: per arrivare preparati alla fase a eliminazione diretta ecco i giudizi su quanto visto nella fase a gironi.

Il Messico festeggia uno dei tre gol contro l'Uruguay.

PROMOSSE

Come gioco espresso il nome che spicca su tutti è quello del Messico, squadra che ha mostrato di avere le carte in regola per vincere il trofeo. Due vittorie e un pareggio per El Tri, che ha convinto soprattutto contro Uruguay (pur vincendo alla fine) e Giamaica, mentre col Venezuela ha ripreso il primo posto grazie a una magia di Jesús Manuel Corona, uno dei grandi giocatori a disposizione di Juan Carlos Osorio assieme a Héctor Herrera, Miguel Layún e (anche se ancora leggermente in ombra) Javier Hernández. Nei messicani c’è ancora qualcosa da registrare, tipo il portiere (una gara a testa per tutti e tre), ma contro il Cile il ruolo di favorito è d’obbligo e non mancano i ricambi a gara in corso, su tutti Hirving Lozano.

L’Argentina è l’unica che ha fatto punteggio pieno: nove punti e dieci gol segnati per la Selección pur potendo contare su Lionel Messi a mezzo servizio (ma è bastato per una tripletta contro Panama in mezz’ora), Ángel Di María di nuovo infortunato e Gonzalo Higuaín ancora a secco, ma il rendimento dei vari Éver Banega e Javier Mascherano è stato molto alto e l’impressione è che, dopo tante finali perse, quest’anno possa finire il digiuno che dura dal 1993.

Promosse con un minimo di riserva le due qualificate dal Gruppo A: gli Stati Uniti padroni di casa sono partiti male battuti dalla Colombia ma poi si sono ripresi guidati dal solito leader Clint Dempsey; i Cafeteros invece hanno buttato via il primo posto perdendo 2-3 contro la Costa Rica già eliminata ma avevano fatto vedere le migliori cose nella prima parte, soprattutto grazie al genio di James Rodríguez e ai gol milanisti di Cristián Zapata e Carlos Bacca.

Bene anche l’Ecuador, che si basa su una manovra tutta in velocità con gli esterni Jefferson Montero e Luis Antonio Valencia che innescano le punte Miller Bolaños ed Enner Valencia, infine il Venezuela, andato ben oltre le aspettative: niente stelle per la Vinotinto ma una difesa insuperabile con i titolari Wilker Ángel e Oswaldo Vizcarrondo (l’unico gol subito è arrivato a dieci minuti dalla fine e con le riserve in campo), Alejandro Guerra sulla fascia ha fatto grandi cose e in avanti José Salomón Rondón si è confermato spietato in area eliminando l’Uruguay. Pochi gol e tanto sacrificio, ma ora c’è l’Argentina.

Errore di Claudio Bravo in Cile-Panama.

RIMANDATE

I campioni in carica del Cile vanno avanti ma non convincono del tutto. Il brutto esordio contro l’Argentina è stato parzialmente riscattato contro la Bolivia, ma è servito il 100′ di gioco per trovare il 2-1 con un rigore regalato dall’arbitro, una sorta di compensazione diciotto anni dopo per la mano cercatissima di Roberto Baggio ai Mondiali del 1998 (la dinamica del “fallo” è incredibilmente uguale). Contro Panama sono arrivati quattro gol ma ancora critiche soprattutto per gli errori di Claudio Bravo, colpevole in entrambe le reti subite e non certo perfetto nelle altre due partite, in più si nota che nel gioco di Juan Antonio Pizzi manca un uomo chiave, com’era Jorge Valdivia nelle precedenti versioni della Roja. Si salvano invece Arturo Vidal ed Eduardo Vargas, mentre Alexis Sánchez si è ripreso all’ultimo con una doppietta.

Ha vinto il girone il Perù, non tanto per il gioco espresso (spesso rivedibile) quanto per i risultati: Ricardo Gareca, partito fra tante polemiche per aver lasciato a casa tanti big, ha puntato sulla solidità e la Blanquirroja, senza entusiasmare, ha fatto fuori il Brasile (di mano) e con l’Ecuador Christian Cueva ha segnato uno dei gol più belli della prima fase, stile Dennis Bergkamp al Newcastle nel 2002. L’impressione, però, è che la squadra non sia così solida, come dimostrano i rischi patiti contro Haiti, la rimonta da 0-2 a 2-2 con la Tricolor e il primo tempo col Brasile. Fuori invece Panama, ma comunque può essere soddisfatta dell’esordio vincente contro la Bolivia e dei due gol rifilati al Cile.

Cavani dopo un gol fallito in Uruguay-Venezuela.

BOCCIATE

Un disastro annunciato. Non si può definire altrimenti l’ennesimo crollo del Brasile, squadra in crisi d’identità distrutta da una federazione incompetente e da un’infinità di scelte sbagliate mai corrette dal 2010 a oggi. Vero, la Seleção è uscita per un evidente errore arbitrale, ma era già stata graziata contro l’Ecuador (autogol di Alisson annullato perché il pallone era uscito, cosa non vera) e nel primo tempo col Perù (rigore negato), quindi le colpe vanno date a un movimento che da anni si è fermato e continua a scavare il fondo del barile. Carlos Dunga paga per tutti, al suo posto arriva con due anni di ritardo Tite e dovrà ripartire da zero, perché a zero sta il calcio brasiliano in questo momento, con il Brasileirão ai minimi storici e i (pochi) giovani talenti saccheggiati dai fondi d’investimento, che li portano a scelte sbagliate per la loro carriera arrestandone la crescita. Anche Gabigol e Lucas Lima, due dei pochi a salvarsi nella disastrosa spedizione verdeoro, sono sotto Doyen quindi il futuro non sembra roseo e il solo Neymar non può bastare per rimettere in sesto una squadra obbligata a vincere l’oro alle Olimpiadi, ma proprio per questo a rischio di un’altra grossa figuraccia.

Non se la passa meglio l’Uruguay: i segnali che il grande ciclo vincente charrúa 2010-2015 sia arrivato alla fine sono tanti e il Maestro Óscar Washington Tabárez per una volta sembra avere sbagliato strategia, non inserendo nuova linfa a un gruppo stremato da tanti anni di ottimi risultati e continuando con gli stessi uomini di sempre che hanno tradito, su tutti Edinson Cavani disastroso contro Messico e Venezuela. Anche la Celeste ha un minimo alibi, rappresentato dalla casella zero dei minuti giocati da Luis Suárez (clamoroso l’errore nella distinta contro il Venezuela, quando sarebbe dovuto entrare), ma fin dalla prima partita non c’è stata la sensazione che quest’Uruguay potesse andare fino in fondo, anche se è chiaro che doveva e poteva fare molto di più.

Fra le altre bocciate non destano sorprese le eliminazioni di Costa Rica (soprattutto dopo l’infortunio di Keylor Navas), Giamaica (tre partite perse e zero gol fatti), Haiti e Bolivia (nazionale in subbuglio e destinata a fallire da prima che iniziasse il torneo); un po’ più clamore ha suscitato il flop del Paraguay, con Ramón Díaz che ha rassegnato le dimissioni dopo il KO con gli Stati Uniti. All’Albirroja è mancato Ortigoza e nessuno si è preso la squadra sulle spalle, vero che il gruppo era tosto ma ci si aspettava molto di più.

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