Niente Mondiali ed Europei significa estate tranquilla? Ovviamente no, perché quest’anno il grande calcio si sposta in Cile, dove fino al 4 luglio si svolgerà la Copa América (qui il calendario completo). Come poche altre volte nella storia quasi centenaria della manifestazione (la prima edizione si giocò nel 1916 e l’anno prossimo dovrebbe esserci un torneo celebrativo negli Stati Uniti, messo però in dubbio dal noto scandalo FIFA) il divario tra il calcio europeo e il fútbol sudamericano sembra pendere dalla parte di quest’ultimo, per la presenza di una folta serie di grandi campioni che renderà il torneo entusiasmante nonostante la mancanza di alcuni pezzi da novanta, come Luis Suárez protagonista assoluto nel 2011 in Argentina e ancora squalificato per il morso a Chiellini.

LE FAVORITE

L’Argentina si presenta da finalista dei Mondiali ed è abbastanza affamata, perché non vince addirittura dal 1993 e nella scorsa edizione è stata superata dall’Uruguay nell’albo d’oro. Gerardo Martino, succeduto a Sabella dopo la finale del Maracanã, è stato scelto per far finire questo digiuno e lo farà puntando ovviamente tutto sul suo illustre concittadino, Leo Messi.

Dovrà fare di nuovo la voce grossa il Brasile, che nel 2011 è uscito col Paraguay sbagliando tutti i rigori e che ha l’onta dell’umiliante 1-7 contro la Germania da cancellare, in panchina è tornato Carlos Dunga e con lui si sono rivisti pure alcuni insospettabili, tipo Diego Tardelli e Robinho ripescati dal dimenticatoio: alla Seleção però mancano alcuni elementi chiave per infortunio (Oscar su tutti) e la rosa è molto diversa rispetto a quella dei Mondiali.

Da padrone di casa il Cile va di diritto nel lotto delle favorite pur non avendo ancora vinto il trofeo, e mai come quest’anno la Roja può definirsi tale: Jorge Sampaoli, allievo di Marcelo Bielsa, ha proseguito il lavoro del suo maestro e conta su un gruppo di valore caricato a mille dall’ambiente (occhio all’inno cileno), cosa che potrebbe essere un vantaggio assieme al girone piuttosto abbordabile. Potrebbe però essere l’anno buono per la Colombia, se non altro per consacrare la generazione attuale, che per ora in nazionale non ha vinto nulla e avrà poche altre occasioni per riprovarci.

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LE POSSIBILI SORPRESE

Pur essendo campione in carica l’Uruguay si presenta in Cile un gradino sotto rispetto alle quattro grandi favorite, perché il ciclo strepitoso iniziato col quarto posto a Sudafrica 2010 è arrivato alla fine e i senatori che avevano guidato la Celeste in questi anni, Diego Forlán e Diego Lugano, hanno lasciato, mentre Luis Suárez è squalificato. Óscar Washington Tabárez ha avviato il ricambio generazionale e alcuni giovani molto interessanti avranno la loro prima chance da titolari, ma l’impressione è che manchi qualcosa.

Le semifinali del 2011 furono Uruguay-Perù e Paraguay-Venezuela: possibile un replay? Difficile, perché il Perù pur avendo un ottimo CT, l’argentino Ricardo Gareca, non sembra all’altezza, il Paraguay riparte da Ramón Díaz ma è reduce da un pessimo girone di qualificazione ai Mondiali del 2014 (ultimo con la Bolivia) e la Vinotinto deve ancora dimostrare di poter fare il salto di qualità, fin qui sempre fallito.

Delle altre formazioni in gara, detto che Bolivia e Giamaica appaiono come le più deboli per distacco, c’è grande interesse per vedere cosa saprà fare l’Ecuador, atteso dalla gara inaugurale col Cile: mancherà per infortunio Felipe Caicedo ma l’attacco resta il punto di forza della Tri, guidata da Gustavo Quinteros campione nazionale nel 2013 e nel 2014 con l’Emelec. È un’incognita totale invece il Messico, che a causa dell’imminente Gold Cup (la coppa della sua federazione) ha una rosa sperimentale senza i migliori: il pittoresco CT Miguel Herrera dovrà compiere un mezzo miracolo.

I GRANDI CAMPIONI

Il tridente da favola del Barcellona è stato diviso dalla squalifica di Suárez, ma gli altri due promettono spettacolo. Lionel Messi arriva all’appuntamento caricato dal Triplete col Barcellona e non a mezzo servizio come un anno fa, accanto a lui si rivede Carlos Tévez e l’attacco comprende pure Sergio Agüero e Gonzalo Higuaín: difficile trovare di meglio, e dietro c’è il Jefecito Javier Mascherano.

Il Brasile è costruito attorno a Neymar, stella assoluta dei verde-oro con Thiago Silva, entrambi assenti nel Mineiraço del 2014: non è un caso, se la Seleção vuole vincere servono loro due. La squadra che, con l’Argentina, vanta il maggior numero di stelle è la Colombia: Radamel Falcao cerca il riscatto dopo i Mondiali persi ed è certo del posto, poi ci sono i vari Carlos Bacca, Juan Guillermo Cuadrado, Jackson Martínez e James Rodríguez a completare un magnifico fronte offensivo.

Da non sottovalutare il Cile, che vuole ripercorrere le gesta di Salas e Zamorano con Arturo Vidal, Alexis Sánchez e uno degli ultimi veri numeri 10, il Mago Jorge Valdivia; infine, complice la mancanza di Forlán e Suárez, Edinson Cavani avrà finalmente quel ruolo di spicco al centro dell’attacco mai ottenuto con l’Uruguay, e dovrà dimostare di essere una macchina da gol anche in nazionale per tenere in alto la Celeste.

Lionel Messi e Neymar in azione durante una partita fra Argentina e Brasile.

I VOLTI NUOVI

Questi tornei servono anche per scoprire nuovi giocatori, famosi in Sud America ma ancora poco conosciuti in Europa e dunque acquistabili a prezzi contenuti anche da squadre non di primo piano. È già in una grande dal 2013 l’uruguayano José María Giménez, difensore classe 1995 che farà coppia centrale con Godín, compagno anche all’Atlético Madrid, ma nella Celeste sono da seguire il fantasista del Cruzeiro Giorgian De Arrascaeta e la punta Diego Rolán, reduce da un’annata positiva al Bordeaux.

Roberto Firmino ha fatto vedere grandi cose all’Hoffenheim e dovesse ripetersi col Brasile avrebbe la strada spianata verso una carriera luccicante, stesso discorso può valere per i cileni Charles Aránguiz (l’Udinese ce l’aveva in pugno, poi è finito all’Internacional) ed Eugenio Mena, ottimo terzino sinistro del Cruzeiro. Ha talento da vendere il messicano Marco Fabián, che nel 2011 fece due gol pazzeschi al Barcellona in amichevole e in Europa non c’è finito solo per un carattere rivedibile, simile a quello del colombiano Teófilo Gutiérrez, che quando è in giornata fa la differenza ma a volte dà fuori di testa.

Due affaroni si potrebbero fare dall’Ecuador: Fidel Martínez è noto come il Neymar ecuatoriano e l’accostamento non è blasfemo, ma il nome da segnare è dell’attaccante Miller Bolaños, sei gol in nove partite di Copa Libertadores con l’Emelec. Dal Paraguay occhio a Derlis González, in gol al Real Madrid col Basilea in Champions League.