Le partite vanno giocate e basta, non ho bisogno di replicare a Sarri. A me portano il calendario, guardo le partite e le giochiamo, punto.

Le parole sono di Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus. Il testo, probabilmente, è a firma dell’intera dirigenza bianconera. La musica è quella stridente, che suona quando tra le contendenti per la vetta della classifica c’è un solo punto. Storie di vetta, come quelle tra l’allenatore livornese e Maurizio Sarri. Eterni rivali, tra ironia pungente e voglia di vincere.

Il pomo della discordia

Lo ha dichiarato a chiare lettere Sarri al fischio finale di Atalanta-Napoli, partita decisa dal gol di Mertens, per una vittoria dal peso specifico elevato che ha consentito a Reina e compagni di restare in vetta alla classifica di serie A. Nasce tutto dal calendario, che nelle prossime 9 giornate di campionato vedrà di fatto la Juventus giocare sempre prima dei partenopei: un vantaggio competitivo non da poco, coincidente con la possibilità di mettere pressione su chi precede i bianconeri in classifica, che a Sarri non è andato affatto giù.

Si tratta di un errore mastodontico, fatto sicuramente in buonafede: però un minimo di dubbio sulle capacità di chi dovrebbe decidere queste cose mi viene.

I mezzi termini, lo sappiamo, non fanno parte del vocabolario dell’allenatore del Napoli. Non li ha usati in occasione dei contrasti con il suo presidente, figurarsi se poteva farlo quando c’era da porre in evidenza uno sfavore, o presunto tale. Una strategia chiara: murare la squadra in una trincea fatta di silenzi, polemiche proiettate all’esterno e fari puntati sull’avversario, in nome di un obiettivo da raggiungere. Lo scudetto.

L’effetto Europa

Alle accuse piccate di Sarri, aveva replicato il burocratese della Lega di Serie A. Numeri, dati e statistiche sciorinate per legittimare le scelte operate in sede di composizione del calendario e allontanare ogni barlume di faziosità dalle stanze del potere.

È del tutto alla pari la turnazione prima/dopo tra Juventus e Napoli, visto che proprio gli azzurri arrivano da 5 giornate consecutive in cui sono scesi in campo prima della Juventus.

Ciò che Sarri ha probabilmente dimenticato,  complici anche i marosi dell’immediato post-partita, è l’effetto Europa. Mentre il Napoli ha salutato la Champions League prendendo l’uscita secondaria dell’Europa League, la Juventus disputa ancora la massima coppa continentale per club. Contrasto letale, almeno per il calendario. Chi gioca in Champions e in Coppa Italia (competizione dalla quale il Napoli è stato eliminato), infatti, solitamente è soggetto all’anticipo, mentre posticipo fa spesso rima con Europa League. Di qui il cocktail di combinazioni che non è andato giù all’allenatore azzurro.

Napoli svelata

Analizzando il calendario, in effetti,  si scopre che al netto delle prime due giornate di agosto, quando la programmazione serale estiva è sempre “ballerina”, il Napoli ha giocato prima della Juventus 14 volte su 19. Più del doppio. Una media della quale l’allenatore non sembra aver tenuto conto. Allora, quella di “Don Maurizio”, che a Napoli per tutti è un riferimento e sta facendo del Sarrismo uno stile di vita oltre che di bel gioco, potrebbe essere una polemica strumentale? Un tentativo di lottare, oltre che con la tecnica, anche con i nervi, contro gli avversari, sulla solfa di un maestro della comunicazione in panchina come José Mourinho? L’idea appare tutt’altro che balzana. Pochi mesi fa, lo stesso Sarri si era lamentato dell’esatto contrario: ovvero, del fatto che la sfida scudetto tra Napoli e Juventus edizione 2016/2017 si sarebbe giocata con diverse gare con il risultato dei partenopei già acquisito.

Stop agli alibi

Probabilmente, per chi ha totalizzato 168 punti nei precedenti due campionati, arrendendosi solo a una Juventus capace di lasciare per strada appena 46 punti sui 228 a disposizione,  la strategia dell’accerchiamento è una scelta ben precisa. Sarri concentra su di sé le attenzioni mediatiche, libera la squadra – oggettivamente meno “profonda” quanto a rosa rispetto ai bianconeri, ma certo non inferiore negli 11 titolari – dalla pressione e tenta di logorare lentamente con la dialettica la mente dell’avversario. Di una cosa siamo certi: chi non ama il logorio del pallone moderno preferisce il maestro di calcio quando dirige l’orchestra del Napoli piuttosto che quando sviolina la Lega. Prosit.

SIMILAR ARTICLES

0 426

NO COMMENTS

Leave a Reply