Rieccoli: uno contro l’altro. Antonio Conte e José Mourinho animano, a parole, un campionato inglese che sul campo pare aver già decretato chi vincerà il titolo: il Manchester City. Lui, l’italiano che ha rifatto grande la Juventus, e il portoghese che ha portato l’Inter al Triplete, danno titoli ai tabloid inglesi (che non ne avrebbero bisogno, in realtà). Lo dicevamo all’inizio della stagione: ci divertiremo in conferenza stampa. Pensavamo a un Mou contro Pep (Guardiola), ma il secondo guarda tutti dall’alto (in tutti i sensi), e allora lo Special One prende a bersaglio Antonio da Lecce, che invece in classifica sgomita con lui per la seconda posizione.

Inizia proprio Josè. Non fa nomi, ma parla di clown che si agitano in panchina, riferendosi al tarantolato Conte: “Io non ho bisogno di fare il clown per dimostrare il mio attaccamento al Manchester United” la sentenza di Mourinho. Del resto, l’anno passato, il Chelsea ne fece quattro allo United e Mou, a partita in corso, si avvicinò all’italiano chiedendogli di ricomporsi, che non c’era bisogno di esultare in modo così sfrenato per il quarto gol. Insomma, Josè non fa nomi, ma fa feriti.

Ecco allora la conferenza stampa di Conte che, nella dialettica, rivaleggia con il portoghese. In italiano, il nostro spiega ai giornalisti inglesi che Mourinho forse soffre di “demenza senile”, ossia, non ricorda la sue esultanze smodate nel passato. Apriti cielo: il tecnico di Manchester non accetta e rilancia: “Io di errori ne ho fatti e ne farò ancora di sicuro, però non sono mai stato squalificato per calcioscommesse. Che poi, Conte, in realtà è stato sospeso per omessa denuncia, cosa diversa dalle scommesse proibite. Ma tant’è.

Voi direte che basta così. Anche perché in Inghilterra, contrariamente all’Italia, si continua a giocare, e dunque ci sarebbe da sviscerare l’eliminazione dell’Arsenal in Fa Cup a opera del Nottingham Forest. Niente da fare. Conte replica nuovamente, la stampa prende nota: “Quando offendi la persona e non conosci la verità sei un piccolo uomo. Forse lui è un piccolo uomo nel passato, nel presente e nel futuro”.

Siamo partiti dal modo di esultare, siamo arrivati alle frasi dritte e dirette alle persone. Escalation da prime pagine, l’eco arriva pure in Italia, Paese dalla polemica molto più facile di così. Chissà al Chelsea cosa ne pensano, però: il loro ex Special One che attacca Conte, dunque anche i Blues, che ormai hanno adottato il tecnico fumantino nostrano.

In questo tirar di sciabola e di spada – poco di fioretto – mancano un paio di cose: le scuse di Conte a chi soffre veramente di demenza senile, ma anche un accenno alle accuse e alla condanna del presidente del Porto per corruzione. Proprio quel Porto che è stato il trampolino di lancio per lo Special One, quel Porto che è salito sul tetto d’Europa con Mou in panchina. Dall’altra parte, è lecito pensare che a José non vada giù che qualcuno possa vincere con il Chelsea (e Conte ha conquistato la Premier League al primo colpo), oscurandone la fama immortale.

Il 24 febbraio, intanto, United e Chelsea si affronteranno davvero. Sul campo. Non prendete impegni per quella data. O anche prima visto che, da buon italiano focoso, Conte ha proposto di risolvere la cosa a due. Senza microfoni e giornali vicino. Non sappiamo se a scazzottate, a ricordi di sconfitte altrui, magari a calcio uno contro l’altro (Mou, in questo caso, sarebbe probabilmente spacciato).

Resta una cosa che nessuno dei due contendenti probabilmente potrà cambiare: la classifica. Guardiola se n’è andato, non si iscrive all’arena che Mou ha voluto aprire, a uso e consumo di giornalisti, tifosi e squadra. Se solo fosse stato più vicino Pep, il suo eterno avversario avrebbe provato a tirarlo dentro per i capelli (diciamo così).

Mourinho ama fare la guerra con le parole. E qualcuno potrebbe obiettare che questo è il suo più grande pregio, non come schiera la squadra in campo. Conte ha ricordato anche questo, disegnando il portoghese come un bullo falso: “Mi ricordo quando offese Ranieri per il suo inglese. Poi quando fu esonerato, indossò la sua maglia. È un falso”. E prima ancora c’erano stati Benitez e Wenger. Sennò non si diverte, Mou. E Conte, probabilmente, è caduto anche lui nella rete. Però, diciamolo, senza questi due la Premier League sarebbe veramente noiosa.

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