Da un lato una tifoseria che chiede l’addio del presidente e sostiene il proprio allenatore a suon di hashtag, dall’altro una proprietà che dopo anni complicati si gode la meglio gioventù, spesso e volentieri pescata nei mercati dell’Est. Genova a due volti, non più con “quella faccia un po’ così” che cantava Paolo Conte: nel calcio funziona così. Da una parte la sponda rossoblù, quella del Genoa che trema osservando una classifica che non è drammatica solo grazie alla tardiva rincorsa del Crotone, ma preoccupa. Di fronte una Sampdoria che guarda i rivali dall’alto e si gode un progetto che dopo anni di tentativi, cambi di rotta e correzioni in corsa oggi mostra il suo profilo migliore.

Ivan Juric, di nuovo sulla panchina del Genoa

La paura che ci fa quel mare scuro

Allora, forse serve proprio Paolo Conte per comprendere vizi e virtù del capoluogo ligure, quando si tratta di parlare di calcio. O almeno, potrebbe bastare per raccontarlo: già, perché non è un caso se il Genoa oggi si trova invischiato nelle sabbie mobili della zona-retrocessione, con un solo punto di vantaggio sull’Empoli e cinque sul Crotone, che oggi accompagnerebbe Palermo e Pescara in serie B. Gli addii invernali di Rincon, accasatosi alla Juventus, e di Pavoletti (direzione Napoli) sono stati solo gli ultimi di un lungo elenco. Tra i pali c’è Amelia, passato dal Ferraris prima di andare al Milan; in difesa sono partiti negli anni Criscito e Bocchetti, ammaliati dai rubli russi, Sokratis, oggi colonna del Borussia Dortmund, e Ranocchia, ad oggi il secondo trasferimento in uscita più costoso nella storia del Genoa dietro Milito.

A centrocampo ecco Thiago Motta, oggi al Psg, Boateng, uno dei tanti affari nati e cresciuti sull’asse che lega la Milano rossonera e la Genova rossoblù, Bertolacci e Iago Falque. Passando al reparto avanzato, ecco i pezzi da 90, come i milioni di euro più o meno incassati dalle cessioni di questi nomi celebri: Milito e Palacio (entrambi passati all’Inter), El Shaarawy (Milan), Destro, Toni, Immobile, Paloschi e Gilardino. Senza considerare Lavezzi, acquistato nel 2004, ma che mai è stato fatto esordire. Tre anni dopo a portarlo in Italia fu il Napoli.

Grandi talenti, raramente rimpiazzati adeguatamente e spesso partiti a metà stagione: un piano con i suoi inconvenienti, palesati in questi mesi. Così si è verificata una situazione complicata in cui Ivan Juric la scorsa estate, al momento di salutare un Crotone in festa per riabbracciare il suo Genoa, non ipotizzava nemmeno di trovarsi.

Preziosi, patron del Genoa

E abbiamo il sole in piazza rare volte

Eppure, nel girone di andata il Grifone sembrava veleggiare verso la parte sinistra della classifica. È sufficiente riavvolgere il nastro e tornare al 27 novembre 2016: 3-1 alla Juventus al Ferraris, con la Vecchia Signora dilaniata da un tritacarne di muscoli e tattica. E tutti a salutare il messianico Juric e Giovanni Simeone, autore di una doppietta che sembrava poterlo rivelare al calcio italiano: poi una metamorfosi senza fine, spiegata dai numeri.

Al giro di boa, il Genoa era tredicesimo con 23 punti (14 in più rispetto al Crotone diciottesimo), mentre nella seconda parte del campionato sono stati racimolati appena 7 punti. Solo il Pescara ha fatto peggio: ironia della sorte, la squadra che il 19 febbraio, infliggendo un 5-0 senza riserve all’Adriatico al Genoa, aveva portato al cambio di allenatore, con l’arrivo di Andrea Mandorlini in panchina. Scelta rigettata dopo meno di due mesi, con il Juric-bis. Fino allo psicodramma sportivo affrontato domenica scorsa contro il Chievo: primo tempo chiuso in vantaggio e con un rigore sbagliato (da Simeone) all’attivo, ripresa densa di timori e ospiti a segno due volte, con Bastien e Birsa. Per un ko inspiegabile, a sentire l’allenatore croato quasi in lacrime:
“Da allenatore non me la spiego. Non cerchiamo scuse: ho paura della B, il calcio è così”.
A fissare dei paletti e indicare la via per uscire dalla crisi ci ha pensato il presidente Enrico Preziosi. La decisione presa è quella di un ritiro fiume: da domani sino a domenica 14 maggio quando il Genoa giocherà a Palermo. E indietro non si torna, ha assicurato il patron.

Ora potete salutare le vostre famiglie perché per due settimane lavoreremo e basta.

Muriel decisivo nel derby

Un po’ randagi ci sentiamo noi

Se a Pegli, quartier generale del Genoa, cercano di uscire dalla crisi, a Bogliasco, sede degli allenamenti della Sampdoria, questa parola è ormai chiusa nel dimenticatoio. Merito del vento dell’Est: è di lì che arrivano alcuni dei talenti più in vista tra quelli allenati da Marco Giampaolo.

Da Schick, valutato oggi 25 milioni di euro e appetito dalle Grandi d’Europa, passando per Skriniar, Linetty, con puntatina in Belgio per Praet e correzione invernale con Bereszynski. Un manipolo di soldati talentuosi, tutti Under 25, che uniti a Torreira, prelevato già durante la scorsa stagione dal Pescara e lasciato crescere in riva all’Adriatico, oggi compongono la spina dorsale di una delle squadre più giovani del calcio italiano, corroborata anche dai risultati: decimo posto in cassa, salvezza registrata con largo anticipo e un buon ruolino di marcia nel girone di ritorno.

Merito di un 4-3-1-2 fluido, che Giampaolo ha impostato ricalcando i canoni di Empoli, ereditati da Maurizio Sarri: impostazione che parte dai centrali difensivi, interni di centrocampo a trazione anteriore, punte molto vicine e un play basso che tocca centinaia di palloni a partita. Senza dimenticare picchi di esperienza garantiti da Viviano, Silvestre, Regini, Barreto, Muriel e Quagliarella.

Massimo Ferrero, presidente Sampdoria

Genova, ha i giorni tutti uguali

Non più. Almeno su sponda blucerchiata. Almeno da quando alla proprietà c’è Massimo Ferrero (decaduto dalla carica presidenziale per gli effetti del caso Livingston). La sensazione è che, in questo periodo di vacatio legis alle spalle del trio Juventus-Roma-Napoli, per la Sampdoria sia tempo di decidere cosa fare da grande, approfittando magari del restyling orientale avviato dalle parti di Milano.

Dalla retrocessione in serie B, datata 2011, sono passati sotto i ponti un 14esimo posto, un 12esimo posto, una settima piazza e una salvezza conquistata con qualche turno di anticipo nella scorsa stagione. Giampaolo, intanto, sta già pensando al futuro e dividendo l’organico tra promossi, rimandati e bocciati. In entrata, i profili sondati sono giovani e stranieri: da Borne Sosa, terzino classe ’98 della Dinamo Zagabria, ad alcuni prospetti argentini. Di certo, si riparte da un dato: tra tutte le squadre dei cinque maggiori campionati europei, la Sampdoria oggi è 35esima per età media più bassa. Risultato non di secondo piano, andando oltre il primato senza discussioni di Germania e Francia, le cui squadre occupano ben 8 delle prime 10 posizioni.

In attesa di cogliere indicazioni dalla classifica finale, nel futuro in comune Genoa e Samp sono da mesi al lavoro per regalare all’impianto di Marassi un volto nuovo, per le tribune quasi un puzzle ispirato al Westfalenstadion, lo stadio del Borussia Dortmund, per i distinti ad Anfield Road, impianto che ospita le partite del Liverpool, e per gli sky-box al Franchi di Firenze. Genova per noi. Ma anche per tutti gli altri.

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