C’è nervosismo nell’aria. E non si tratta di polemiche futili, perché in fondo i giocatori che vanno in panchina sono quelli che creano meno problemi. Prendete Icardi: non una parola fuori posto. Nemmeno una smorfia o un segnale di insofferenza in panchina. Solo la voglia di spaccare il mondo, appena entrato. E invece per poco non rompe il palo alla sinistra di Donnarumma, sotto la Sud. Ci sono momenti in cui il pallone non vuole entrare in porta e momenti nei quali un allenatore dovrebbe fare da pompiere, piuttosto che da incendiario.

Inter-Icardi-Insta-2

Mancini maturato dall’esperienza inglese, Mancini grande gestore di risorse, Mancini che si prende tutte le responsabilità. Eppure il Mister è nervoso. Prima se la prende (giustamente) con Sarri, poi con Damato, uscendo dal terreno di gioco mostra il dito medio ad alcuni tifosi, infine si scaglia contro Micaela Calcagno su Premium. E intanto le certezze si sgretolano, la squadra che non prendeva mai gol di testa, viene trafitta dalla pelata di Alex; la squadra che non perdeva mai, in tre giorni archivia due bastonate contro le rivali storiche. Tre a zero allo Stadium contro la Juventus; tre a zero a San Siro contro il Milan. Una settimana da incubo.

Ma cosa è successo da Natale in poi? In pochi hanno sottolineato la scelta di fare il richiamo della preparazione in Qatar, a Doha. Una decisione che ha portato 1 milione di euro nelle casse della società nerazzurra, ma che rischia di farne perdere 50, quelli della Champions (come giustamente sottolineato in un tweet dal super tifoso Michele Dalai, scrittore e ospite fisso del Processo del Lunedì). Eppure non è la prima volta che una preparazione invernale infelice rischia di far saltare il banco. Nella stagione 2001/2002 Hector Cuper, l’hombre vertical, portò i suoi a Palma di Mallorca, dove aveva allenato. Salvo perdere punti e posizioni a gennaio, e lo scudetto a maggio, in quell’ormai epico 5 maggio.

Mancini non ha opposto nessuna resistenza a questa scelta: eppure allenarsi a 30/35 gradi per poi tornare a giocare su campi ghiacciati (l’Inter, tra l’altro è la squadra che ha giocato più volte di sera) non deve essere stata proprio un’intuizione geniale. Così come non lo è stata quella della Roma di effettuare il raduno estivo negli States per poi ritrovarsi ad annaspare ancora prima di Natale (quella giallorossa è la squadra che corre meno, in campionato). Il tema è più attuale che mai, i ritiri e i raduni dovrebbero servire a riprendere fiato e concentrazione, non si può barattare qualcosa di così importante con il marketing.

 ANSA/ LANCIA

L’Inter non era una squadra di fenomeni prima, non è una compagine di brocchi adesso. Intanto Mancini e i suoi hanno completamente buttato il mese di gennaio, gettando alle ortiche la possibilità di poter vincere lo scudetto, compromettendo di molto la qualificazione in Champions e salutando in anticipo la Coppa Italia. Se questo richiamo di preparazione darà i suoi frutti a lungo termine, è evidente che ciò avverrà quando i giochi saranno ormai compromessi. Che la dirigenza nerazzurra impari la lezione, prima di dare la croce addosso a Mancini, o prima che quest’ultimo scarichi la responsabilità sugli errori sotto porta di Icardi. L’Inter si è sciolta come neve al sole. Anzi, come neve a Doha.

SIMILAR ARTICLES

0 171
Le coreografie di Lazio e Roma per il derby d'andata della Serie A 2014-2015.

0 72