Gene Gnocchi ha twittato così sabato scorso, dopo che Donnarumma, il giovanissimo portiere del Milan, ha salvato la squadra dalla sconfitta in casa contro l’Atalanta. Ironico, ma non poi così tanto. Perché se a 16 anni pari con quella naturalezza e difendi la porta di una delle squadre più importanti al mondo senza timore, hai tutto il futuro davanti. Abbiati, che proprio in questa settimana ha annunciato il ritiro a fine stagione, scrisse una storia altrettanto affascinante, ma molto diversa. Lui dovette sostituire Sebastiano Rossi, che colpì Bucchi e si fece squalificare per quattro giornate. Giornata dopo giornata iniziò a crescere, fino alla parata di Perugia, su Bucchi (ancora lui!), che valse al Milan un incredibile scudetto. Quello del ’99.

Donnarumma ha iniziato a parare fin da subito, ha evidenziato qualità tecniche fuori dal comune, ma soprattutto un feeling con i compagni della difesa (che non sono Maldini e Baresi) ai quali ha trasmesso certezze da veterano, scalzando uno come Diego Lopez che di certo non è l’ultimo arrivato. Negli ultimi trent’anni il portiere non è mai stato un grandissimo punto di forza del Milan, a parte la parentesi Dida, strepitoso, quasi marziano, nelle annate 2003-2004, ritornato essere umano nelle stagioni a seguire. Se parliamo di portieri italiani, è stato Abbiati l’unico ad essere arrivato in nazionale se si escludono le presenze sporadiche di Flavio Roma. Lo stesso Abbiati, stagione dello scudetto di Zaccheroni a parte (era così piccolo che lo chiamavano “mollichina di pane”), ha forse disputato la sua migliore annata alla Juventus, quando il Milan lo diede in prestito per farsi perdonare per aver privato i bianconeri di Buffon, per i successivi 5 mesi, a causa di uno scontro con Sheva in amichevole.

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Donnarumma può arrivare dove nessun portiere milanista è arrivato negli ultimi tre decenni: a difendere in pianta stabile i pali della nazionale. Non c’è riuscito nessun portiere del Milan di Sacchi (Galli e Pazzagli), né tantomeno il portiere di Fabio Capello, quel Sebastiano Rossi che, nonostante il primato di imbattibilità in campionato, non riuscì mai a conquistare la maglia azzurra. D’altronde un portiere del Milan non è titolare in nazionale dai tempi di Albertosi, e cioè praticamente dal 1970. Il piccolo grande portiere deve stare attento però a non farsi travolgere dalla notorietà come successo, ad esempio, a Curci (nessuno è profeta in patria) a Roma o Scuffett, che sembrava in procinto di difendere la porta dell’Atletico Madrid in Champions e invece ha conosciuto prima la panchina a Udine con Stramaccioni e adesso la serie B a Como. I numeri sembrano dalla parte di Donnarumma, ma attenzione.

Gc Milano 30/03/2013 - campionato di calcio serie A / Inter-Juventus / foto Giuseppe Celeste/Image Sport nella foto: Samir Handanovic

Sull’altra sponda dei Navigli sembra rinato Handanovic, dopo una stagione così così e tante incertezze. Si parlava di Barcellona ma in realtà era Mancini a non essere sicuro del portiere sloveno, bravissimo a parare i rigori, meno affidabile sui 90 minuti. La partita contro la Fiorentina, condita da un paio di papere sembrava dare ragione a chi di Handa non si fida. È da allora che non ha più sbagliato un colpo: se l’Inter ha vinto così tante partite per 1-0 lo deve in gran parte al suo portiere che sembra arrivato al culmine della propria maturazione.

All’Inter di portieri se ne intendono e il pubblico di San Siro è abituato a gente come Zenga (non è proprio la sua settimana, ma l’uomo ragno resta una colonna nerazzurra), Pagliuca, Peruzzi, Toldo e Julio Cesar. Oggi Handanovic sembra non soffrire nessun paragone con questi mostri sacri: guida la difesa, chiude la saracinesca e nel dubbio, quando gli passano il pallone indietro, ha imparato a spazzare il pallone fuori dal terreno di gioco.

Milano riparte da qui, da due portieri diversi: un giovanissimo in rampa di lancio e un esperto che vede le sue quotazioni in rialzo. Era da tempo che le porte di San Siro non si sentivano così protette. Come è strano, ritrovare due grandi portieri a Milano.

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